Vacanze : Londra,Cornovaglia e altro(capitolo 10)

Oramai inesorabilmente sulla via del ritorno , ci fermiamo a Salisbury, per visitare la grande cattedrale. La città viene fondata dagli abitanti di Old Sarum , che nel 1220 e si trasferiscono in questa nuova postazione, meno arida della collina fortificata di epoca romana.

La cattedrale viene costruita a forma di croce , simbolo importante della Cristianità ; i lavori iniziano nel 1220 e vengono completati nel 1258, in un’unica fase, in stile gotico “early english” : l’insieme è pertanto estremamente armonioso e coerente . Solo la guglia viene aggiunta nel XIV secolo ed è la più alta di Inghilterra (123 metri) . Vengono utilizzate 60.000 tonnellate di pietra, 2800 tonnellate di rovere, 420 tonnellate di piombo. Dal 1991 è la prima cattedrale inglese a istituire un coro completamente professionale di coriste.

Nel magnifico chiostro quadrato – ornato di sirene e draghi – svettano due alberi di cedro piantati oltre 150 anni per celebrare l’ascesa al trono della regina Vittoria. Nella Sala Capitolare (Chapter House) viene conservato uno dei quattro esemplari noti della Magna Carta , primo documento costitutivo della legislazione inglese concesso da Giovanni senza Terra nel 1215 : contiene l’Habeas Corpus, complesso di norme in base alle quali “nessun uomo libero può essere imprigionato o perseguito senza la garanzia di un equo processo davanti ai suoi pari ” e persino il monarca deve rispettare le leggi. Regolamenta anche i diritti del popolo inglese : in una sola pagina (su pelle di pecora) scritta in caratteri minuscoli ma ancora leggibilissimi, descrive principi di libertà e giustizia validi ancora oggi (regolamenta i pesi e le misure per il commercio, stabilisce le regole di diritto ereditario tutelando i soggetti più deboli, ad esempio le donne vedove e senza figli, che potevano essere facilmente depredate di ogni avere… ). La sala è bellissima : di forma ottagonale con volta a ventaglio da cui scende un elegante colonnato di marmo . Il fregio sopra gli archi illustra episodi dell’antico testamento (Genesi, Esodo, Torre di Babele …) .

La cattedrale è imponente, sia dall’esterno che all’interno . Contiene un uno dei più antichi orologi meccanici d’Europa (1382), tuttora funzionante, con un complesso meccanismo di funi e pesi che salgono fino al soffitto : non ha quadrante nè lancette ma indica l’ora esatta suonando una campana ogni ora, e indicava ai sacerdoti quando pregare e quando iniziare le funzioni religiose .

Nelle navate laterali sono appesi molti stendardi militari, per ricordare l’onore, lo spirito e il patrimonio dei reggimenti. Anche alcune vetrate ricordano gli abitanti di Salisbury che hanno prestato servizio durante la seconda guerra mondiale (soldati, aviatori, marinai, vigili del fuoco, guardia nazionale, protezione civile, le donne dei corpi militari) . Gli angeli hanno stendardi che dichiarano “libertà dalla paura, libertà dal bisogno, libertà di religione, libertà di parola”.

Gli stalli del coro in legno scuro sono completamente originale e bellissimi : sembrano raccontare una favola gotica animata da molti personaggi tutti diversi tra loro, animali fantastici e musici intagliati. Altrettanto incantevoli le vetrate, dai colori vividi, accesi dal sole che finalmente è tornato a splendere, all’improvviso. E al centro della navata principale una enorme fonte battesimale in cui si riflettono le maestose volte, progettata dallo scultore acquatico William Pye.

Dormiamo in un parcheggio (gratuito per la sosta notturna) a Winchester ; al mattino si riempie velocemente e dobbiamo scappare in gran velocità per non rimanere bloccati . Proseguiamo il nostro cammino e ci dirigiamo verso Chawton, piccolo villaggio in cui il tempo si è davvero fermato al 1800 : piccoli cottage a graticcio con i tetti in paglia decorati da animali di varia foggia . Visitiamo Chawton House , la bella casa elisabettiana ereditata dal fratello Edward , dove Jane Austen ha vissuto gli ultimi 8 anni della sua vita, e dove ha scritto tutti e sei i suoi amati romanzi . Ci immergiamo completamente nell’atmosfera intima dei suoi libri. Nei vicini cottage hanno abitato persone che frequentavano regolarmente la scrittrice ed hanno ispirato alcuni personaggi dei suoi libri : nel Tatch cottage viveva miss. Benn che ha ispirato il personaggio di Miss Bates in Emma ed era presente alla lettura notturna di Orgoglio e Pregiudizio, appena pubblicato ; nell’Orchard cottage viveva Harriet, giovane ragazza che andava dalla sorella di Jane , Cassandra, per esercitarsi nella lettura ; il Malthouse cottage , dove si produceva birra che, quando era ormai stantia, era un ingrediente dell’inchiostro utilizzato da Jane per scrivere ; la fattoria, dove la famiglia Austen si riforniva di latte, mandando il domestico ed il cane Link, che portava il secchio in bocca ; la Chiesa di San Nicola dove Jane frequentava regolarmente le funzioni e dove il fratello Henry prestò servizio come curato.

