Vacanze Londra, Cornovaglia e altro (capitolo 7)

Venerdì 29 maggio è una giornata un po’ loffia : al mattino accompagnamo la Jessica in stazione a Newquay, dove prenderà il treno che la riporta a Londra (con il suo pranzo da viaggio : panini, frutta e dolcetto). Dopo i saluti uno sprazzo di azzurro ci accompagna fino a sera per consolarci un po’.

Andiamo quindi a pochi chilometri a visitare Trerice House, dove troviamo i nostri amici che ci aspettano. “Grande dimora Elisabettiana in piccola scala” : altra bellissima proprietà del National Trust che ci troviamo sul percorso… Nella galleria di quadri ci accompagnano gli sguardi intensi dei vari proprietari residenti dal 1500 al 1950, che attraverso matrimoni oculati ed una forte posizione all’interno della corte reale, hanno consolidato la propria ricchezza : la famiglia Arundell , poi gli Aclands . Tutte stirpe di landlords, che come suggerisce il termine, sono “signori della terra”, proprietari terrieri che riscuotono i diritti di superficie dalle abitazioni , coltivazioni, attività commerciali presenti sui propri terreni : questa regola, tuttora in vigore, fa sì che la maggior parte dei proprietari di abitazioni situate sul suolo inglese paghino un affitto annuale ai proprietari del terreno, che allo scadere del contratto di locazione (che può essere di 1000 anni, ma anche di 100 o ancora meno ) potrebbe decidere di modificarne il prezzo, oppure anche di non rinnovarlo, decidendo di destinarlo ad altro uso : in tal caso i proprietari di alloggi verrebbero sfrattati e – non potendo portarsi via la propria casa – liquidati con una cifra da concordare. Lo status sociale di queste famiglie poteva anche migliorare in funzione della posizione raggiunta all’interno della corte reale, che rappresentava il centro assoluto di potere nella Inghilterra elisabettiana e garantiva potere e denaro. Per cui i membri di queste famiglie spesso si recavano a Londra per ottenere favori ed incarichi dalla regina o dal re. Anche i matrimoni erano combinati (favoriti oppure osteggiati) in rapporto al beneficio economico che derivava dall’unione dei rispettivi possedimenti , con saghe e genealogie famigliari ricche di stemmi nobiliari e certificati reali . Anche le dispute famigliari ed ereditarie spesso si risolvevano con decreti parlamentari. Spesso i landlord – che svolgevano anche funzioni pubbliche (High Sheriff of Cornwall : la più alta carica laica e cerimoniale conferita dal re , con compiti di rappresentanza, supporto ai sistemi di giustizia e pubblica sicurezza, beneficenza ) – non utilizzavano Trerice come residenza principale – avendo a disposizione altri possedimenti più vicini a Londra o ad altre residenze reali- bensì come casa per le vacanze o per i festeggiamenti. Il National Trust acquista Trerice House – in pessime condizioni generali – nel 1953 (per la somma di 14.000 sterline) . Decide quindi di affittare Trerice alla famiglia Eltons (commercianti con le Indie) al costo di uno scellino all’anno , per una durata di 200 anni ; gli Eltons si impegnano però ad effettuare vari lavori di ristrutturazione conservativa, che costarono 60.000 sterline ; in realtà John Elton lascio’ Trerice molto presto – nel 1965 – dopo la morte della moglie.

La bellissima vetrata del salone principale, composta da 576 riquadri di vetro piombati, molti dei quali sono originali e risalgono al XVI secolo : sembrano intessuti da una ragnatela di piombature delle molteplici riparazioni effettuate.

Approdiamo quindi a St. Ives, dove tutti i parcheggi sono in discesa : riusciamo ad appostarci sulla fila più elevata e posizioniamo i cunei sotto le ruote, almeno per evitare di rotolare.

