Vacanze a Londra,Cornovaglia e altro (capitolo 9)

Sempre sotto nuvoloni minacciosi, a tratti pioggia scrosciante , ma anche qualche improvviso spiraglio di sole, arriviamo al Dartmoor National Park, che si aggiunge all’elenco dei luoghi dove vogliamo tornare : si tratta di una regione che potrebbe da sola giustificare un viaggio, per la bellezza e la grandiosità dei suoi paesaggi, tutti stagliati su orizzonti sempre sconfinati. E’ una enorme landa selvaggia e dolcemente ondulata, disseminata di rilevi rocciosi che si stagliano maestosamente contro il cielo come giganti solitari. Attraversarlo ti lascia immagini che si annidano indelebili tra i ricordi e diventano luoghi famigliari. I cumuli di granito sono chiamati Tor e tra le vallate che li separano sono nascosti moltissimi siti neolitici (2000 cerchi, pietre erette ….). Fino a due secoli fa in questo territorio era consentito occupare il suolo liberamente : bastava erigere quattro muri ed un focolare in un solo giorno, e tracciar confini …. Dobbiamo procedere con attenzione perché spesso troviamo pecore al bordo della carreggiata, o i cavalli che corrono liberi in queste terre selvagge , a cui è dedicato il parco, per sottolineare il vento di libertà che soffia su queste terre.

Purtroppo il clima non ci consente di fare neppure una breve passeggiata : appena scendiamo dal camper veniamo portati in giro da un’aria sferzante e freddissima, che fa vorticare anche la pioggia. Per rendere giustizia alla bellezza del luogo recupero alcune fotografie del 2014 : ricordi bellissimi.

Abbiamo dormito a bordo strada , osservati con curiosità da alcune mucche non troppo disturbate dalla nostra presenza. Continua a piovere….

Siamo quindi arrivati al 5 giugno, venerdì, che inizia con pioggia scrosciante, ma poi miracolosamente ci lascia qualche spiraglio di sole durante la visita alla Greenway House, la casa di vacanza di Agatha Christie . Approdiamo a Darthmouth, all’inizio della English Riviera : in questi paesi e territori sono ambientati molti dei racconti della scrittrice, nata proprio qui vicino a Torquay. Infermiera militare , ebbe l’idea del suo celebre Hercule Poirot durante la prima guerra mondiale, mentre curava gli esuli belgi fuggiti dalla patria durante l’invasione tedesca : nasce così il personaggio dell’arguto detective, meticoloso, elegante, sagace, un pò vanitoso, con i baffi sempre ben impomatati, un pò suo alter ego. Alle donne che temevano, invecchiando, di non essere desiderate dai loro mariti, Agatha consigliava di sposare – come aveva fatto lei – un archeologo : “più invecchierete, più vi amerà !”. I colori vivaci di Darmouth, dopo tanto grigio, ci fanno davvero piacere : la luce del sole in Inghilterra è così brillante ed illumina le nuvole in modo quasi celestiale e fa dimenticare la lunghezza dei mesi bui invernali e la pioggia sempre in agguato.

Ci imbarchiamo sulla motonave Christie Belle, e risaliamo la foce del fiume Dart , fino all’attracco di Dittisham : dopo aver avvistato una foca che prende il sole sulla base di un segnale navale, vediamo la casa di Agatha Christie circondata da un bellissimo bosco proprio sull’altura della collina. Sulla riva vediamo la Boathouse ( dove Marlene Tucker , personaggio di uno dei suoi racconti, viene strangolata : in realtà bellissima costruzione in riva al fiume , che la scrittrice usava per beneficiare delle proprietà terapeutiche dei bagni).

