Le nostre vacanze rappresentano purtroppo l’unico appuntamento di aggiornamento annuale del blog scritto da una vera analfabeta informatica : un’ostinata tenacia , un inno di speranza . Quest’anno abbiamo percorso 4460 km in 41 giorni con il nostro fidato camper S-Lego Biagio 2.0 : evoluzione del precedente (Biagio il Randagio) e di quello precedente ancora (Pierone il Camperone). Stupefacenti compagni di piccole avventure che ci accompagnano da 34 anni.
Come al solito siamo partiti veramente molto molto stanchi , per una susseguirsi di eventi non solo piacevoli e comunque impegnativi sul versante energetico e su quello emotivo : in generale comunque periodo grigio e ventoso . Che continuerà anche in Inghilterra : dopo un fugace lampo estivo che ha scaldato qualche giorno, abbiamo gustato tutte le varietà del grigio, con venti talvolta impetuosi. Abbiamo sfruttato un abbigliamento a strati (tutti quelli che avevamo) , con temperature che hanno spaziato dagli 8 ai 33 gradi….
Siamo partiti venerdì 8 maggio, con il camper carico e pieno in ogni suo buco e stiva. Arriviamo in Francia ad Hoste (prima di Metz), in una bella area di sosta gratuita, vicina a due laghetti circondati da capanni di pesca . Facciamo una bella passeggiata a piedi, per sgranchirci le gambe e per ravvivare la circolazione di Gabriele (che ha iniziato la profilassi con eparina come consigliato dall’angiologa). C’è il sole e – dopo tanta pioggia – il creato sembra proteggerci con il suo abbraccio caldo.











Dopo un’altra passeggiata, il mattino successivo (sabato 9 maggio) ripartiamo ed arriviamo a Dinant, nel sud del Belgio, dove ci fermiamo per pranzare e fare un’altra bella passeggiata lungo il fiume : le fitte fioriture primaverili, il cielo azzurro, i ragazzi che fanno il bagno, le famiglie che passeggiano allegramente, ci fanno sentire la piacevole e rilassata vicinanza dell’estate. Che ci sembra di non poter mai toccare davvero…. Chiacchieriamo un poco con una gentile e sorridente signora, che passeggia con un cagnolino, che ci vuole salutare con un entusiasmo contagioso .










Riprendiamo il nostro viaggio ed arriviamo all’imbarco del traghetto a Calais, dove soffia un vento gelido : parcheggiamo qui per la notte, senza mettere il naso fuori dal camper. Al mattino prestissimo affrontiamo i controlli doganali : i due doganieri controllano perplessi il gavone completamente stipato di scatoloni, e l’interno del camper , rassegnandosi a cercare solo – come al solito – la presenza di clandestini. Ci fanno poi salire al volo sul traghetto precedente a quello che abbiamo prenotato e quindi proseguiamo il nostro viaggio, anche con anticipo : il mare è un po’ mosso, e si balla un po’ ; il viaggio è anche disturbato dalla presenza di numerosi gruppi di ragazzini ed adolescenti in gita scolastica, che vengono più volte richiamati anche dal personale del traghetto.
Come al solito sono le bianche scogliere, tra pioggia e raffiche di vento, a darci il benvenuto : quando le vediamo riempire l’orizzonte ci sembra di ritrovare un amico, un luogo famigliare, rigoglioso ed accogliente.

