Vacanze Londra, Cornovaglia e altro (capitolo 8)

Inauguriamo il mese di giugno con queste giornate : da così a peggio, purtroppo. Questo clima ci impedirà di visitare tutte le meravigliose spiaggette nascoste dalle scogliere della Cornovaglia. Percorreremo la costa meridionale purtroppo eliminando i luoghi naturali, perché le condizioni sono davvero troppo difficili per le passeggiate. Anche le temperature sono precipitate , dai 33 gradi agli 8 di notte e a 12-14 di giorno (e io mi sono presa una bella tosse che ha richiesto anche una settimana di antibiotico) . Nonostante ciò vediamo ancora qualche temerario che fa il bagno nella spiaggia di Portchurno, incurante della temperatura.

Il Minack Theatre è un luogo magico, che vale da solo tutto il viaggio in Cornovaglia : già la salita dalla spiaggia nasconde visioni incantate . Come la casa di vacanze annidata sul fianco della scogliera : piccola e spartana, con la doccia e la cabina del bagno esterne , sembra protendersi verso la bellezza incontaminata della baia .

Il teatro è stato immaginato ed anche realizzato – pietra su pietra – dal genio e dalle braccia di Rowena Cade , intraprendente signora nata nel Derbyshire nel 1893. Figlia di un ricco proprietario di un mulino, Rowena sogna in grande e sembra non scoraggiarsi di fronte a nulla. Fino all’età di 21 anni continua a vivere una vita agiata, borghese e protetta, nella cornice bucolica delle Costwalds (a Cheltenham, la cittadina natale della madre). Poi arrivò la prima guerra mondiale a sconvolgere tutto ; Rowena si offrì volontaria per lavorare in una scuderia dove venivano selezionati e addestrati i cavalli per i combattenti.
Il padre morì e la famiglia fu dispersa ; Rowena decide quindi di stabilirsi alla fine del mondo, all’estremo ovest della Cornovaglia… Comprò il terreno per 100 sterline e vi costruì la propria abitazione ; nel 1923 inizia a progettare la costruzione di questo teatro usando granito locale, destinato a recite famigliari : per sé, la sorella, la madre e la famiglia, che stavano tornando dall’Australia. Lo chiama Minack House, la “casa rocciosa”, che la sua immaginazione ed i suoi pensieri hanno costruito sulle rovine della guerra.

Sin dagli anni ‘20 inizia ad autoprodurre rappresentazioni teatrali : inizia a rappresentare molte produzioni, producendo i costumi, disegnando e costruendo le scenografie. Nel 1929 realizza il suo progetto più ambizioso : Sogno di una notte di mezza estate, disegnando costumi delicati e fragilissimi, che hanno superato la prova del tempo ed ancora oggi sono esposti nel piccolo museo. Il seme del teatro all’aperto produsse i suoi frutti, e subito iniziò a pensare alla produzione successiva : La tempesta, che viene messa in scena dal 1932. Possiamo solo immaginare la magia della rappresentazione, tra le rocce illuminate da torce mentre la splendeva sulla baia abbracciata dai possenti giganti di granito . L’immortale poesia di Shakespeare, accompagnata dalla musica dal vivo e dalla idilliaca ambientazione, portò finalmente alla pubblicazione di un articolo sul Times.

Intanto prosegue la costruzione di Minack House, cui si dedica personalmente con il suo giardiniere Billy Rawlings e con l’amico Charles Thomas Angove, utilizzando il materiale che offre loro la scogliera. Tagliarono il granito a mano, le pietre furono posizionate lentamente e le terrazze furono riempite di terra e decorate con fiori e piante : tutto questo lavoro si svolse su un pendio fangoso sopra un ripido dislivello affacciato sull’Atlantico . Fortunatamente nessuno cadde in mare ( a parte qualche masso ed una carriola).

Con l’arrivo della seconda guerra mondiale il teatro ha rischiato di essere spazzato via, in quanto la costa della Cornovaglia divenne la prima linea. Il teatro viene utilizzato come postazione di artiglieria , in relazione alla sua strategica posizione. Durante gli anni della guerra Rowena collaborò alla gestione dell’alloggio per i bambini sfollati da Londra .