Il borgo, che abbraccia tutto il porto, fu scoperto da decine di pittori all’inizio del XX secolo ed ha continuato ad attirare amanti del pennello e dei colori fino a farla diventare un luogo di appuntamento della comunità artistica (non è un caso che qui ci sia la Tate Gallery, sorella della londinese) : le viuzze del centro sono disseminate di piccole gallerie e studi con i dipinti esposti alle finestre. Era anche luogo di villeggiatura di scrittori : Virginia Woolf vi trascorreva l’estate. Facciamo una bella passeggiata nel centro del paese, che abbraccia tutto il porto : nonostante i ripetuti segnali di divieto molti ragazzi si tuffano nelle acque cristalline , anche in mare aperto lungo lo Smeaton’s Pier, dove sono oramai ormeggiati i barconi da pesca che hanno già scaricato le casse di sgombri di cui è rimasto solo l’odore (pare che ci siano spesso una o due foche , o anche qualche delfino in attesa di un pasto facile). Anche i gabbiani si pavoneggiano sui cartelli che invitano a non dare loro da mangiare. L’atmosfera è sorridente e festosa : ci accompagna la musica allegra di una famiglia di artisti di strada. Bellissime anche le spiagge che avvistiamo dall’altura della piccola St. Nicholas Chapel ( in particolare la grande Portmehor Beach ).

Dopo la notte, ci dirigiamo verso Land’s End , il punto più estremo della Cornovaglia Partiamo sotto un bel sole e arriviamo completamente circondati dalle nuvole, in mezzo ad una fine pioggerellina battente. Attraversiamo una zona ricca di testimonianze di un passato minerario (stagno).

Altra sosta al Pendeen Lighthouse, non visitabile, che ospita alcuni alloggi dove è possibile soggiornare. Facciamo anche rifornimento in una piccola area di servizio segnalata da tre galline che fanno le uova, dove riusciamo a fermarci.

Approdiamo al Land’s End Camping and Glamping, decisamente consigliato : bel prato, servizi perfettamente funzionanti, indicazioni gentili sulle passeggiate lungo la costa. La fine del mondo, un territorio quasi epico … e invece ci appare molto sfruttata, oramai quasi un parco di attrazioni (bancarelle, cibarie e dolci con i correlati odori in ogni angolo, sale cartoon, pupazzi giganti). Per fortuna tutto confinato all’interno dell’area accoglienza, dopo l’enorme parcheggio (che già per dimensioni testimonia il massiccio afflusso di visitatori, quasi tutti per fortuna ammassati nel parco divertimento). Foto di repertorio…

Tutto intorno è meravigliosa pace e bellezza … Oggi andremo verso Nanjzal Beach, per la quale non troviamo alcuna indicazione : ci dirigiamo fiduciosi verso sinistra, sapendo che prima o poi la incontreremo . Tra venti freddi e sferzanti percorriamo circa 3 km. di coastal path spettacolare ed infine arriviamo alla spiaggia naturalmente musicale, che attira bagnanti (e mistici) da tutto il mondo : infatti la particolare conformazione ad arco delle rocce, la piccola grotta ed il bacino antistante, creano un effetto sonoro molto particolare all’arrivo delle onde (poeticamente chiamato song of the sea) . Che noi non potremo ascoltare perché oggi ci sono solo onde abbastanza fragorose e roboanti : più simili ad un tuono che ad una melodia. Nonostante il moto ondoso, completato da un vivace vento freddo, ci sono alcune persone temerarie che fanno il bagno (ed anche campeggiano). Noi invece procediamo con triplo stato protettivo che diventerà la nostra divisa abituale (maglia di cotone + giacchino imbottito + antipioggia).

