
Giovedì 28 maggio il sole ci abbandona, a parte un breve spiraglio nel pomeriggio per la passeggiata sulle scogliere di Tintagel : nei giorni a venire farà capolino per brevi sprazzi, lasciando il posto ad un clima grigio, piovoso ( a tratti piovosissimo) e soprattutto freddo. Passeremo rapidamente dagli attuali 33 gradi ad 8 gradi di notte e 12 di giorno. E dovremo purtroppo modificare il nostro programma di spiagge e passeggiate costiere, spesso impraticabili.
Iniziamo la giornata con Clovelly : villaggio con casette fiorite che si aggrappano sul fianco di una falesia, attorno ad un vicolo lastricato che scende a perpendicolo fino ad un porticciolo del XIII secolo incastonato di fronte all’oceano. Il mezzo di trasporto più utilizzato è rappresentato dalle slitte che portano beni e persone trainate da asini ( che noi però non vediamo affatto). Sembra di fare una salto temporale all’indietro … sin dall’accesso : dopo aver parcheggiato assistiti da un solerte operatore, siamo indirizzati drasticamente alla biglietteria. Esatto : perché il proprietario terriero dell’intero villaggio – che qui risiede nella casa più bella – fa pagare il biglietto per entrare nelle sue proprietà (10.90 sterline a persona).
E iniziando la discesa pensiamo che il biglietto comprenda anche una clausola che lo liberi da ogni responsabilità derivante da una eventuale caduta lungo il ripidissimo acciotolato. Le case sono caratteristiche, decorate con materiali poveri : ghirlande costruite con i gusci delle conchiglie, cestini e fiori ; i negozi vendono ciotoli e vetrini levigati dal mare. La spiaggia sembra uscita da un vecchio film su avventure marinare d’altri tempi. Rimaniamo delusissimi quando – arrivati al porto completamente a digiuno – ci sentiamo negare la english breakfast, ed anche solamente la breakfast: ci sono solamente dolcetti confezionati. La cocente delusione ci porta a risalire al nostro camper : utilizzando una navetta, ovviamente a pagamento (3,75 sterline a persona).
Purtroppo tutto ci sembra davvero una trappola per turisti : che sembra aver inesorabilmente soffocato lo spirito del luogo. Speriamo che l’eterna saggezza della natura sappia recuperare l’insipienza degli umani…. Peccato





























Ci dirigiamo a Tintagel, che ci apre le porte della Cornovaglia e dove antiche leggende celtiche dicono sia nato Re Artù nel VI secolo . E’ un luogo di storia e memoria molto caro alla gente : qui è meglio non dubitare della sua esistenza, anche se l’intera epopea delle sue gesta, scritta nel XII secolo, è talmente romanzata e fantasiosa, che gli studiosi non sono ancora giunti ad alcuna conclusione certa. . Re Artù avrebbe sposato Ginevra, liberato la spada di Excalibur dalla roccia nella quale era conficcata , ed avrebbe conquistato il regno di Avalon, con Merlino, eminenza grigia con il cappello a punta e barba bianca. Parsifal, Lancillotto, Galvano, Galeotto, Tristano, e gli altri cavalieri della Tavola Rotonda (12, o alcune centinaia, o anche 1600…) partirono alla ricerca del Santo Graal, la coppa nella quale Cristo avrebbe bevuto durante l’Ultima Cena. Nessuna testimonianza certa è stata ritrovata, ma la leggenda continua.
E queste leggende hanno infiammato cuori ed ispirato artisti : non posso non ricordare gli splendidi Arazzi del Santo Graal tessuti da William Morris nel 1891 (in lana e seta su ordito di cotone, su progetto dei preraffaeliti : Burne Jones, Morris, Dearle), visti alla bellissima mostra sui Preraffaeliti del Museo Civico San Domenico di Forlì (una delle più belle che io abbia mai visitato nella vita) . Solo qualche citazione :