Jane è la sesta di sette fratelli, con i quali poteva giocare, divertirsi, leggere, recitare : appartiene ad una famiglia intelligente e creativa . Inizia presto a scrivere articoli, poesie, parodie dei romanzi che leggeva. Vive i suoi tumulti adolescenziali nei primi racconti che scrive tra gli 11 e i 17 anni, raccogliendoli in tre volumetti – Primo, Secondo e Terzo, come d’uso all’epoca – dedicandoli a suoi famigliari : le giovani protagoniste si mettono nei guai, rifiutando di comportarsi in modo decoroso, mangiano e bevono in eccesso, rubano, mentono, litigano e scappano con i fidanzati di altre ragazze . Cambia poi radicalmente il proprio stile ; a Chawton scrive su un piccolo tavolino in una nicchia tra il camino e la finestra, su piccoli foglietti (12 x 19 cm) ; il tavolino era anche leggero, cosicchè Jane poteva spostarlo a seconda della luce (l’unica illuminazione artificiale era quella delle candele). La pubblicazione delle sue novelle è all’inizio difficoltosa nonostante il pieno sostegno del padre, poi – a seguito del rapido successo di vendite e l’entusiasmo della critica – Jane purtroppo cede i diritti di pubblicazione a fronte del pagamento dell’opera. Un ricercatore della Banca d’Inghilterra – analizzando i contratti editoriali – ha stimato che Jane Austen abbia incassato nel corso della sua vita complessivamente 631 sterline (che si riducono a 575 dopo il pagamento delle tasse), equivalenti a poco più di 45.000 sterline odierne. Nei 210 anni trascorsi dalla sua pubblicazione il solo Orgoglio e pregiudizio ha venduto oltre 20 milioni di copie in tutto il mondo, ed è stato adattato per radio, teatro, televisione e cinema. Dopo la sua morte nel 1817 all’età di 41 anni, Jane Austen ha infatti sviluppato una straordinaria eredità emotiva : raggiunge tutte le generazioni, in tutto il mondo, che hanno trovato conforto e sollievo nella sua lettura, come i soldati nelle trincee della prima guerra mondiale, come Winston Churchill nel suo letto di malato. Ed in questa scia di affetto si colloca anche la famiglia Carpenter – che ha ristrutturato l’abitazione con estrema attenzione a preservarla – dedicandola al figlio Philip John caduto in battaglia sul lago Trasimeno durante la seconda guerra mondiale .

“Till this moment I never knew myself” (Fino a questo momento non mi sono mai conosciuta), è una citazione da Orgoglio e Pregiudizio che ha ispirato una installazione artistica di Clare Twomey per la casa di Jane Austen : gioca con le idee di autoriflessione, comprensione, conoscenza, consapevolezza, i modi in cui i lettori di Jane Austen leggono i suoi romanzi rispecchiandosi in essi, trovando se stessi. E’ composta di 60 specchi – sui quali è incisa questa frase con la calligrafia di Jane Austen – che creano un riflesso della casa, degli oggetti, dello spettatore e degli altri visitatori . “Quando visitiamo la casa di un autore…la stanza dove Jane Austen scrisse i suoi libri … è più di un luogo di lavoro passato, è un luogo di grandi parole, di intuizioni sull’essenza stessa della sensibilità umana, è un luogo di pellegrinaggio per molti . … si entra con la speranza di trovare un momento di riconoscimento del proprio viaggio …che le parole possano respirare nello spazio con noi… Perchè intraprendiamo tali viaggi : per ritrovarci riflessi negli spazi e nelle storie che ci riconoscono … La letteratura agisce da specchio, riflettendo le nostre vite, relazioni e lotte attraverso la lente dei personaggi…gli specchi diventano una metafora dell’atto stesso della lettura, un processo di scoperta e trasformazione di sè … Crea un dialogo tra passato e presente, tra autore e lettore, immaginazione e realtà . Ci invita a considerare come il mondo di Austen e il nostro siano intrecciati e come le sue parole continuino a guidarci nella ricerca di significato, connessione e di noi stessi”.

Ci dirigiamo a Brighton, dove perdiamo due ore alla ricerca – vana – di un parcheggio per la notte : i posti che conoscevamo (lungomare a fianco del Pier) sono invasi da strutture turistiche, terminate o in costruzione. Anche il campeggio, che non ha buoni collegamenti con il centro – non ci offre soluzione. Per cui decidiamo di prendere la litoranea e cercare un parcheggio vicino alla fermata di un bus che ci consenta di visitare la città : tutte le possibilità di sosta sono impedite ai camper con limitatori di altezza e dobbiamo arrivare fino a Seaford – dopo 20 km. all’inizio delle Seven Sister – per trovare un parcheggio dove ci fermiamo per la notte . Ci fermiamo per modo di dire : perchè soffia un vento fortissimo, che solleva onde fragorose e ci farà ballare tutta notte. Essendo proprio in riva al mare, consulto anche il bollettino delle onde anomale di Seaford, per verificare che non ci siano allerte particolari. Mentre noi non riusciamo neppure a fare una passeggiata, i gabbiani si divertono a cavalcare le raffiche e riescono a rimanere fermi o a fare planate ed evoluzioni rapidissime.

