
Oramai inesorabilmente sulla via del ritorno , ci fermiamo a Salisbury, per visitare la grande cattedrale. La città viene fondata dagli abitanti di Old Sarum , che nel 1220 e si trasferiscono in questa nuova postazione, meno arida della collina fortificata di epoca romana.






La cattedrale viene costruita a forma di croce , simbolo importante della Cristianità ; i lavori iniziano nel 1220 e vengono completati nel 1258, in un’unica fase, in stile gotico “early english” : l’insieme è pertanto estremamente armonioso e coerente . Solo la guglia viene aggiunta nel XIV secolo ed è la più alta di Inghilterra (123 metri) . Vengono utilizzate 60.000 tonnellate di pietra, 2800 tonnellate di rovere, 420 tonnellate di piombo. Dal 1991 è la prima cattedrale inglese a istituire un coro completamente professionale di coriste.




Nel magnifico chiostro quadrato – ornato di sirene e draghi – svettano due alberi di cedro piantati oltre 150 anni per celebrare l’ascesa al trono della regina Vittoria. Nella Sala Capitolare (Chapter House) viene conservato uno dei quattro esemplari noti della Magna Carta , primo documento costitutivo della legislazione inglese concesso da Giovanni senza Terra nel 1215 : contiene l’Habeas Corpus, complesso di norme in base alle quali “nessun uomo libero può essere imprigionato o perseguito senza la garanzia di un equo processo davanti ai suoi pari ” e persino il monarca deve rispettare le leggi. Regolamenta anche i diritti del popolo inglese : in una sola pagina (su pelle di pecora) scritta in caratteri minuscoli ma ancora leggibilissimi, descrive principi di libertà e giustizia validi ancora oggi (regolamenta i pesi e le misure per il commercio, stabilisce le regole di diritto ereditario tutelando i soggetti più deboli, ad esempio le donne vedove e senza figli, che potevano essere facilmente depredate di ogni avere… ). La sala è bellissima : di forma ottagonale con volta a ventaglio da cui scende un elegante colonnato di marmo . Il fregio sopra gli archi illustra episodi dell’antico testamento (Genesi, Esodo, Torre di Babele …) .







La cattedrale è imponente, sia dall’esterno che all’interno . Contiene un uno dei più antichi orologi meccanici d’Europa (1382), tuttora funzionante, con un complesso meccanismo di funi e pesi che salgono fino al soffitto : non ha quadrante nè lancette ma indica l’ora esatta suonando una campana ogni ora, e indicava ai sacerdoti quando pregare e quando iniziare le funzioni religiose .










Nelle navate laterali sono appesi molti stendardi militari, per ricordare l’onore, lo spirito e il patrimonio dei reggimenti. Anche alcune vetrate ricordano gli abitanti di Salisbury che hanno prestato servizio durante la seconda guerra mondiale (soldati, aviatori, marinai, vigili del fuoco, guardia nazionale, protezione civile, le donne dei corpi militari) . Gli angeli hanno stendardi che dichiarano “libertà dalla paura, libertà dal bisogno, libertà di religione, libertà di parola”.







Gli stalli del coro in legno scuro sono completamente originale e bellissimi : sembrano raccontare una favola gotica animata da molti personaggi tutti diversi tra loro, animali fantastici e musici intagliati. Altrettanto incantevoli le vetrate, dai colori vividi, accesi dal sole che finalmente è tornato a splendere, all’improvviso. E al centro della navata principale una enorme fonte battesimale in cui si riflettono le maestose volte, progettata dallo scultore acquatico William Pye.

