Solo nel 1950 il filo spinato venne rimosso, anche se il teatro utilizzò l’ultimo bunker come biglietteria per molti anni. Rowena e Billy lavorarono duramente per riportarlo in vita : completarono l’enorme lavoro con altri muri di granito, una strada di accesso, un parcheggio, una rampa di 90 gradini che sale dalla spiaggia. Rowena rimane sola nel 1966 e sviluppa una sua tecnica per lavorare con il cemento, non potendosi più permettere il costo del granito ; usando la punta di un vecchio cacciavite, decorava le superfici prima che si indurissero, con scritte ed intricati disegni celtici. Prendeva la sabbia dalla spiaggia di Portchurno, portandola prima con sacchi sulla schiena, poi con le sue vecchie auto arrugginite. Ha anche recuperato il legno da un mercantile spagnolo arenato in spiaggia : trasportava travi di legno di 5 metri dalla riva fino al teatro .

Donna dall’aspetto fragile, lavorò per ogni inverno, con qualsiasi tempo, fino agli 85 anni.

Morì poco prima del suo 90esimo compleanno ed ha lasciato alcune idee per altri futuri progetti. Nel 1976 donò il teatro ad una fondazione che ne custodì il futuro.

Il teatro mantiene la propria stagione di spettacoli, da marzo a novembre (con alcuni eventi natalizi, per un pubblico ben infagottato), aprendosi a compagnie nazionali, ma anche a piccole produzioni locali, oltre che a laboratori per le scuole, ed anche alla partecipazione del pubblico (con gli eventi “taking part”). La natura gioca sempre un ruolo fondamentale nello spettacolo : la scia argentea del sorgere della luna sul mare scuro ha un effetto che eclissa il miglior design di illuminazione ; molti spettacoli sono stati interrotti da un branco di delfini che attraversava la baia o da una foca che si affacciava sul palcoscenico , mentre il sole al tramonto intrattiene il pubblico prima della rappresentazione.

Il 14 aprile 2012 è stata messa in scena una rappresentazione speciale del musical “Il Titanic” : iniziata alle 22.40, in modo che il momento in cui la nave di scena ha colpito l’iceberg fosse esattamente 100 anni dopo l’evento reale. Per realizzare questo progetto , è stata appositamente fondata la Atlantic Theatre Company ; il pubblico si è seduto tra i cumuli della grandine e ghiaccio caduti nel pomeriggio della rappresentazione durante un violentissimo temporale. Mentre lo spettacolo si svolgeva , una sagoma scura scivolò nella baia e quando l’equipaggio del Titanic sparò i suoi razzi di segnalazione, ricevette risposta da altri razzi in mare aperto, mentre la scialuppa di salvataggio di Penlee appariva di fronte alla scogliera del Minack : in concomitanza con lo spettacolo era stata organizzata una esercitazione.

La visita al teatro, e al giardino, è incantevole, nonostante il cielo grigio e la pioggia. Scendiamo fino al palcoscenico (di fianco al quale vediamo dall’alto il tetto dei camerini degli attori) e risaliamo i gradoni ammirando gli orizzonti e il bellissimo giardino subtropicale.

Ripartiamo sotto la pioggia ed arriviamo a Penzance dove piove a dirotto : in fondo sull’orizzonte del mare vediamo appena la sagoma di St. Michel Mount . Riusciamo solamente a visitare la Penlee House Gallery and Museum , museo della scuola d’arte di Newlyn , archeologia e storia locale. Newlyn è piccolo porto di pescatori vicino alla cittadina : lo spettacolare paesaggio della costa, con le sue scogliere di granito e il mare scintillante, ha attratto artisti fin dai primi anni del XIX secolo : molti pittori, che si erano formati a Parigi o Anversa, si trasferirono qui, facilitati anche dal collegamento ferroviario con Londra. Questa colonia di artisti fondò una vera colonia artistica, conosciuta come scuola di Newlyn (Walter Langley, Stanhope Forbes, Elizabeth Forbes ….) . Inizialmente dipingevano en plein air, raffigurando la vita degli abitanti in uno stile naturalistico e rurale. Come anche la Bretagna, Newlyn offriva panorami con una luce mutevole ed incantata, scene e vite appena toccate dalla rivoluzione industriale, con alloggi economici ed una moltitudine di soggetti e modelli a buon mercato ; gli artisti erano affascinati dal lavoro dei pescatori in mare e nel porto vicino al villaggio. Alcuni dipinti mostrano i rischi e le tragedie della vita della comunità, come ad esempio le donne che ansiosamente guardano le navi allontanarsi in mare, o una giovane donna che piange alla notizia del disastro..