La visita alla casa è come al solito molto piacevole ed interessante : entrare nella vita di personaggi che ci hanno tenuto compagni, con film, libri, letture, ti fa un poco entrare in quella dimensione immaginaria e fantastica. In questa casa di famiglia, Agatha ha trascorso vacanze estive e feste natalizie, rilassandosi sulle rive del fiume, giocando a croquet, a tennis, intrattenendo i suoi ospiti con i suoi ultimi racconti misteriosi : le foto di famiglia ci fanno entrare in questa dimensione intima e personale. Anche se Agatha pensa che “time …is only a mode of thought”, il tempo qui sembra essersi fermato agli anni ’50 : sembra che gli abitanti di questa dimora siano usciti in giardino proprio un attimo fa e tutto sia lasciato in attesa del loro imminente ritorno. Come un’atmosfera sospesa in cui non ci stupiremmo di veder apparire qualcuno. Infatti nel lascito al National Trust viene espressamente dichiarata la volontà che nulla venga spostato o modificato, che ogni oggetto rimanga dove i proprietari li hanno lasciati, come in una sospensione temporale eterna. Agatha e dei suoi stretti famigliari erano grandi collezionisti : tutta la casa è piena di oggetti talvolta belli, talvolta stravaganti ed un pò ridondanti (centinaia di scatole e scatoline ; ceramiche di ogni bizzarra foggia ; orologi ; giochi abbandonati sul tappeto a metà di una partita …) , talora ordinatamente raccolti in geometriche disposizioni, talora appoggiati in collocazioni un pò inquietanti , talora accatastate disordinatamente (come la Croce dell’Impero , la più alta onoreficienza della corona britannica, dispersa tra le centinaia di tazze e suppellettili ammassate in un armadio della cucina) . Passioni eclettiche, che si mescolano in modo inatteso, a volte ridondante : cappelli, che adornano busti di marmo, o si impilano al centro della tavola della sala di rappresentanza ; arredi di eterogenea provenienza ; novità tecnologiche, come il primo cellulare, un Motorola del peso di 3,5 Kg. e 90 minuti di autonomia, che il marito utilizzava durante i lavori in giardino (la cui grandezza peraltro giustificava la comodità di un telefono portatile). Nel suo piccolo studio sono conservate le prime copie delle prime edizioni di tutti i suoi libri . La casa è circondata, sommersa quasi, da un bellissimo bosco con oltre un centinaio di piante esotiche e secolari ; nel parco ci sono un bothy (casa rustica per gli ospiti), due enormi serre circondate da giardini delimitati da mura, un campo da tennis, un giardino delle camelie…

Il rientro in battello ci regala la vista più ravvicinata di due foche : una prende placidamente il sole distesa su una roccia mentre l’altra ci osserva attentamente passare sul battello. Nonostante le nuvole che si stanno riaddensando, la luce del tardo pomeriggio riesce ancora a conquistarci .

E ricomincia a piovere.

Il mattino dopo, di nuovo sotto la pioggia, ci dirigiamo a Lyme Regis : bellissimo paese della Jurassic Coast, racchiuso tra due falesie scure, dove è stato girato il bellissimo film La donna del tenente francese, tratto dal romanzo di John Fowles, che il clima odierno ricorda molto da vicino. Qui il lungomare è regolarmente setacciato dai cercatori di fossili, disseminati in gran quantità nelle scogliere, anche con escursioni organizzate dal locale ufficio di turismo. La storia del paese e della sua famosa cittadina Mary Anning sono documentate nel piccolo museo : all’età di 12 anni, nel 1811 scopre lo scheletro completo di un ictiosauro e da questa passione inizia una fortunata carriera di ricercatrice e mercante di fossili (raccontata nel bel film Ammonite. Sopra un’onda del mare, che racconta il suo lavoro pioneristico e la relazione intima con la geologa Charlotte Murchison).

Ci dirigiamo quindi a Shaftsbury , piccola cittadina dal centro ben conservato, dove si susseguono molti negozi di antiquariato povero e la bottega di un fornaio che si annuncia da lontano per il profumo antico e fragrante che riempie la strada ; possiede una delle strade abitate più ripide mai viste, immagine che ha conquistato anche la copertina di alcune guide turistiche sull’Inghilterra.

Oltre a un bellissimo (ed abbastanza economico ) parcheggio riservato ai camper in centro.

Prossima tappa : la mitica Stonhenge, patrimonio mondiali dell’umanità dell’UNESCO. Cerchiamo il parcheggio gratuito segnalato proprio a fianco del sito, su uno sterrato in mezzo ai campi , pieno di buche fangose : con una vista privilegiata sulle rocce, che miracolosamente si materializzano – dal desktop del computer – fuori dal nostro finestrino . Qui stazionano stabilmente una serie di camper e roulotte abitate da persone che sembrano discendere direttamente da qualche antenato celtico. Facciamo amicizia con una coppia di inglesi in partenza : ci rassicurano sulla sicurezza del luogo e ci sconsigliano di fare la visita guidata, molto costosa e praticamente inutile, in quanto il sentiero di visita del National Trust corre parallelamente a quello della visita ufficiale, a due metri di distanza. Oramai è pomeriggio inoltrato ma nonostante il meteo avverso passeggiamo attorno al sito affascinati dai resti di questo antico tempio che non ha ancora svelato tutto il suo mistero.