Arriviamo a Londra e corriamo verso la casa di Jessica, dove scarichiamo tutto il materiale di lavoro, gli scatoloni con le scorte alimentari : baci veloci ed arrivederci a domani . Nei giorni successivi con i ragazzi completiamo i lavori dell’appartamento e ci godiamo la quotidianità delle giornate insieme . Arriviamo in un battibaleno a giovedì sera : siamo tutti stanchi (molto) ma anche felici . Ci abbracciamo e ci salutiamo : domani iniziano le nostre vacanze … e torniamo in campeggio un poco frastornati, portando borsoni con attrezzi vari, cavalletti ….
Venerdì 15 maggio : trasferiamo la nostra piazzola – organizzando anche quella dei nostri amici – e riordiniamo il camper (e le idee). Non siamo più cosi rapidi come un tempo a slittare dalla dimensione lavoro a quella della vacanza. Forse dovrei ribaltare il mio pensiero e considerare anche che oramai siamo sempre in vacanza anche se riusciamo sempre a trovare qualche impegno…
I nostri amici arrivano un poco stressati dalla guida a sinistra e dalla ridotta dimensione delle strade, inattesa in una metropoli come Londra ed aggravata dal sistema dei parcheggi a bordo strada . In Inghilterra peraltro la dimensione del “piccolo quanto serve, non si sprechi un pollice di troppo” è uno dei pilastri fondamentali dell’architettura urbana e domestica : almeno per la gran parte della popolazione che non afferisce alla nobiltà (e dintorni). Dopo il pranzo, la doccia e la pennichella l’atmosfera inizia a distendersi e finalmente iniziamo ad immergerci nel vortice delle giornate londinesi : ho organizzato alcuni itinerari per dare un’idea della bella e grande Londra. Per salutare i luoghi più simbolici e visitare quelli più desiderati.
In tardo pomeriggio ci dirigiamo verso Tottenham Court Road ; dopo aver tirato un occhio ad Outernet (il più grande schermo digitale del mondo, 2000 metri quadrati di schermo digitale che coprono pavimento, pareti e soffitto : spazio immersivo , con immagini coloratissime e suoni realistici, che ti porta a passeggiare in vari contesti, dal mondo sottomarino, a volare come un’aquila tra le cime di alte montagne, alla fioritura di mille ciliegi, a passeggiate dentro i quadri di Van Gogh o di altri artisti…. Oltre ovviamente ad immagini artificiali e pubblicitarie, che come giganti ti sovrastano ) attraverso Charing Cross Road ci dirigiamo alla zona dei teatri, per arrivare a Trafalgar Square (gli enormi leoni della piazza, la National Gallery, la vista sul Big Ben, St. Martin’s in the Fields ) e al nostro appuntamento con il musical : la Jessica ci ha trovato 4 splendidi posti al London Coliseum Theatre – dove continua a lavorare alcuni giorni al mese – per vedere Kinky Boots. La serata è memorabile : il teatro bellissimo e lo spettacolo entusiasmante . La trama è ambientata negli anni 80-90 e racconta la storia dell’incontro tra due mondi lontanissimi : quello solido e realistico della classe operaia in crisi, e quello della presa di coscienza sociale dei trans , guidati solo dalla libertà e fantasia più sfrenata . La bellissima (e bravissima) Lola ci fa innamorare con la sua solidissima ed affascinante presenza , come molti altri personaggi (tra tutti : il caporeparto del calzaturificio e le anziane operaie, unite solidarmente alle meno giovani trans) tutti colorati da un inatteso vento di libertà. Appassionante anche leggere la biografia del ballerino protagonista , Johannes Redebe : per capire perché teatro e vita sono tanto vicini .
Serata favolosa : la nostra vacanza inizia . Con il botto !!!!!
“Kinky Boots” racconta la storia di Charlie Price, che eredita una fabbrica di scarpe in crisi e, grazie all’incontro con la drag queen Lola, trova un modo innovativo per salvarla producendo stivali per drag queen e transessuali.
Charlie Price eredita dal padre la fabbrica di scarpe di famiglia, ormai in difficoltà economiche, e si trova costretto a licenziare alcuni dipendenti per cercare di salvare l’azienda prima dell’ultima sfilata a Milano. Durante una visita a uno spettacolo di cabaret a Londra, incontra Lola, una drag queen, e scopre un mercato di nicchia: stivali eleganti e robusti per drag queen e transessuali, che fino a quel momento erano costretti ad acquistare scarpe da donna non adatte.
Decide così di diversificare la produzione della fabbrica, con Lola che diventa designer e guida la realizzazione dei nuovi stivali. La fabbrica lavora a pieno ritmo, anche di notte, per prepararsi alla sfilata milanese, dove i Kinky Boots saranno presentati al pubblico. La storia mostra come Charlie affronti la crisi economica e le difficoltà personali, imparando a innovare e a collaborare con persone diverse da lui, superando pregiudizi e stereotipi.
Il film del 2005 è ispirato a una storia vera, e mette in luce temi sociali come l’accettazione, la diversità e il coraggio di reinventarsi, combinando elementi di commedia, dramma e musical . La vicenda nel 2012 ha avuto anche un adattamento teatrale di successo a Broadway, con musiche di Cyndi Lauper e libretto di Harvey Fierstein .
https://en.wikipedia.org/wiki/Johannes_Radebe