Dormiamo in un parcheggio (gratuito per la sosta notturna) a Winchester ; al mattino si riempie velocemente e dobbiamo scappare in gran velocità per non rimanere bloccati . Proseguiamo il nostro cammino e ci dirigiamo verso Chawton, piccolo villaggio in cui il tempo si è davvero fermato al 1800 : piccoli cottage a graticcio con i tetti in paglia decorati da animali di varia foggia . Visitiamo Chawton House , la bella casa elisabettiana ereditata dal fratello Edward , dove Jane Austen ha vissuto gli ultimi 8 anni della sua vita, e dove ha scritto tutti e sei i suoi amati romanzi . Ci immergiamo completamente nell’atmosfera intima dei suoi libri. Nei vicini cottage hanno abitato persone che frequentavano regolarmente la scrittrice ed hanno ispirato alcuni personaggi dei suoi libri : nel Tatch cottage viveva miss. Benn che ha ispirato il personaggio di Miss Bates in Emma ed era presente alla lettura notturna di Orgoglio e Pregiudizio, appena pubblicato ; nell’Orchard cottage viveva Harriet, giovane ragazza che andava dalla sorella di Jane , Cassandra, per esercitarsi nella lettura ; il Malthouse cottage , dove si produceva birra che, quando era ormai stantia, era un ingrediente dell’inchiostro utilizzato da Jane per scrivere ; la fattoria, dove la famiglia Austen si riforniva di latte, mandando il domestico ed il cane Link, che portava il secchio in bocca ; la Chiesa di San Nicola dove Jane frequentava regolarmente le funzioni e dove il fratello Henry prestò servizio come curato.










































Jane è la sesta di sette fratelli, con i quali poteva giocare, divertirsi, leggere, recitare : appartiene ad una famiglia intelligente e creativa . Inizia presto a scrivere articoli, poesie, parodie dei romanzi che leggeva. Vive i suoi tumulti adolescenziali nei primi racconti che scrive tra gli 11 e i 17 anni, raccogliendoli in tre volumetti – Primo, Secondo e Terzo, come d’uso all’epoca – dedicandoli a suoi famigliari : le giovani protagoniste si mettono nei guai, rifiutando di comportarsi in modo decoroso, mangiano e bevono in eccesso, rubano, mentono, litigano e scappano con i fidanzati di altre ragazze . Cambia poi radicalmente il proprio stile ; a Chawton scrive su un piccolo tavolino in una nicchia tra il camino e la finestra, su piccoli foglietti (12 x 19 cm) ; il tavolino era anche leggero, cosicchè Jane poteva spostarlo a seconda della luce (l’unica illuminazione artificiale era quella delle candele). La pubblicazione delle sue novelle è all’inizio difficoltosa nonostante il pieno sostegno del padre, poi – a seguito del rapido successo di vendite e l’entusiasmo della critica – Jane purtroppo cede i diritti di pubblicazione a fronte del pagamento dell’opera. Un ricercatore della Banca d’Inghilterra – analizzando i contratti editoriali – ha stimato che Jane Austen abbia incassato nel corso della sua vita complessivamente 631 sterline (che si riducono a 575 dopo il pagamento delle tasse), equivalenti a poco più di 45.000 sterline odierne. Nei 210 anni trascorsi dalla sua pubblicazione il solo Orgoglio e pregiudizio ha venduto oltre 20 milioni di copie in tutto il mondo, ed è stato adattato per radio, teatro, televisione e cinema. Dopo la sua morte nel 1817 all’età di 41 anni, Jane Austen ha infatti sviluppato una straordinaria eredità emotiva : raggiunge tutte le generazioni, in tutto il mondo, che hanno trovato conforto e sollievo nella sua lettura, come i soldati nelle trincee della prima guerra mondiale, come Winston Churchill nel suo letto di malato. Ed in questa scia di affetto si colloca anche la famiglia Carpenter – che ha ristrutturato l’abitazione con estrema attenzione a preservarla – dedicandola al figlio Philip John caduto in battaglia sul lago Trasimeno durante la seconda guerra mondiale .
“Till this moment I never knew myself” (Fino a questo momento non mi sono mai conosciuta), è una citazione da Orgoglio e Pregiudizio che ha ispirato una installazione artistica di Clare Twomey per la casa di Jane Austen : gioca con le idee di autoriflessione, comprensione, conoscenza, consapevolezza, i modi in cui i lettori di Jane Austen leggono i suoi romanzi rispecchiandosi in essi, trovando se stessi. E’ composta di 60 specchi – sui quali è incisa questa frase con la calligrafia di Jane Austen – che creano un riflesso della casa, degli oggetti, dello spettatore e degli altri visitatori . “Quando visitiamo la casa di un autore…la stanza dove Jane Austen scrisse i suoi libri … è più di un luogo di lavoro passato, è un luogo di grandi parole, di intuizioni sull’essenza stessa della sensibilità umana, è un luogo di pellegrinaggio per molti . … si entra con la speranza di trovare un momento di riconoscimento del proprio viaggio …che le parole possano respirare nello spazio con noi… Perchè intraprendiamo tali viaggi : per ritrovarci riflessi negli spazi e nelle storie che ci riconoscono … La letteratura agisce da specchio, riflettendo le nostre vite, relazioni e lotte attraverso la lente dei personaggi…gli specchi diventano una metafora dell’atto stesso della lettura, un processo di scoperta e trasformazione di sè … Crea un dialogo tra passato e presente, tra autore e lettore, immaginazione e realtà . Ci invita a considerare come il mondo di Austen e il nostro siano intrecciati e come le sue parole continuino a guidarci nella ricerca di significato, connessione e di noi stessi”.
Ci dirigiamo a Brighton, dove perdiamo due ore alla ricerca – vana – di un parcheggio per la notte : i posti che conoscevamo (lungomare a fianco del Pier) sono invasi da strutture turistiche, terminate o in costruzione. Anche il campeggio, che non ha buoni collegamenti con il centro – non ci offre soluzione. Per cui decidiamo di prendere la litoranea e cercare un parcheggio vicino alla fermata di un bus che ci consenta di visitare la città : tutte le possibilità di sosta sono impedite ai camper con limitatori di altezza e dobbiamo arrivare fino a Seaford – dopo 20 km. all’inizio delle Seven Sister – per trovare un parcheggio dove ci fermiamo per la notte . Ci fermiamo per modo di dire : perchè soffia un vento fortissimo, che solleva onde fragorose e ci farà ballare tutta notte. Essendo proprio in riva al mare, consulto anche il bollettino delle onde anomale di Seaford, per verificare che non ci siano allerte particolari. Mentre noi non riusciamo neppure a fare una passeggiata, i gabbiani si divertono a cavalcare le raffiche e riescono a rimanere fermi o a fare planate ed evoluzioni rapidissime.