Visitiamo anche la mostra temporanea sulla presenza di donne artiste che la storia ha spesso dimenticato : “Emergere dall’ombra”. Infatti storicamente alle donne era impedito entrare nelle accademie e nelle società artistiche , frequentare corsi di disegno dal vero, partecipare a concorsi ed esporre. La maggior parte delle artiste note erano figlie o sorelle di artisti uomini, oppure avevaqno padri ricchi che non le scoraggiavano attivamente. Alcune fingevano di essere uomini : Rosa Bonheur ad esempio indossava abiti maschili per frequentare le fiere dei cavalli e studiare l’anatomia animale. I mercanti spesso cancellavano la firma di un’artista donna e la sostituivano con un nome maschile rendendo l’opera più facile da vendere. Il mondo dell’arte britannica era dominato dalla Royal Academy of Art, fondata nel 1768 da 32 uomini e due donne ; solo nel 1860 Laura Herford inviò un disegno firmato L.Herford : fu accettata al corso prima che qualcuno si rendesse conto che non era un uomo . Questo errore aprì le porte dell’accademia anche alle donne. Molto ardua anche la possibilità di dipingere soggetti nudi, ritenuti volgari nel caso la mano che sorreggeva la matita fosse quella di una donna . Influenti critici, quali John Ruskin rese popolare l’idea che la “grandezza dell’arte fosse al di là della portata femminile” : contro la sua visione rigorosa ed antiquata venne travolta dall’energia vitale dei Preraffaeliti. Questa mostra vuole celebrare le donne nell’arte, il loro contributo, la loro creatività con opere dal XIX secolo ai giorni nostri : “se non ci sono grandi artiste celebrate è perchè chi detiene il potere non le ha celebrate, non perchè non esistano”. Ancora nel 1985 le attiviste del Guerrilla Girls realizzarono un poster che chiedeva : “le donne devono essere nude per entrare al Metropolitan Museum of Art di New York ?”, in quanto meno del 5% degli artisti esposti sono donne, mentre l’ 85% dei nudi sono femminili.

Infine visitiamo un piccolo museo che raccoglie varie testimonianze della storia di questo territorio: un piccolo viaggio nei millenni del tempo.

Voglio però dare a Penzance ciò che si merita : ripesco dal mio archivio fotografico le immagini del nostro primo incontro baciato dal sole, dalla luce, dai colori e dal vento nel 2014.

Verso sera ci dirigiamo a St. Michel’s Mount, dove troviamo posto in un ampio parcheggio sterrato affacciato sulla baia. Continua a diluviare e io non mi sento bene per cui rinuncio alla visita di domani . Anche per St. Michel’s recupero un pò di immagini del 2014 per dare un’idea della meravigliosa baia , che diventa una enorme spiaggia con la bassa marea, molto ampia come per la sorella bretone .

Su questo fazzoletto di isola a due passi dalla costa si sarebbero insediati alcuni mercanti agli albori dell’era cristiana ; una visione dell’arcangelo Michele, emerso dalle acque, sarebbe all’origine della sua destinazione sacra e della costruzione di una cappella verso l’XI secolo. Cent’anni dopo i Benedettini di Mont Saint Michel, in Francia, colsero l’occasione della conquista normanna per fondare anche qui un monastero con chiesa nello stesso stile di quello francese ; questo fatto spiegherebbe la somiglianza tra i due , sebbene la realizzazione inglese sia inferiore per prestigio e dimensioni. Nel XVI secolo i benedettini dovettero abbandonare il luogo, che dapprima ospitò una guarnigione militare ed infine fu acquistato da privati. Gli attuali edifici mostrano una curiosa mescolanza di stili, connessa ai vari rimaneggiamenti apportati nel corso dei secoli. Molto belli i giardini ; nel gennaio 2026 la tempesta Goretti, con venti eccezionalmente forti (superiori a 160 km/h), ha abbattuto moltissimi alberi secolari in Cornovaglia e nelle isole Scilly e purtroppo ha decimato anche gli alberi di St. Michel.

Facciamo appena in tempo a rientrare in camper e ricomincia a piovere. Ci dirigiamo a Helston, dove visitiamo (e supportiamo con entusiasmo) il Seal’s Sanctuary, centro di recupero e cura per foche (ed altri animali) feriti. Purtroppo alcuni animali hanno patologie che non consentono il reinserimento in natura (ad esempio c’è una vecchia foca cieca) e vivranno nella loro piscina accuditi dagli operatori e dai volontari. Impariamo una nuova parola : fare la bottiglia , cioè galleggiare beatamente in posizione verticale come le foche.