Sabato 16 inizia con un cielo grigiolino : però non piove. Giusto il tempo di uscire dalla metropolitana, iniziamo a vedere piccoli sprazzi di azzurro che però si alternano veloci a nuvoloni nerissimi. Tipico clima londinese, che può cambiare a velocità vertiginosa. Programma della giornata : una delle passeggiate che preferisco, attorno al Tamigi nella zona est di Londra. Dopo un caffè su una panchina del Trinity Square Gardens, arriviamo alle rovine di St. Dunsten in the East : i resti di una piccola cattedrale – colpita nel 1941 dai bombardamenti della seconda guerra mondiale – si ergono orgogliosamente tra i palazzi della City londinese, circondate da enormi grattacieli . Costruita nel 1100, ampliata nel 1391 e ricostruita nel 1631 dopo essere stata gravemente danneggiata dal Great Fire di Londra (che ha distrutto gran parte della città dal 2 al 5 settembre 1966) . La Wren Tower , il campanile, venne aggiunta nel 1800 durante lavori di consolidamento, ed ha resistito miracolosamente ai bombardamenti. Dopo la guerra la Chiesa anglicana decide di non ricostruire la chiesa e nel 1967 la municipalità decide di convertirla in un giardino pubblico : sulle antiche finestre gotiche si aggrappano rampicanti verdi ; fiori e piante riempiono le antiche navate, ricoperte da muschi verdi, illuminate dal cielo e bagnate dalla pioggia. Scoiattoli ed uccelli trovano qui la loro fresca e romantica dimora. La modernità che la circonda, non riesce a cancellare l’atmosfera di grande pace che queste mura – antiche ma ancora solide – riescono ancora a proteggere. Con una breve passeggiata arriviamo a la Tower of London , cittadella e castello storici, circondati da due anelli concentrici di mura difensive, fondati nel 1066 durante le conquiste dei Normanni. Fu usata come residenza, come prigione e come luogo di sanguinose esecuzioni (qui fu uccisa Anna Bolena ; Elizabeth fu imprigionata dalla sorella la regina Mary I , prima di diventare lei stessa regina ; ed anche Rudolf Hess fu qui rinchiuso per 4 giorni nel 1941) . Oggi custodisce i gioielli della corona e il Ravenmaster – che fa parte delle guardie della torre, gli Yeoman Wardens – cura con attenzione i 6 corvi (e loro discendenti) che garantiscono la longevità della corona : leggenda vuole che con questi corvi anche la monarchia potrebbe finire. Dopo la foto a la Girl with a dolphin fountain – che ti da quasi l’impressione di sbucare e rituffarsi nel Tamigi – saliamo sul Tower Bridge che proprio in quel momento apre i due ponti levatoi centrale per far passare un grande veliero.








Passeggiamo nei Docks e prendiamo poi la Queen’s Walk ; dall’altro lato del Tamigi il passato e il futuro di Londra , la Tower of London e i grattacieli della City . In mezzo la HSM Belfast .
Passando sotto lo svettante The Shard , la “scheggia” di 309,6 metri progettata dall’architetto Renzo Piano di proprietà dello Stato del Qatar. Attraversando la strada attraversiamo l’affollatissimo Borough Market pieno di bancarelle di street food di ogni parte del globo, ed arriviamo alla Southwark Cathedral , frequentata da Shakespeare che viveva qui vicino nel quartiere di Blackfriars . Finora sempre sfuggita agli studiosi, una planimetria del 1668 -subito dopo il grande incendio- rinvenuta dalla professoressa Lucy Munro del King’s College negli archivi londinesi ha consentito di identificare con precisione il luogo e le dimensioni dell’alloggio ( circa 56 metri quadrati : come abbiamo già detto, niente di più di quanto sia necessario) acquistato nella capitale dal drammaturgo inglese nel 1613 : situato nell’immobile al numero 5 di St Andrew’s Hill , dove si trova la placca commemorativa blu. . La proprietà fu venduta nel 1665 da Elizabeth Hall Nash Barnard, nipote di Shakespeare e fu distrutta l’anno successivo dal grande incendio che devastò gran parte della città. Si pensa quindi che Shakespeare non si sia ritirato a Stratford upon Avon nel 1613, come si riteneva, ma abbia continuato a frequentare Londra più a lungo e che alcune opere tarde possano essere state scritte proprio in questa abitazione.
La cattedrale gotica è bellissima ed ospita una vera star : il gatto Hodge, che noi abbiamo conosciuto alcuni anni fa … in realtà una delle sacerdotesse della cattedrale a cui chiediamo dove sia il gatto, ci accompagna nel giardino e ci fa vedere la lapide del nostro amico Hodge, purtroppo morto . Il nuovo Hodge – che stavolta non siamo riusciti a scovare – è un gatto randagio bianco e nero che ha occupato il posto di mascotte della cattedrale. Il ricavato della vendita del merchindising di Hodge consente di sostenere parte della onerosa manutenzione della cattedrale.
Hodge the Cathedral Cat: Southwark Cathedral