Il mattino dopo l’aria è limpidissima e la luce mutevole : gioca con i colori del mare e delle navi che passano in un caleidoscopio continuo. Andiamo a prendere il bus per Brighton e ci godiamo una bellissima corsa panoramica, dai posti al secondo piano.

Brighton è una città che si fa amare : è in corso il recupero complessivo di tutta l’area circostante il Brighton Pier. Fu lanciata da re Giorgio IV che – soppiantando Bath – la elesse a meta di svago, divertimento e cura (talassoterapia : bagni di mare) costruendo il Royal Pavillon , e gli è rimasta fedele : inglese quanto potè esserlo questo re, con una vocazione decadente. Oggi è la stazione balneare dei londinesi, ma anche residenza dei “brightonians” che lavorano nella capitale, studenti di belle arti o delle due università locali ; vanno poi aggiunti villeggianti, turisti e pensionati, oltre che una comunità new-hippy-cool-squatter (testimoniata dalla street art), oltre che una cospicua comunità gay . Brighton non ha castello nè cattedrale, ma un luna park sul lungo pontile, un enorme palazzo dei giochi reali, più di 400 ristoranti ( tra cui alcuni di Jamie Olivier) ed una lunga passeggiata sul lungomare ; oltre che uno sviluppo urbanistico ricco di edifici futuristici, boutique hotel con stanze bizzarre, una frenetica vita notturna. Dal Brighton Pier in mezzo al mare si possono vedere i resti di una struttura metallica : era una piattaforma dove Charlie Chaplin girava alcuni episodi delle sue comiche.

Noi abbiamo oramai i giorni contati e possiamo visitare unicamente il Royal Pavillon, il palazzo delle feste voluto dal principe del Galles – futuro Giorgio IV – come sua residenza, alla fine del 1700 : una disneyland ante litteram, incredibile stravaganza architettonica, miscuglio tra stile arabo, indiano, cinese e moghul . Gli interni offrono una concentrazione di arredi orientali finemente lavorati , nessuno dei quali è originale : arredi, sculture, ceramiche, corrimano in finto bambù di metallo, lanterne, tende, tappeti, fioriture , lampadari, uccelli, dragoni che spuntano da ogni dove, paraventi, parasoffitti decorati, tappezzerie, girasoli enormi, triofi … Tutto preso singolarmente è anche bello : vedendo tutto insieme l’effetto è decisamente ridondante e un poco stordente, too much. Le feste dovevano essere molto goderecce : la tavola era riccamente imbandita , i menù delle feste indicano oltre 300 portate tra cui i commensali potevano scegliere ( i vari piatti venivano serviti contemporaneamente e non in sequenza : 30 primi, poi 150 secondi, 40 dolci… ) ; una scala collegava l’appartamento privato del sovrano alla camera della sua amante . Fu proprio per questa fama di “luogo di perdizione” – ed anche per i costi esorbitanti di manutenzione – che la regina Vittoria, che pure vi aveva soggiornato prima di salire al trono , decise di abbandonare il Pavillon (non senza aver portato con sè i pezzi migliori), vendendolo alla comunità locale . Nel 1990 è stato completato un importante intervento di restauro conservativo (del costo di 10 milioni di sterline).

Salutiamo Brighton facendo un salto a vedere una delle prime opere di Bansky , una delle più caustiche : il bacio tra i due poliziotti (Kissing coppers, del 2004). L’immagine dell’omosessualità assume un significato di sberleffo nei confronti dell’autorità , ma è anche un invito a combattere l’omofobia e l’ipocrita negazione dell’omosessualità nel mondo militare. Quella che vediamo è comunque una copia su tela : l’ opera originale è stata venduta dal proprietario del pub ad una galleria newyorchese e battuto poi all’asta in Florida nel 2014 per 420.000 euro.

Un poco frastornati ci fermiamo a pranzo da Harry Ramsden’s dove ci rifocilliamo con il suo mitico fish and chips (un intero merluzzo).