Dopo aver parcheggiato su un bel prato (parcheggio ottimo anche per la notte) ci dirigiamo verso il Castello (o meglio le rovine del castello) . I tempi sono un po’ stretti … troppo stretti : in biglietteria sono irremovibili e non ci fanno entrare, perché ci vuole circa mezz’ora solo per arrivare alle rovine del castello, appollaiate al margine di una ripida falesia ed unite allo scoglio di fronte da una serie di vertiginosi ponti sovrapposti.
Decidiamo allora molto velocemente di visitare – finchè è aperto – The Old Post Office, gestito dal National Trust, in virtù della sua vicinanza allo spettacolare scogliera di Barras Nose e del leggendario passato di Tintagel : una vecchissima casetta in pietra costruita tra il 1350 e il 1400, che custodisce più di sei secoli di storia : è tutta in pietra grigia, con il tetto e le pareti ondulate, che sfidano la furia dei venti e danzano come le onde dell’oceano. Fu costruita con il lato lungo affacciato sulla strada (e non con quello corto come consuetudine), per la temporanea disponibilità di spazi legata alla “morte nera”, l’epidemia di peste portata dalle navi , che decimò la popolazione della Cornovaglia nel 1349. Sopravvisse miracolosamente intatta a tutte le vicende storiche che si sono susseguite nei secoli, e fu salvata da una vendita all’asta da un’artista locale la signora Catherine Johns, che la acquistò nel 1895 per la somma di 350 sterline impegnandosi a preservarla. La somma per i lavori necessari fu raccolta attraverso l’organizzazione di una mostra e la vendita di varie opere di artisti locali. Nel 1900 il National Trust lo acquisì per 200 sterline dalla signora Johns, che conservò il diritto di abitazione sino alla morte. Negli ultimi decenni ha richiesto importanti interventi conservativi, realizzati in collaborazione con imprese del territorio. Il nome deriva dal periodo durante il quale il proprietario, tra l’altro, svolse le funzioni di ufficio postale, di cui conserva ancora vecchi reperti , oltre ad una collezione eclettica di oggetti. Nel 1844 venne aperto l’ufficio postale di Trevena (nome previttoriano di Tintagel), per una corrispondenza che ammontava a 125 lettere alla settimana . Fino al 1890 però l’ufficio per i telegrammi rimase a Boscastle a circa 5 km. (e tali missive venivano recapitate a piedi).
Visitiamo poi la vetusta abitazione : grandissimo focolare, vero cuore pulsante della casa, piccole stanzette ranicchiate sotto le travi del soffitto, unite da piccolissime scalette verticali dagli altissimi e strettissimi scalini . La casa medioevale si visita in quattro passi : saltando da una scala all’altra, e da una balaustra al sottotetto. Alle pareti sono appesi molti “imparaticci” del 1800, che facevano parte dell’educazione delle giovani ragazze (Frances Rowley, Eliza Prenton di 15 anni, Alice Shofield di 9 anni , Mary Ann Thomson di 12 anni , Elizabeth Smith di 15 anni) , ricamate con minuscoli (per non dire microscopici) punti croce che sicuramente dimostravano la loro abilità nel cucito. E ci sembra quasi di vederle cucire vicino alla minuscola finestra, o scaldate dal fuoco del camino nei pomeriggi invernali lunghi e bui : l’atmosfera è quieta, romantica, domestica e calorosa. E scopriamo la funzione dell’alta piattaforma con balaustra che sovrasta la sala : serviva quale stanza dove le ragazze e donne potevano dormire tranquille, fino al momento in cui si sarebbero sposate, protette dalle indesiderate attenzioni degli uomini. E si pensa che a questi balconcini (poco romantici) si debba far risalire il modo di dire che indica le donne troppo vecchie per trovar marito (in Italia dette zittelle) : “left on the shelf”, letteralmente lasciata sullo scaffale .
Nonostante la semplicità c’è tutto ciò che servirebbe per vivere protetti (i muri hanno uno spessore di 70-100 cm) e contenti. E basta uscire per respirare l’energico splendore del mare, o per sedersi dietro casa tra il profumo del giardino fiorito . E qui troviamo una piccola libreria e qualche libro usato : “mille modi per cucinare le patate”. Ma anche la prima edizione del romanzo “Nata libera” : protagonista la leonessa Elsa, adottata, curata e reintrodotta in natura da una coppia che interviene a soccorrere la cucciola rimasta orfana, ma farà di tutto per riportarla a quella che è la sua vera vita da leonessa nella savana, operazione non semplice per un animale cresciuto in cattività ; dovranno inventare stratagemmi per insegnarle a cacciare e a sopravvivere da sola nella savana, correre il rischio mortale della liberazione e dell’ignoto ; da bambina ho pianto calde lacrime guardando il film tratto da questi due volumi. E siamo ancora una volta stupiti dal fatto che queste vecchissime pietre, così remote e solide, possano nascondere e proteggere qualcosa che ci suona tanto amato e famigliare .





Ci orientiamo quindi ad una esplorazione del fedele coastal path : i ponti tra il castello e lo scoglio antistante continueranno a riempire l’orizzonte – sempre più piccoli e lontani – per tutta la passeggiata. Nelle grotte sotto il castello soggiornano anche le foche, che però non riusciamo a vedere.




















Un pò di foto tratte dal web per dare l’idea di quanto ci siamo persi (risparmiando peraltro le 20 sterline del biglietto individuale) ….