Riprendiamo la passeggiata lungo il Tamigi e passiamo di fronte allo Shakespeare Globe il teatro di Shakespeare senza posti a sedere, la Tate Modern Gallery vecchia centrale idroelettrica riconvertita, attraversiamo il tremolante Millennium Bridge costruito per salutare il nuovo millennio ; visitiamo velocemente la piccola ma bellissima Guildhall Gallery e torniamo alla St. Paul Cathedral. Dopo una breve fila, entriamo (con una piccola offerta), per assistere al servizio pomeridiano con concerto di organo e canti del The Royal School of Church Music Festival. E un trucchetto che abbiamo scoperto: con un’offerta volontaria possiamo riposarci seduti al fresco alla fine di questa lunga giornata, godendo di uno dei cori piu’ importanti di Inghilterra …..








Domenica 17 inizia con un bel sole … e la luce di Londra quando il cielo è azzurro e l’aria limpida ti riscalda il cuore. Arriviamo a Buckingham Palace, che non ha bisogno di presentazioni, e visitiamo la mostra Queen Elizabeth II : her life in style. Vediamo, stupendamente esposti, oltre 300 abiti provenienti dall’archivio personale della monarca nata nel 1926 e scomparsa nel 2022 : dall’abitino del battesimo, a quelli della giovinezza, del matrimonio, delle occasioni ufficiali e della vita privata, gli abiti da sera, l’abito indossato alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi del 2012. Commento ispirandomi liberamente ad un articolo di Vogue : la regina – che ha attraversato quasi un secolo della grande storia – aveva compreso che rendersi sempre riconoscibile, al limite della caricatura qualche volta, era una mossa di straordinaria arguzia : se chiudiamo gli occhi e pensiamo a lei, la vediamo proprio come appariva non solo nelle immagini ufficiali, nei francobolli, nelle raffigurazioni rielaborate in chiave punk e rock . Tutto rende l’idea della ricchezza e del potere (hard nella gioielleria, soft negli abiti) . Gli abiti di Elisabetta erano anche un modo per vestire il suo dovere incrollabile nel rispetto dei paesi su cui regnava : una sorta di divisa studiata in ogni dettaglio, dalla scelta di un tessuto alle ragioni di un colore , fino alle posizioni delle tasche e alle implicazioni di carattere diplomatico . Quando il dress to impress incontra il dress with purpose. Come se la volontà di essere ricordata avesse sempre una didascalia . E ogni abito presentato è accompagnato da una storia, un aneddoto , politico o personale ; e spesso anche dalle precisissime fatture originali riportanti i costi del tessuto, dei bottoni, della manifattura. Insomma ciò che si vede dentro e fuori le teche , efficacemente sistemato in molti casi in ordine cromatico, è già diventato un pezzo da museo. Il suo stile cristallizzato è oramai storicizzato. E fa un po’ impressione constatare che alcuni di questi abiti, le occasioni in cui sono stati indossati, ce li ricordiamo quasi tutti. Mostra affollatissima e recentemente prorogata fino all’aprile 2027 (biglietti disponibili da dicembre) .