Alla fine della giornata ci dirigiamo al farm-campsite scelto per la notte : Gabriel Fishery (non so dire esattamente dove). Il proprietario – gentilissimo – esce di casa e riapre la reception per accoglierci nonostante arriviamo decisamente tardi : ci indica lo sterrato da prendere e ci fornisce tutte le indicazioni di utilizzo dei servizi. Facciamo un bel tratto di strada in questa vasta area intorno ad alcuni laghi da pesca , con diversi campi di sosta dotati di servizi molto essenziali . Ingaggiamo una lotta con la doccia, dal meccanismo di regolazione della temperatura pressochè impossibile da gestire : o NON fai la doccia fredda o NON la fai bollente. Dopo lunghi tentativi riesco a trovare un compromesso accettabile, anche se un pò caldino . Tutti belli rossi, ceniamo ammirando un tramonto tra nuvoloni scuri , drammatico e meraviglioso. Ovviamente poi inizia a piovere…. Al mattino il signor Gabriel viene a trovarci per vedere se è tutto a posto : gli spieghiamo il problema della doccia , e lui ci fa vedere una semplice rotella di regolazione della temperatura dietro alla baracca. Siamo poi salutati da tutti gli animali del vicinato.

Vacanze a Londra,Cornovaglia e altro (capitolo 4)

Decidiamo di fuggire dal caos che si accalca anche nei piccoli villaggi delle Costwolds rendendoli oltre che invivibili anche snaturati nella loro riservata e semplice bellezza . Proseguiamo per Bath, che visiteremo domani, insieme a Jessica che riesce a raggiungerci per alcuni giorni .

Abbiamo assoluta necessità di entrare in un campeggio per le operazioni di carico e scarico camper ( e anche per una bella doccia) : scopriamo amaramente che Bath non ha un campeggio cittadino . Tutte le aree di sosta con servizi (Blackberries, Riverside…) risultano chiuse : così – dopo circa 40 km di ricerche a vuoto – ci rassegnamo ad andare nella farm camp più vicina, a circa 20 km : Stowford Manor Farm, che si rivelerà una delle esperienze indimenticabili della vacanza ( ma direi anche di più : una delle avventure più memorabili della nostro lunga esperienza di camperisti) .

Già l’accesso è complicato : a due chilometri dall’arrivo un minaccioso cartello indica un restringimento della carreggiata attraverso il quale non passiamo (che ci sembra strano come via di accesso ad un campeggio) e ci costringe ad una lunghissima deviazione per prendere una strada alternativa, che si conclude nel medesimo incrocio. Cresce una certa tensione, anche perché è impossibile fare inversione di marcia : ogni errore ci costa una deviazione di 10-12 chilometri. Fortunatamente – leggendo meglio e sintetizzando le informazioni delle varie indicazioni/segnali/navigatori ci sembra di poter concludere che il restringimento dovrebbe essere 500 metri dopo il campeggio. Esperienze passate ci orientano a prendere assolutamente sul serio i cartelli di divieto di accesso per altezza o larghezza insufficiente, soprattutto perché spesso l’ostacolo si trova in situazioni in cui è impossibile fare retromarcia, esattamente come quella in cui ci troviamo ora : gli inglesi sono abituati a percorrere strade strette, a non sprecare centimetri inutili nelle dimensioni delle carreggiate, per cui se ti dicono che non si passa è meglio prenderli alla lettera. Con molta cautela ci avventuriamo, facendo attenzione a non finire in un cul de sac : e arriviamo gloriosamente all’ingresso della farm camp largo e bellissimo. La fattoria è enorme, con vari caseggiati, e SPLENDIDAMENTE STUPEFACENTE : una vecchia fattoria in pietra, risalente al settecento, in mezzo alla campagna inglese . Una vaga aria generale di trascuratezza la avvolge, ma sembra quasi naturale, visto il luogo, ma gli spazi sono così ampi che non diamo troppo peso ai dettagli : papere che passeggiano tranquille in ogni dove, maiali che grugniscono dietro i recinti di pietra, cortili con attrezzature varie accatastate. Ci fermiamo prima dell’edificio principale, quella che sembra essere la casa dei proprietari, con un magnifico giardino piuttosto incolto. Con un po’ di impegno riusciamo a trovare quella che potrebbe essere – oltre che l’ingresso di casa – anche la reception : suoniamo prima il campanello elettrico più volte, ma non ci risponde nessuno. Vedo una bella campana appesa di fianco alla porta per cui tiro la corda e suono anche quella, più rumorosa, senza nessun esito. Allora apriamo poco poco la porta – che è solo accostata – di fronte alla quale c’è un tavolino (antico e bellissimo) che mostra tutto ciò che può essere utile per la nostra registrazione, ammonticchiato in totale disordine. Chiamiamo, ma non ci risponde nessuno. Chiediamo ad una ragazza che sosta di fronte ad un altro caseggiato dove si allineano in bella mostra i servizi igienici : ci guarda con aria immusonita ed interrogativa e ci dice che lei non sa nulla di un campeggio. Strano perché siamo affacciati su uno dei due grandi spazi erbosi in cui stazionano in modo del tutto disorganizzato roulotte, tende, camper, baracche. Chiediamo allora alla prima signora – un po’ più adulta – che passa di lì : ci dice che siamo in un campeggio ( e questo ci conforta) e ci accompagna alla reception – se così si può chiamare la porta con tavolo. Conclude che in questo momento non c’è nessuno, ma presto qualcuno arriverà.