Il mattino dopo l’aria è limpidissima e la luce mutevole : gioca con i colori del mare e delle navi che passano in un caleidoscopio continuo. Andiamo a prendere il bus per Brighton e ci godiamo una bellissima corsa panoramica, dai posti al secondo piano.
Brighton è una città che si fa amare : è in corso il recupero complessivo di tutta l’area circostante il Brighton Pier. Fu lanciata da re Giorgio IV che – soppiantando Bath – la elesse a meta di svago, divertimento e cura (talassoterapia : bagni di mare) costruendo il Royal Pavillon , e gli è rimasta fedele : inglese quanto potè esserlo questo re, con una vocazione decadente. Oggi è la stazione balneare dei londinesi, ma anche residenza dei “brightonians” che lavorano nella capitale, studenti di belle arti o delle due università locali ; vanno poi aggiunti villeggianti, turisti e pensionati, oltre che una comunità new-hippy-cool-squatter (testimoniata dalla street art), oltre che una cospicua comunità gay . Brighton non ha castello nè cattedrale, ma un luna park sul lungo pontile, un enorme palazzo dei giochi reali, più di 400 ristoranti ( tra cui alcuni di Jamie Olivier) ed una lunga passeggiata sul lungomare ; oltre che uno sviluppo urbanistico ricco di edifici futuristici, boutique hotel con stanze bizzarre, una frenetica vita notturna. Dal Brighton Pier in mezzo al mare si possono vedere i resti di una struttura metallica : era una piattaforma dove Charlie Chaplin girava alcuni episodi delle sue comiche.
Noi abbiamo oramai i giorni contati e possiamo visitare unicamente il Royal Pavillon, il palazzo delle feste voluto dal principe del Galles – futuro Giorgio IV – come sua residenza, alla fine del 1700 : una disneyland ante litteram, incredibile stravaganza architettonica, miscuglio tra stile arabo, indiano, cinese e moghul . Gli interni offrono una concentrazione di arredi orientali finemente lavorati , nessuno dei quali è originale : arredi, sculture, ceramiche, corrimano in finto bambù di metallo, lanterne, tende, tappeti, fioriture , lampadari, uccelli, dragoni che spuntano da ogni dove, paraventi, parasoffitti decorati, tappezzerie, girasoli enormi, triofi … Tutto preso singolarmente è anche bello : vedendo tutto insieme l’effetto è decisamente ridondante e un poco stordente, too much. Le feste dovevano essere molto goderecce : la tavola era riccamente imbandita , i menù delle feste indicano oltre 300 portate tra cui i commensali potevano scegliere ( i vari piatti venivano serviti contemporaneamente e non in sequenza : 30 primi, poi 150 secondi, 40 dolci… ) ; una scala collegava l’appartamento privato del sovrano alla camera della sua amante . Fu proprio per questa fama di “luogo di perdizione” – ed anche per i costi esorbitanti di manutenzione – che la regina Vittoria, che pure vi aveva soggiornato prima di salire al trono , decise di abbandonare il Pavillon (non senza aver portato con sè i pezzi migliori), vendendolo alla comunità locale . Nel 1990 è stato completato un importante intervento di restauro conservativo (del costo di 10 milioni di sterline).
























