Proseguiamo poi per Charlestown , dove ci fermiamo per la notte . La cittadina prende il nome da Charles Rashleigh, un commerciante locale che sviluppò il vecchio villaggio di pescatori alla fine del settecento, costruendovi un importante porto per il trasporto del rame e del caolino estratto dalle miniere di St. Austell. Il porto è splendido e non sembra aver subito grandi modifiche : qui sono stati girati alcuni film, tra cui Alice in Wonderland di Tim Burton. Anche qui un gruppo di baldi ed intrepidi ragazzi si tuffa in mare, mentre noi li guardiamo con le nostre giacche imbottite ed impermeabili .

Prossima tappa : Fowey, dove ci fermiamo giusto il tempo per una veloce visita, sempre sotto una pioggia battente. E’ il paese natale di Daphne du Maurier (autrice, tra l’altro, di Rebecca la prima moglie e del racconto che ispirò il film Gli uccelli di Hitchcock) ; a lei è dedicato un piccolo museo e un festival , con correlate alcune piccole e curiose librerie. Visitiamo la piccola Fimbarrus’s Church, con bellissime vetrate.

Purtroppo il clima avverso, ci costringe ad bypassare il percorso costiero che da capo Lizard arriva a St. Austell , punteggiato da minuscoli villaggi incastonati in piccole insenature, bellissime passeggiate sulle scogliere, spiagge azzurre…. Saremo costretti a tornare ….

Vacanze Londra, Cornovaglia e altro (capitolo 7)

Venerdì 29 maggio è una giornata un po’ loffia : al mattino accompagnamo la Jessica in stazione a Newquay, dove prenderà il treno che la riporta a Londra (con il suo pranzo da viaggio : panini, frutta e dolcetto). Dopo i saluti uno sprazzo di azzurro ci accompagna fino a sera per consolarci un po’.

Andiamo quindi a pochi chilometri a visitare Trerice House, dove troviamo i nostri amici che ci aspettano. “Grande dimora Elisabettiana in piccola scala” : altra bellissima proprietà del National Trust che ci troviamo sul percorso… Nella galleria di quadri ci accompagnano gli sguardi intensi dei vari proprietari residenti dal 1500 al 1950, che attraverso matrimoni oculati ed una forte posizione all’interno della corte reale, hanno consolidato la propria ricchezza : la famiglia Arundell , poi gli Aclands . Tutte stirpe di landlords, che come suggerisce il termine, sono “signori della terra”, proprietari terrieri che riscuotono i diritti di superficie dalle abitazioni , coltivazioni, attività commerciali presenti sui propri terreni : questa regola, tuttora in vigore, fa sì che la maggior parte dei proprietari di abitazioni situate sul suolo inglese paghino un affitto annuale ai proprietari del terreno, che allo scadere del contratto di locazione (che può essere di 1000 anni, ma anche di 100 o ancora meno ) potrebbe decidere di modificarne il prezzo, oppure anche di non rinnovarlo, decidendo di destinarlo ad altro uso : in tal caso i proprietari di alloggi verrebbero sfrattati e – non potendo portarsi via la propria casa – liquidati con una cifra da concordare. Lo status sociale di queste famiglie poteva anche migliorare in funzione della posizione raggiunta all’interno della corte reale, che rappresentava il centro assoluto di potere nella Inghilterra elisabettiana e garantiva potere e denaro. Per cui i membri di queste famiglie spesso si recavano a Londra per ottenere favori ed incarichi dalla regina o dal re. Anche i matrimoni erano combinati (favoriti oppure osteggiati) in rapporto al beneficio economico che derivava dall’unione dei rispettivi possedimenti , con saghe e genealogie famigliari ricche di stemmi nobiliari e certificati reali . Anche le dispute famigliari ed ereditarie spesso si risolvevano con decreti parlamentari. Spesso i landlord – che svolgevano anche funzioni pubbliche (High Sheriff of Cornwall : la più alta carica laica e cerimoniale conferita dal re , con compiti di rappresentanza, supporto ai sistemi di giustizia e pubblica sicurezza, beneficenza ) – non utilizzavano Trerice come residenza principale – avendo a disposizione altri possedimenti più vicini a Londra o ad altre residenze reali- bensì come casa per le vacanze o per i festeggiamenti. Il National Trust acquista Trerice House – in pessime condizioni generali – nel 1953 (per la somma di 14.000 sterline) . Decide quindi di affittare Trerice alla famiglia Eltons (commercianti con le Indie) al costo di uno scellino all’anno , per una durata di 200 anni ; gli Eltons si impegnano però ad effettuare vari lavori di ristrutturazione conservativa, che costarono 60.000 sterline ; in realtà John Elton lascio’ Trerice molto presto – nel 1965 – dopo la morte della moglie.