Allora nell’attesa decidiamo di portarci avanti con i tempi e di fare le operazioni di carico e scarico : non c’è nessuna indicazione . Fortunatamente la connessione internet funziona e nella mappa della farm camp trovata online identifichiamo i servizi che cerchiamo : sulla mappa, ma poi quando andiamo a cercarli non riusciamo a vedere nulla ed anche i campeggiatori a cui chiediamo non sanno darci alcuna indicazione. Ci chiediamo come loro siano organizzati per l’approvigionamento delle acque e i servizi , ma in fondo non ci interessa . Con molta fatica troviamo prima la minuscola fontanella dell’acqua potabile sul bordo del bosco e carichiamo l’acqua pulita. Scarichiamo quella sporca in un tombino che troviamo di fronte ai bagni, dove lungo una canalina di scolo arriva l’acqua dalle docce . Lo scarico delle cassette WC è più complicato : non possiamo utilizzare i due servizi igienici (è vietato, e comunque sono arroccati dentro piccole cabine bagno, con scalini di accesso e nessun rubinetto per lavarle).

Torniamo al luogo dove sulla mappa è indicato il WC service : c’è solo un decrepito muretto allungato, ad un lato del quale c’è un decrepito coperchio in legno e non ci viene proprio l’idea che una roba di questo tipo possa contenere uno scarico ( anche perché tutto intorno stanno cucinando grigliate). Alla fine di mezz’ora di ricerche infruttuose – stile caccia al tesoro – ci costringiamo a sollevare la botola e lo spettacolo che vediamo è tra i più arcaici della nostra esperienza camperistica. Un buco in pietra (che non voglio pensare a dove porti, ma temo da nessuna parte) in cui siamo costretti a svuotare le nostre cassette (aromatizzando le circostanti grigliate fumanti) ; un piccolo rubinetto per il lavaggio è posizionato dietro al muretto, prima della altre grigliate. Facciamo tutte queste operazioni – un poco imbarazzati e cercando per quanto possibile di essere discreti , cosa non facile visto il genere di operazione – tra l’indifferenza totale delle persone campeggiate lì vicino : tutti continuano allegramente le loro operazioni di grigliatura innaffiate da fresche birrette, che in situazioni di questo tipo certo sono di conforto e sorridono stupiti dalla presenza di uno scarico di cui non sapevano nulla . Ci laviamo le mani con tutti i saponi e disinfettanti che abbiamo a disposizione per sconfiggere germi che potrebbero proliferare sin dal settecento e finalmente ci dirigiamo alla reception, dove tutto tace . Sentendoci ammorbati da tutte le operazioni svolte, decidiamo che possiamo fare la doccia, in attesa si palesi qualcuno.

Ci parcheggiamo quindi in due spazi contigui che abbiamo visto nel primo pratone (lontano dal buco camper service) e corro a cercare alcune monete : trovo una signora che mi dice che non ha da cambiare, ma sorridendo mi dice che non c’è problema perché le monete si trovano di fianco alla reception. Mi accompagna alla porta-reception a fianco della quale c’è un frigorifero ( che io ingenuamente pensavo fosse destinato ad uova o verdure per la vendita) . Invece dentro c’è solo un cestino dove purtroppo le monete per la doccia sono terminate. Inizio a correre da una tenda all’altra in cerca di monete (a quel punto sarei stata in grado di fermare le auto in strada chiedendo monetine) : e devo dire che tutti sono gentilissimi e si danno un gran daffare, rovistando tra cataste di zaini e vestiti, per cambiaci le monete. Finalmente riesco a mettermi l’accapatoio e mi dirigo alla costruzione dove ci sono le docce armata di shampo-sapone-monete : si tratta delle vecchie stalle. BELLISSIME : in pietra, con il pavimento di grossi ciotoli rotondi (non proprio ideali con le ciabattine di gomma bagnate) ; l’acqua usata fluisce tra i piedi lungo le antiche canaline di scolo degli animali, verso tombini esterni ; su un lato lungo la parete si susseguono bellissimi mobili tutti originali (una vecchia toilette ornata di uno specchio delizioso, una libreria carica di libri disponibili per gli ospiti, bellissimi vasi in ceramica, una panchina di legno) ; gli stalli per gli animali ospitano – in ordine – due cabine doccia, un secchiaio per lavare gli indumenti , un secchiaio per lavare i piatti . La prima botta di vera fortuna fa sì che io entri nell’unica doccia dove scende acqua calda (poco dopo che io apro l’acqua, la signora della doccia a fianco inizia a protestare – ma a quel punto io sono nuda e già completamente insaponata – ed è quindi costretta ad uscire e a finire il risciacquo dei capelli nel secchiaio per gli indumenti, dove per ragioni misteriose invece l’ acqua calda arriva e dove alcuni bambini si infilano per risciacquare anche i piedi) . Penso che raramente nella vita ho visto tanto autentico ed antico splendore mescolato a tanta trascuratezza.