Tra belati di agnelli in cerca delle madri e muggiti di mucche, baciati dalla fortuna di una pioggia incessante, trascorriamo una notte tranquillissima. Il mattino dopo ci dirigiamo al monumentale centro visitatori , circondato da un altrettanto sconfinato parcheggio : che si trova a 2 km. , ma per divieti di svolta e direzioni obbligate richiede un percorso di 10 . Vogliamo provare ad entrare gratuitamente con la tessera FAI/National Trust per una visita guidata : ma purtroppo l’iroso addetto alla biglietteria – perfettamente truccato nei toni del rosa ed azzurro stile anni 60 , ma vistosamente con un diavolo per capello – ci toglie ogni dubbio, e nonostante la mia richiesta di non fare i biglietti, con fare indispettito e nettamente arrabbiato ci porge 4 biglietti ed il conto complessivo di 132 sterline (circa 154 euro) : al che mi tocca quasi piangere dicendo che non possiamo pagare una cifra simile (che penso possa corrispondere al suo stipendio, vista la scarsissima propensione a stare lì dove si trova ; l’altra ipotesi è che detesti l’umanità intera, e in particolare quella che si presenta al suo sportello) . Ma neppure questo commuove l’addetto che mi guardia con vero odio distillato. Fuggiamo nello shop, che invece è ovviamente visitabile, e prendiamo qualche articolo in supersconto (tipo : 10 cartoline natalizie a 1 sterlina) . Ma acquistiamo anche una bellissima stampa di un pittore giapponese di inzio secolo, che troverà un posto trionfale nel nostro soggiorno . Stonhenge è il sito più visitato di tutta l’Inghilterra che fa parte dell’English Heritage e frutta all’ente che lo gestisce un incasso astronomico, utili anche a supportare la gestione di siti meno fortunati. Il grande afflusso , ben gestito da un esercito di volontari che accompagna gruppi di 20 persone per volta, rovina un pò l’atmosfera magica del luogo: la presenza della barriera del National Trust (un sentiero che circonda l’intero sito, che per un tratto consente anche il parcheggio dei mezzi) garantisce comunque la libera fruizione di una meraviglia dell’animo e dell’ingegno umano. Con una lezione esemplare : la bellezza e la storia appartengono a tutta l’umanità , non solo a chi può pagarla .

Recupero le foto della nostra prima visita a Stonhenge nel 2014 e le informazioni fondamentali dalla mia vecchissima guida . Il misterioso cerchio dei sarens – i monoliti di roccia bluastra provenienti dalle Preseli Hills nel sud del Galles – è , insieme alle piramidi d’Egitto ed alle statue dell’isola di Pasqua, uno degli enigmi archeologici ancora irrisolti . Il suo nome letteralmente significa “pietra sospesa”, ma il reale significato e funzione hanno sempre esaltato l’immaginazione di pittori, scrittori, esoterici e mistici. Stonhenge fa parte di un complesso preistorico, che comprende un territorio vasto, pietre monumentali isolate, templi, circoli, avvallamenti e rilievi del terreno, vie scavate che collegano queste strutture ai fiumi … Questo schieramento di megaliti era connesso all’osservazione del ciclo solare e delle stagioni e potrebbe essere stato usato come calendario. Un masso indica il punto dell’orizzonte dove il sole si alza durante il solstizio d’estate, mentre alcune pietre più piccole indicano il punto del levar del sole nel solstizio d’inverno. I primi ad insediarsi nella regione furono cacciatori nomadi e tribù di pastori sedentari. I lavori del primo insediamento cominciarono con lo scavo di un fossato circolare del diametro di 91 metri. All’interno del cerchio si stendeva un terrapieno di calcare scandito da 56 fori, dove sono stati conficcati altrettanti alti tronchi di legno. Il cerchio è interrotto a nord-est da un accesso contrassegnato da due pietre verticali all’interno , ed all’esterno dalla Heel Stone, megalite che proietta la sua ombra perfettamente al centro quando il sole sorge il 21 giugno. Successivamente in mezzo al cerchio venero eretti 4 megaliti di arenaria in corrispondenza dei punti cardinali. La cinta era luogo di culto e di sepoltura ; di certo fu necessaria una organizzazione sociale già strutturata e gerarchica perf permettere una impresa così complessa in termini logistici e di manodopera. Sono stati spostati 80 blocchi di pietra azzurra di 4 tonnellate dalle colline del Galles a 370 km. e di issarli al centro della cinta. Verso il 1650 a.C avvenne la terza fase , cioè l’aggiunta del cerchio esterno di triliti (cioè composti da due blocchi verticali a supporto di un’architrave) in pietra arenaria : pesavano 30 tonnellate e provenivano da un giacimento distante 30 Km. La parte superiore dei blocchi verticali fu tagliata in modo da fornire una sede stabile alle mortase scavate nelle pesanti architravi e formare un cerchio ininterrotto. Cinque triliti giganteschi (45 tonnellate) furono disposti all’interno a ferro di cavallo . Si è anche ipotizzato che questo tempio rappresentasse un importante luogo di preghiera e guarigione presso cui si recavano malati gravi in pellegrinaggio (per gli scheletri rinvenuti con fratture). In effetti pietre blu sono state rinvenute anche in altri insediamenti o fonti ritenute miracolose dai Galli. E’ certo che non si tratti di un monumento druidico, perchè le tre fasi di costruzione sono antecedenti l’arrivo dei Celti (III secolo a.C.) . Le visite guidate del XIX secolo hanno contribuito al degrado , in quanto molti turisti hanno danneggiato le pietre anche con martelletti per portare a casa un souvenir. Oggi è vietato avvicinarsi ai monoliti . Il solstizio d’estate è ancora un appuntamento per migliaia di persone che trascorrono la notte festeggiando questo evento .