La bellissima vetrata del salone principale, composta da 576 riquadri di vetro piombati, molti dei quali sono originali e risalgono al XVI secolo : sembrano intessuti da una ragnatela di piombature delle molteplici riparazioni effettuate.

Approdiamo quindi a St. Ives, dove tutti i parcheggi sono in discesa : riusciamo ad appostarci sulla fila più elevata e posizioniamo i cunei sotto le ruote, almeno per evitare di rotolare.

Il borgo, che abbraccia tutto il porto, fu scoperto da decine di pittori all’inizio del XX secolo ed ha continuato ad attirare amanti del pennello e dei colori fino a farla diventare un luogo di appuntamento della comunità artistica (non è un caso che qui ci sia la Tate Gallery, sorella della londinese) : le viuzze del centro sono disseminate di piccole gallerie e studi con i dipinti esposti alle finestre. Era anche luogo di villeggiatura di scrittori : Virginia Woolf vi trascorreva l’estate. Facciamo una bella passeggiata nel centro del paese, che abbraccia tutto il porto : nonostante i ripetuti segnali di divieto molti ragazzi si tuffano nelle acque cristalline , anche in mare aperto lungo lo Smeaton’s Pier, dove sono oramai ormeggiati i barconi da pesca che hanno già scaricato le casse di sgombri di cui è rimasto solo l’odore (pare che ci siano spesso una o due foche , o anche qualche delfino in attesa di un pasto facile). Anche i gabbiani si pavoneggiano sui cartelli che invitano a non dare loro da mangiare. L’atmosfera è sorridente e festosa : ci accompagna la musica allegra di una famiglia di artisti di strada. Bellissime anche le spiagge che avvistiamo dall’altura della piccola St. Nicholas Chapel ( in particolare la grande Portmehor Beach ).

Dopo la notte, ci dirigiamo verso Land’s End , il punto più estremo della Cornovaglia Partiamo sotto un bel sole e arriviamo completamente circondati dalle nuvole, in mezzo ad una fine pioggerellina battente. Attraversiamo una zona ricca di testimonianze di un passato minerario (stagno).

Altra sosta al Pendeen Lighthouse, non visitabile, che ospita alcuni alloggi dove è possibile soggiornare. Facciamo anche rifornimento in una piccola area di servizio segnalata da tre galline che fanno le uova, dove riusciamo a fermarci.

Approdiamo al Land’s End Camping and Glamping, decisamente consigliato : bel prato, servizi perfettamente funzionanti, indicazioni gentili sulle passeggiate lungo la costa. La fine del mondo, un territorio quasi epico … e invece ci appare molto sfruttata, oramai quasi un parco di attrazioni (bancarelle, cibarie e dolci con i correlati odori in ogni angolo, sale cartoon, pupazzi giganti). Per fortuna tutto confinato all’interno dell’area accoglienza, dopo l’enorme parcheggio (che già per dimensioni testimonia il massiccio afflusso di visitatori, quasi tutti per fortuna ammassati nel parco divertimento). Foto di repertorio…

Tutto intorno è meravigliosa pace e bellezza … Oggi andremo verso Nanjzal Beach, per la quale non troviamo alcuna indicazione : ci dirigiamo fiduciosi verso sinistra, sapendo che prima o poi la incontreremo . Tra venti freddi e sferzanti percorriamo circa 3 km. di coastal path spettacolare ed infine arriviamo alla spiaggia naturalmente musicale, che attira bagnanti (e mistici) da tutto il mondo : infatti la particolare conformazione ad arco delle rocce, la piccola grotta ed il bacino antistante, creano un effetto sonoro molto particolare all’arrivo delle onde (poeticamente chiamato song of the sea) . Che noi non potremo ascoltare perché oggi ci sono solo onde abbastanza fragorose e roboanti : più simili ad un tuono che ad una melodia. Nonostante il moto ondoso, completato da un vivace vento freddo, ci sono alcune persone temerarie che fanno il bagno (ed anche campeggiano). Noi invece procediamo con triplo stato protettivo che diventerà la nostra divisa abituale (maglia di cotone + giacchino imbottito + antipioggia).