Uscendo comunque ritemprate dalla doccia, incontriamo finalmente la proprietaria del campeggio, che era nell’orto ed analizza meticolosamente il proprio registro mentale delle prenotazioni e dei posti disponibili (che ai nostri occhi profani sembrano veramente moltissimi). Dopo la scrupolosa valutazione inizia a scuotere la testa a destra e sinistra : no, le spiace ma è bank holiday e non c’è posto, neppure nel grande parcheggio completamente vuoto adiacente all’ingresso. I campeggi sono l’unico posto dove gli inglesi abbondano nel calcolare gli spazi : le piazzole standard corrispondono ad almeno quattro postazioni in qualunque altro paese. A questo punto la portiamo a vedere dove abbiamo sistemato i nostri camper, ben decisi a non muoverli di un millimetro vista la indisponibilità di qualsiasi altra soluzione : sarei stata disposta ad incatenarmi al cancello delle papere, che nel frattempo continuavano le loro passeggiaste serali. Lei – stupita dalla nostra intraprendente efficienza – analizza nuovamente il suo registro mentale delle prenotazioni unitamente alla mappa mentale del campeggio e sorridendo ci dice che possiamo stare lì, troverà lei una soluzione per i prenotati in arrivo . E con la calcolatrice mentale ci dice che per la notte sono 28 sterline, in contanti perché il POS mentale non funziona. Paghiamo senza batter ciglio godendoci il meritato riposo. La concitazione e lo stupore per gli eventi che si sono susseguiti ci hanno fatto dimenticare di documentare con fotografie la situazione, certamente meritevole : ci toccherà tornare. Consigliato ? Assolutamente SI : anzi DA NON PERDERE.

Foto dal sito web : http://www.stowfordmanorfarm.co.uk

Il mattino successivo torniamo a Bath : identificato il parcheggio, molto grande e vicino al centro, impieghiamo una buona mezz’ora a verificare che NON dobbiamo pagare la clean zone charge (essendo euro 6) ed un sistema per pagare il parcheggio per la giornata (23 euro) autocertificando tale situazione al parchimetro . Nel frattempo Gabriele va in stazione a prendere la Jessica che arriva in treno con la sua valigia e farà quattro giorni di vacanza con noi.

Mentre i nostri amici vanno a visitare le antiche Terme romane (che noi abbiamo già visto) noi facciamo una bella passeggiata per il centro storico, anche per chiacchierare con tranquillità. Siamo tutti di buon umore , ridiamo , il cielo è azzurro, Gabriele è rilassato e gentile, la Jessica mi sorride e mi abbraccia, sono circondata dalla bellezza : Bath ti adoro !!!

Bath è sicuramente una delle più belle e particolari città di Inghilterra , classificata dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità . La sua storia è scritta nelle sue vie, piazze e palazzi, e da lì dobbiamo partire.

Secondo Geoffrey de Monmouth cronista del dodicesimo secolo, Bath fu fondata nell’860 prima di Cristo dal leggendario Principe Bladud, britannico (abitanti celtici della Britannia), padre di Re Lear : in giovane età si ammalò di lebbra e fu quindi bandito dalla corte; vagò nelle campagne dove lavorò come guardiano di maiali. Il principe notò che molti di questi maiali avevano una malattia della pelle, ma dopo che si rotolavano nel fango caldo guarivano ; così decise di imitarli e, dopo essersi rotolato nel fango, guarì dalla lebbra. Quando successivamente divenne re, fondò la città di Bath proprio nel luogo in cui guarì .Le prime terme furono costruite poi dai Celti insieme ad un tempio dedicato alla divinità Sulis, divinità delle fonti ; nel 43 d.C. i romani non si lasciarono sfuggire l’unica sorgente termale dell’isola britannica (da cui sgorgavano ogni giorno un milione di litri d’acqua a 50 gradi) e costruiscono la stazione termale che ancora oggi possiamo visitare ed hanno convertito il tempio dedicandolo a Minerva, la dea romana della guarigione. I romani costruirono successivamente la città vera e propria tra il 60 e il 70 d.C. e la chiamarono Aquae Sulis, che significa le acque di Sulis.

Con il declino dell’impero romano e la sua caduta avvenuta nel 476 d.C., la popolazione di Bath e il commercio iniziarono a diminuire notevolmente. Per un po’ di tempo alcune persone continuarono a vivere all’interno delle mura, ma piano piano i vecchi e grandi edifici romani caddero in rovina e furono sostituiti da semplici capanne di legno. Dopo che i romani lasciarono il Regno Unito, i sassoni ne invasero la parte orientale , bonificano la zona acquitrinosa intorno a Bath ed erigono una cattedrale gigantesca di fianco alle Terme ; dopo alterne vicende Enrico VIII chiuse l’Abbazia di Bath nel 1539 ; durante il XVI e il XVII secolo anche il commercio della lana diminuì lentamente e la città arrivò a fare affidamento solamente sui malati che venivano a fare il bagno nelle sorgenti.