Rientriamo al campeggio seguendo le indicazioni del gestore, che ci ha consigliato di tagliare all’interno, attraverso i campi : percorso un poco avventuroso, non segnalato, che prevede : vari scavallamenti di muri di recinzione delle varie fattorie attraverso pertugi invisibili tra siepi spinose e su alti e strettissimi gradoni verticali, attraversamento di un canalone con discesa e risalita dentro ad un tunnel degli stessi arbusti spinosi, attraversamento di campi sterrati … tutto davvero bellissimo : veniamo ripagati da un mare di fiori viola dove potremmo tuffarci (vicia cracca : infestante , utilizzato come foraggio per il bestiame ; benefica per altre piante perche’ ha proprietà azotofissatrici e fertilizza il terreno ; è inoltre molto apprezzata da api e farfalle come fonte di nettare ; è una leguminosa che produce piccoli semi scuri commestibili).

Dopo una notte piovosa, siamo così arrivati a domenica 31 maggio : ci svegliamo avvolti dalla bambagia di una nuvola. Partiamo per l’esplorazione del coastal path a destra di Land’s End, che arriva alla spiaggia di Sennen Cove. E’ tutto bellissimo : ovunque posi lo sguardo non vedi che meraviglia. Non panorami, ma opere d’arte…. Devi solo aprire gli occhi e guardarti intorno : lasciare che il cielo, il mare, le rocce, le onde, i fiori, l’erba ti riempiano la testa ed il cuore.

E respirare…

Avvistiamo delle formazioni filamentose rossicce che punteggiano la brughiera : si tratta di cuscuta, una pianta erbacea parassita – soprannominata “erba ragna”, o “pianta vampiro” o “cappello di fata” proprio per il suo colore rossastro o arancione – che forma un groviglio di lunghissimi fusti sottili adagiato sulla vegetazione circostante. Una volta agganciata alla pianta ospite avvolgendosi in spire, perde il contatto con il suolo e vive totalmente a spese dell’altra pianta – che viene gravemente indebolita – sottraendole la linfa . I suoi semi germinano vicino al suolo, ma entro 5-10 giorni il germoglio deve raggiungere rapidamente una pianta verde – con un movimento indotto da stimoli chemiosensoriali – altrimenti morirà. Dopo aver avvistato il relitto di una nave qui naufragata, arriviamo al Coastguard lookout, un osservatorio costiero, ricco di interessanti annotazioni e memorie.

Arriviamo finalmente alla spiaggia : e qui il fato ci fa un regalo che non dimenticheremo mai . Nei pochi minuti in cui raggiungiamo la spiaggia (oltre che l’oretta trascorsa all’ Old Success Inn per pranzare) le nuvole sono improvvisamente spazzate via, l’aria è brillante , il cielo ed il mare si colorano di tutti gli azzurri più intensi. Mi scuso perchè ho messo tutte le foto : perchè anche voi possiate venire con me a passeggiare nella sabbia , a bagnare i piedi nell’acqua fredda, a sdraiarvi sulla sabbia calda per osservare il felice via vai in riva al mare . Senza pensieri. E respirare….

E di nuovo si rannuvola, mentre torniamo a prendere il bus a due piani che ci riporterà a Land’s End attraverso stradine strettissime. Ma prima visitiamo la Lifeboat House : la sede degli eroici soccorritori volontari in mare. Ammiriamo la possente barca di soccorso (dall’appropriato nome : The Tamar), il filmato (che mostra gli interventi in ogni condizione climatica, generalmente avversa: onde altissime, mare mosso, temperature sotto zero, venti sferzanti) e le spiegazioni della gentilissima volontaria che ci accoglie. E’ molto stupita ad apprendere che in Italia non esiste un corpo di volontari organizzati per il soccorso in mare (ma solo su terra). E come al solito contribuiamo con entusiasmo alla raccolta fondi del centro, acquistando un pò di regali per amici e parenti.

Royal National Lifeboat Institution . Saving lives at sea. ( RNLI )

Rientriamo al campeggio, per le operazioni prepartenza : e c’è di nuovo il sole….

Ci salutano gli animali del gestore del campeggio che passeggiano indisturbati nel cortile : maiali, pecore, tacchini, asini, galline, papere … (che però non ho potuto fotografare, per l’attenta vigilanza dei due cani da guardia) . Buonanotte….