Rientriamo al campeggio seguendo le indicazioni del gestore, che ci ha consigliato di tagliare all’interno, attraverso i campi : percorso un poco avventuroso, non segnalato, che prevede : vari scavallamenti di muri di recinzione delle varie fattorie attraverso pertugi invisibili tra siepi spinose e su alti e strettissimi gradoni verticali, attraversamento di un canalone con discesa e risalita dentro ad un tunnel degli stessi arbusti spinosi, attraversamento di campi sterrati … tutto davvero bellissimo : veniamo ripagati da un mare di fiori viola dove potremmo tuffarci (vicia cracca : infestante , utilizzato come foraggio per il bestiame ; benefica per altre piante perche’ ha proprietà azotofissatrici e fertilizza il terreno ; è inoltre molto apprezzata da api e farfalle come fonte di nettare ; è una leguminosa che produce piccoli semi scuri commestibili).

Dopo una notte piovosa, siamo così arrivati a domenica 31 maggio : ci svegliamo avvolti dalla bambagia di una nuvola. Partiamo per l’esplorazione del coastal path a destra di Land’s End, che arriva alla spiaggia di Sennen Cove. E’ tutto bellissimo : ovunque posi lo sguardo non vedi che meraviglia. Non panorami, ma opere d’arte…. Devi solo aprire gli occhi e guardarti intorno : lasciare che il cielo, il mare, le rocce, le onde, i fiori, l’erba ti riempiano la testa ed il cuore.

E respirare…

Avvistiamo delle formazioni filamentose rossicce che punteggiano la brughiera : si tratta di cuscuta, una pianta erbacea parassita – soprannominata “erba ragna”, o “pianta vampiro” o “cappello di fata” proprio per il suo colore rossastro o arancione – che forma un groviglio di lunghissimi fusti sottili adagiato sulla vegetazione circostante. Una volta agganciata alla pianta ospite avvolgendosi in spire, perde il contatto con il suolo e vive totalmente a spese dell’altra pianta – che viene gravemente indebolita – sottraendole la linfa . I suoi semi germinano vicino al suolo, ma entro 5-10 giorni il germoglio deve raggiungere rapidamente una pianta verde – con un movimento indotto da stimoli chemiosensoriali – altrimenti morirà. Dopo aver avvistato il relitto di una nave qui naufragata, arriviamo al Coastguard lookout, un osservatorio costiero, ricco di interessanti annotazioni e memorie.

Arriviamo finalmente alla spiaggia : e qui il fato ci fa un regalo che non dimenticheremo mai . Nei pochi minuti in cui raggiungiamo la spiaggia (oltre che l’oretta trascorsa all’ Old Success Inn per pranzare) le nuvole sono improvvisamente spazzate via, l’aria è brillante , il cielo ed il mare si colorano di tutti gli azzurri più intensi. Mi scuso perchè ho messo tutte le foto : perchè anche voi possiate venire con me a passeggiare nella sabbia , a bagnare i piedi nell’acqua fredda, a sdraiarvi sulla sabbia calda per osservare il felice via vai in riva al mare . Senza pensieri. E respirare….

E di nuovo si rannuvola, mentre torniamo a prendere il bus a due piani che ci riporterà a Land’s End attraverso stradine strettissime. Ma prima visitiamo la Lifeboat House : la sede degli eroici soccorritori volontari in mare. Ammiriamo la possente barca di soccorso (dall’appropriato nome : The Tamar), il filmato (che mostra gli interventi in ogni condizione climatica, generalmente avversa: onde altissime, mare mosso, temperature sotto zero, venti sferzanti) e le spiegazioni della gentilissima volontaria che ci accoglie. E’ molto stupita ad apprendere che in Italia non esiste un corpo di volontari organizzati per il soccorso in mare (ma solo su terra). E come al solito contribuiamo con entusiasmo alla raccolta fondi del centro, acquistando un pò di regali per amici e parenti.

Royal National Lifeboat Institution . Saving lives at sea. ( RNLI )

Rientriamo al campeggio, per le operazioni prepartenza : e c’è di nuovo il sole….

Ci salutano gli animali del gestore del campeggio che passeggiano indisturbati nel cortile : maiali, pecore, tacchini, asini, galline, papere … (che però non ho potuto fotografare, per l’attenta vigilanza dei due cani da guardia) . Buonanotte….