Dopo questo periodo di declino, nel XVIII secolo Bath vive la sua età dell’oro . Dopo che la Regina Anna venne a farsi curare alle terme, cortigiani e favoriti sciamorono in massa a Bath, che deve la sua reputazione di stazione termale in cui godere di ogni piacere dell’esitenza a Richard “Beau” Nash , paradigma del dandy perfetto, maestro dei piaceri mondani : fu lui a decretare che le giornate e le serate della buona società iniziassero sempre con un bagno termale, che certo male non faceva. Grazie a lui Bath diventò il luogo di villeggiatura prediletto dalla aristocrazia inglese ; nobili, artisti, politici, statisti, passavano qui le vacanze e prendevano importanti decisioni. Ralph Allen (personaggio che si era arricchito lanciando un sistema postale innovativo) acquistò grandi cave nei dintorni di Bath e con la loro pietra fece riedificare il tessuto urbano, che furono completate dal figlio : eleganti complessi monumentali in stile palladiano destinati alle residenze della nobiltà inglese . Sorsero una square (quadrato, piazza), un circle (un cerchio, altra piazza), un crescent (una mezzaluna). Le grandi dimore – che potremmo paragonare ad enormi ville a schiera – sono composte da appartamenti tutti uniti tra loro, con le facciate allineate che corrono sulle colline ed abbracciano elegantemente scorci sempre sorprendenti : nei decenni successivi furono frazionate in appartamentini più piccoli per borghesi e pensionati attratti dall’aria buona. Giunse infatti la moda dei bagni di mare (come vedremo a Brighton) e la città cadde in un nuovo torpore.

Oggi conta una popolazione di quasi 90.000 abitanti e sono stati aperti nuovi bagni termali.

Pranziamo da Sally Lunn’s : strano ristorante storico – che assomiglia di più ad una antica dimora dove i camerieri portano i propri vassoi inerpicandosi per strettissime scalette – nell’edificio più antico della città (1483). Famoso per il proprio pane (il bunn) , una grossa briosche dorata, variamente farcito .

http://www.sallylunns.co.uk

Nel pomeriggio visitiamo rapidamente i luoghi più stupefacenti della città .

Abbey Church : nasce come monastero benedettino ; è diventato poi chiesa romanica attorno alla quale i poveri potevano fare il bagno gratuitamente nell’acqua calda ; nel XV secolo viene eretta l’abbazia realizzata in stile gotico perpendicolare. Sulla facciata, ai lati di una grande vetrata, sono scolpite due lunghe scale che portano al cielo, sulle quali si arrampicano molti angeli (alcuni controcorrente scendono) : questa particolare decorazione è la concretizzazione del sogno del vescovo che ha fatto erigere la chiesa. Bellissime le vetrate, il soffitto con volta a ventaglio, le lapidi ed i monumenti commemorativi .

The Circus : complesso architettonico sensazionale, dalle linee perfette, che inizialmente comprendeva 33 residenze : una piazza circolare con 5 platani monumentali al centro è circondata da edifici con tre piani adornati ciascuno da regolari colonne doriche, ioniche e corinzie . L’impressione è perfettamente ritmica ed armonica , quasi musicale. Sul fregio che corre sopra al primo livello sono rappresentati i 528 simboli delle arti e delle scienze, tutti diversi tra loro . Il cornicione finale è ornato da enormi pigne regolarmente disposte , che sono correlate alla mitologia locale, alle lontane origini druidiche di Bath ; anche la forma della piazza e delle vie che vi arrivano la collegano idealmente a Stonehenge. In questi splendidi fabbricati hanno vissuto l’esploratore David Livingstone, il pittore Thomas Gainsborough ; più recentemente Nicolas Cage e Johnny Deep.

Royal Crescent (luna crescente): il più grande complesso architettonicamente coerente della città , costituito da 30 case georgiane neoclassiche in pietra di Bath unite l’una all’altra da colonne ioniche lineari e rigorose. Tutte affacciate su un largo marciapiede e su un enorme prato erboso in dolce discesa che offre quindi una visuale splendida sulla campagna e costituisce un enorme campo da giochi per ogni età : anche oggi molte persone fanno picnic, giocano a palla e si riposano al sole come lucertole.

Salutiamo Bath e ci dirigiamo verso la costa del Somerset, del Devon e infine della Cornovaglia .