Alla fine siamo francamente frastornati : ci sembra di girovagare senza una meta precisa alla ricerca di un posto dove pranzare, e ci perdiamo nel posto giusto. Senza intenzione arriviamo a The Albert, vecchio pub londinese dove servono buona birra , affollato di gentlemen elegantemente vestiti : è in corso una reunion di un corpo militare della corona, ci sembra di capire per ricordare qualcuno . Noi ci divaghiamo con : fish and chips, sunday’s roast, stupefacenti alette di pollo fritte con una salsina mirabolante, che guadagneranno una menzione d’onore . In seguito ci facciamo scarrozzare dal bus a due piani della linea 9 : ovviamente siamo in alto in prima fila e ci godiamo il percorso che attraversa alcuni dei luoghi più belli del centro. Da Victoria station arriva a Westminster Abbey e Palace, il Big Ben, il London Eye, attraversa la Whitehall con i palazzi dei ministeri e Downing Street, la Horse Guard, Trafalgar Square e i suoi grandi leoni neri , The Strand con i grandi hotel, la Royal Court of Justice, Fleet Street, la St. Paul’s Cathedral, la City con la Bank of England, per finire a Liverpool station . E da lì riprendiamo la Elizabeth Line che ci porta al capolinea di Abbey Wood.













Lunedì 18 maggio continua la frenetica vita londinese : facciamo una elegante english breakfast alla Orangerie di Kensington Palace , che poi visitiamo . Qui – dal 1600 secolo dopo secolo – hanno vissuto il re William III con la Moglie la regina Mary II ; Giorgio II e sua moglie Caroline ; ha vissuto la sua infanzia la regina Victoria ( le regole per la educazione di una futura regina sono tremende) e qui – precisamente sulla scalinata di ingresso , come indica la targa – ha incontrato il Principe Albert, futuro consorte ; ed infine Diana dopo il turbolento matrimonio con Carlo. Nel parco i figli hanno costruito un giardino con laghetto in sua memoria : la povera Diana è tristemente finita anche sulla carta da parati, che la ritrae in una infinita serie di ritratti molto tristi. Anche qui possiamo ammirare una sala ove sono custoditi alcune tiare di diamanti, sempre impressionanti, della corona. Dopo il fardello un poco opprimente di tutta questa ricchezza, finalmente possiamo respirare a pieni polmoni e passeggiare tranquillamente attraversando Kensington e Chelsea , tra gli splendidi edifici delle ambasciate di Queen’s Gate e qualche angolo del Chelsea in Bloom (allestimenti floreali spesso grandiosi, di negozi, piazzette ed intere vie , quest’anno dedicati al cinema : non abbiamo però la forza per fare tutto il percorso) ; avvistiamo il Natural and History Museum e il Victoria and Albert Museum, per approdare alla stazione di Sloane Square dove incontriamo la Jessica : terminiamo il pomeriggio con una merenda ed un po’ di chiacchiere seduti al bar con le splendide finestre panoramiche dell’ultimo piano di John Lewis .













Martedì 19 maggio è il nostro ultimo giorno londinese : facciamo una passeggiata nel bosco di Abbey Wood alla ricerca delle bluebell che formano un tappeto azzurro. Ma purtroppo la fioritura è già finita ; una bella famiglia di volpi (tre) ci guardano da lontano giocando e ci consolano un poco. Facciamo la spesa al grande Sainsbury e poi ci riposiamo un po’, prima di andare di nuovo a Kensington. Facciamo una piccola merenda al caffè del Royal Imperial College e ci dirigiamo alla Royal Albert Hall, dove abbiamo il concerto di Zucchero Fornaciari che apre il suo tour dell’anno : quando abbiamo prenotato i biglietti , molti mesi fa, sembrava tutto un gioco e invece eccoci qui. Zucchero è il cantante che ci accompagna periodicamente sin da giovani, spesso in periodi esistenziali per qualche motivo tristi : ogni tanto abbiamo proprio la necessità di tornare a vederlo dal vivo, forse perché unisce alcuni momenti di tristezza e malinconia ad una vitalità travolgente . L’ultimo concerto all’Arena di Verona – rinviato per anni per l’arrivo del covid – è stato memorabile : una indescrivibile sferzata di energia (etti di purissima dopamina), che è durata per alcuni mesi . Siamo nella penultima galleria, in posizione centrale e in prima fila , proprio affacciati alla balaustra non troppo alta : quando il ritmo diventa travolgente ed è impossibile stare seduti, la situazione diventa un po’ vertiginosa, soprattutto per l’esiguo spazio a disposizione di gambe e piedi. Per fortuna le nostre sedute hanno uno schienale altissimo e possiamo almeno appoggiarci . Insomma finiamo le giornate londinesi con il botto. Pieni di fugace vigore giovanile – dopo aver mangiato anche il nostro tramezzino con la salsiccetta – riusciamo a prendere anche l’ultima corsa della metropolitana (all’arrivo chiudono i cancelli dietro di noi).
































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