Salutiamo Brighton facendo un salto a vedere una delle prime opere di Bansky , una delle più caustiche : il bacio tra i due poliziotti (Kissing coppers, del 2004). L’immagine dell’omosessualità assume un significato di sberleffo nei confronti dell’autorità , ma è anche un invito a combattere l’omofobia e l’ipocrita negazione dell’omosessualità nel mondo militare. Quella che vediamo è comunque una copia su tela : l’ opera originale è stata venduta dal proprietario del pub ad una galleria newyorchese e battuto poi all’asta in Florida nel 2014 per 420.000 euro.
Un poco frastornati ci fermiamo a pranzo da Harry Ramsden’s dove ci rifocilliamo con il suo mitico fish and chips (un intero merluzzo).


Alla fine della giornata ci dirigiamo al farm-campsite scelto per la notte : Gabriel Fishery (non so dire esattamente dove). Il proprietario – gentilissimo – esce di casa e riapre la reception per accoglierci nonostante arriviamo decisamente tardi : ci indica lo sterrato da prendere e ci fornisce tutte le indicazioni di utilizzo dei servizi. Facciamo un bel tratto di strada in questa vasta area intorno ad alcuni laghi da pesca , con diversi campi di sosta dotati di servizi molto essenziali . Ingaggiamo una lotta con la doccia, dal meccanismo di regolazione della temperatura pressochè impossibile da gestire : o NON fai la doccia fredda o NON la fai bollente. Dopo lunghi tentativi riesco a trovare un compromesso accettabile, anche se un pò caldino . Tutti belli rossi, ceniamo ammirando un tramonto tra nuvoloni scuri , drammatico e meraviglioso. Ovviamente poi inizia a piovere…. Al mattino il signor Gabriel viene a trovarci per vedere se è tutto a posto : gli spieghiamo il problema della doccia , e lui ci fa vedere una semplice rotella di regolazione della temperatura dietro alla baracca. Siamo poi salutati da tutti gli animali del vicinato.











































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