L’idea sarebbe quella di dormire a Weston super Mare, centro balneare : ma non avevamo considerato la congiunzione di sole+bank holiday : parcheggi, spiagge e ogni dove sono gremiti, affollati . Impossibile fermarsi e difficile anche solo muoversi. Teniamo la costa e decidiamo di cercare “il primo buco” disponibile. Il percorso però non ha nessun buco : incontriamo solo una fitta rete di strutture ricettive (alberghi, campeggi per case mobili, case private) che ci impediscono anche solo di andare a vedere il mare ed ogni spiazzo o parcheggio che incontriamo porta il famigerato e cartello “no overnight parking”. Finalmente approdiamo a Brean, centro meno turistico affacciato sulla costa del lungo estuario del fiume Severn ; dall’altra parte del quale si intravede – forse – la costa meridionale del Galles . Finalmente qui – dopo una serie di snervanti e ripetuti ‘avantindrè’ e di ‘un po’ più avanti, no un poco più indietro’ – troviamo uno spettacolare posto sul lungomare . Ci sembra di capire che non ci siano divieti per la sosta notturna, gratuita ; i cartelli non sono proprio chiari perché prevedono sosta diurna con pagamento e sosta massima di tre ore (che si deve applicare però solo agli orari a pagamento ; se non è specificato il “no overnight parking” si può sostare per la notte) . Alla terza conferma di passanti gentili, decidiamo di accogliere questa interpretazione : ed approfittare di quello che sarà il più bel tramonto di queste vacanze . Aperitiviamo sul muretto ed ammiriamo l’incanto della natura che non ha certo bisogno dell’essere umano per essere stupefacente.

Cercando la cometa abbiamo trovato il tramonto

Nell’ultimo mese abbiamo cercato informazioni, metodi e luoghi per tentare di avvistare la cometa Tsuchinstan-Atlas, che ha illuminato i cieli dell’emisfero australe, facendo anche un timido capolino nell’emisfero boreale comparendo all’alba e al calar del sole subito sopra l’orizzonte all’altezza di Venere e vicina al punto di tramonto. Abbiamo letto articoli, consigli di avvistamento, utilizzato programmi per la mappatura del cielo, cercato ogni suggerimento pratico.

Quella che potrebbe diventare una delle comete più luminose del secolo sarà visibile dalla sera di oggi, giovedì 10 ottobre, nell’ora del tramonto del sole. Questa sarà la prima occasione di osservare questa cometa scoperta nel 2023 e forse anche una delle poche possibili in un ottobre quanto mai nuvoloso. Cerchiamo quindi di non perdere questa “finestra” su un oggetto celeste previsto molto luminoso. Le previsioni meteo sono buone: il cielo dovrebbe presentarsi non solo sereno ma limpido e adatto quindi all’osservazione. Consiglio di iniziare a prendere posizione da un sito con l’orizzonte sgombro verso Ovest, dove poco prima delle 19 tramonterà il sole. Non occorrerà nessuno strumento anche se un buon smartphone con buoni obiettivi potrà essere di aiuto per cercare di immortalare questa prima apparizione della cometa. Appena il sole sarà scomparso dietro le Alpi verso le 19 o poco dopo la cometa apparirà d’improvviso con una breve coda rivolta verso l’alto. Scomparirà tuttavia dopo pochi minuti perché tramonterà a sua volta dietro l’arco alpino. Se si osserverà nei giorni seguenti alla stessa ora (19) sempre ad Ovest la si vedrà – di sera in sera – sempre più alta in cielo per poi tramontare qualche minuto sempre più tardi. La cometa infatti si sta allontanando dal sole dopo aver volteggiato attorno ad esso nella sua orbita lunghissima, con un periodo calcolato in 80 mila anni: infatti questa cometa per il genere umano non tornerà mai più ora si allontana dal Sole con la coda che si estende in direzione opposta.”

Quindi , motivati da una enorme curiosità (prossima al desiderio) ed armati di tutta la nostra attrezzatura fotografica, abbiamo compiuto tre esplorazioni serali, ostacolate dal transito di nuvole e da foschia inopportune . La prima al Faro Voltiano, sopra Brunate , con cielo solcato da nuvole ferme, più dense all’orizzonte. Abbiamo inutilmente unito le nostre forze a quelle degli altri aspiranti osservatori di comete che abbiamo incontrato…

La seconda sera sempre al faro Voltiano, con cielo più terso, tranne che all’orizzonte . E abbiamo fotografato anche Venere, ma nessuna traccia della misteriosa cometa.

Essendosi Gabriele rifiutato di affrontare nuovamente la strettissima (e talvolta congesta) salita al faro, abbiamo cercato un altro punto di osservazione dell’orizzonte : ed abbiamo scoperto che a Bosisio Parini, dietro al cimitero, c’è una bellissima passeggiata sulle sponde del lago di Pusiano ed un bellissimo punto di osservazione del tramonto . E lì abbiamo trovato un altro fotografo alla ricerca della cometa, che era riuscito ad immortalare proprio quella mattina all’alba.

Anche questa volta la nostra ricerca è stata vana : ma devo dire che il tramonto che ci ha circondato ci ha davvero incantati, e vogliamo condividerlo .

Nulla abbiamo modificato di tanto incanto , che desideriamo condividere ; siamo tornati a casa con la mente piena di luci e colori.

Con la consapevolezza che talvolta lo straordinario è già nell’ordinario….