Vacanze Londra,Cornovaglia e altro (capitolo 11)

Siamo all’ultimo capitolo di questo viaggio, che sta volgendo al termine . E siamo ancora sotto la pioggia battente , diretti a visitare Chartwell la casa di famiglia di Winston Leonard Spencer Churchill gestita dal National Trust, vicina a Sevenoaks, a sud di Londra. Per fortuna arriviamo un’ora prima della apertura e riusciamo a parcheggiare assistiti dagli impeccabili operatori.

Nato nel 1874, ha iniziato a lavorare come giornalista, poi come militare, prima di iniziare una straordinaria vita politica . Per 60 anni è stato un membro del Parlamento, conoscendo 5 monarchi e assumendo l’incarico di Primo Ministro per due mandati. Ha portato alla vittoria l’Inghilterra ed i suoi alleati durante la seconda guerra mondiale. Ha visitato Chartwell per la prima volta nel 1921 ed ha acquistato la proprietà l’anno successivo insieme alla moglie Clementine ; ha vissuto in questa casa per i successivi 40 anni, fino alla sua morte nel 1965. E’ stato un importante uomo di stato, uno storico, uno scrittore, ma anche un devoto marito, un padre, un pittore , un appassionato giardiniere : e la casa – che è rimasta immutata – testimonia tutte queste sue passioni , ogni angolo racconta molte storie, fotografie di famiglia, documenti storici. Lo studio, nel grande giardino, presenta una importante raccolta delle sue opere.

La visita è interessante, coinvolgente e commovente e ci porta a scoprire tanti aspetti della vita personale ed avvenimenti che non conoscevamo, a ripercorrere pagine della storia più tragica del secolo scorso, oltre al lato umano ed affettivo che sembra ancora vivere in questa casa , non solo una casa-museo, ma anche un luogo che mantiene intatto l’amore che la ha abitata. Churchill dice : “diamo forma alle nostre abitazioni e poi sono le nostre abitazioni a dare forma a noi”. E’ una visita che non può essere riassunta in poche immagini e deve essere vissuta nella sua completezza. Voglio solo lasciare due suggestioni che mi hanno colpito : nella libreria, tra gli scaffali pieni di libri di storia è inserita una enorme mappa in rilievo del Port d’ Arromanches, porto artificiale temporaneo costruito per supportare l’Operazione Overlord (lo sbarco in Normandia), a testimoniare il travaglio patito dall’allora primo ministro, che evidentemente pensava all’attacco giorno e notte. Fino alla sera prima dello sbarco c’era una grande indecisione sull’operazione, in relazione a condizioni metereologiche proibitive (sulle coste inglesi e della Bretagna abbiamo un’idea precisa di cosa possa significare il termine “proibitivo” : e della responsabilità di dover prendere una decisione da cui dipendeva la storia del mondo e che sarebbe costata la vita a migliaia di giovani uomini, in tali avverse condizioni). E ancora : nello studio è appesa ad una trave del soffitto la prima bandiera inglese che sventolò nella città di Roma liberata nel 1944, che gli fu donata dalle truppe quale simbolo del trionfo della libertà sulla tirannia.

La grande stanza museo è dedicata alle innumerevoli medaglie, premi, riconoscimenti ufficiali, da parte dei governi di tutto il pianeta, oltre che al premio nobel per la letteratura con la seguente motivazione : “for his mastery of historical and biographical description as well as for brilliant oratory in defending exalted human values”.

Insieme a noi ci sono due visitatori che contribuiscono a riportarci agli anni ’40 del secolo scorso, in quanto sono perfettamente abbigliati con indumenti dell’epoca, originali fin nei più piccoli dettagli. Vorremmo portare a casa con noi un pò del grande spirito di questa casa : scegliamo una bellissima Churchill rose – qui selezionata dallo statista e dalla moglie – dal profumo intenso e delicato .

E nello stesso giorno , a pochi chilometri, andiamo a visitare Standen House, casa della famiglia Beale, progettata da Philip Webb ed arredata interamente con tessuti e carte da parati di Morris & Co. : un confortevole rifugio di campagna ispirato al movimento Art and Craft : purtroppo però la casa sta per chiudere e possiamo solo fare un giro rapidissimo, durante il quale ovunque giro lo sguardo vedo qualcosa di bellissimo. L’art nouveau, in tutte le sue declinazioni, è una delle correnti che io amo e in questa casa passo dall’estasi al rischio di cadere vittima della sindrome di Stendhal.Ma non possiamo far altro che passare quasi correndo da una stanza all’altra, seguiti da porte che si chiudono inesorabilmente dietro (e davanti) a noi . E poi nel giardino sono raccolte tutte le piante raffigurate nei disegni di Morris …. Ma piove, una pioggerellina fine fine che ogni tanto cambia direzione e ti bagna comunque – e stanno per chiudere i cancelli e quindi dobbiamo andarcene (piangendo). Leggo negli opuscoli che nella dimora c’è anche una camera per due persone dove è possibile soggiornare : the Morris apartment. Chissà : magari mi risposo così ho l’occasione giusta ….. Anche questo si aggiunge alla lunga lista dei luoghi dove dovremo tornare : e non ci mancherà occasione, visto il nostro pendolarismo famigliare tra Como e Londra in camper.

Mille ringraziamenti al The International National Trust Organization -INTO, oltre che al National Trust e al FAI : prima di tutto per salvaguardare luoghi che sono un vero e proprio tesoro, ed inoltre per renderli accessibili ad un vasto pubblico , grazie a questa alleanza che consente di fruire di tanta bellezza con un concetto di reciprocità tra le associazioni dei diversi paesi .

Dormiamo di nuovo sul lungomare a Seaford in mezzo ad una vera e propria bufera, che ci fa rinunciare alla passeggiata sulle Seven Sister … dove dovremo tornare .

Il mattino seguente siamo fortunati : pioviggina solamente. Ci dirigiamo a Rye, cittadina medioevale con un nucleo perfettamente conservato . Molto piacevole, appollaiata su una collina. Sulle sue strade in salita e discesa si affacciano case più o meno pendenti, con iscrizioni curiose sulle porte : The House with the Secret Garden (la casa con il giardino segreto), The House witu /Two Front Doors (la casa con / due porte frontali ) , Old Stable (la vecchia stalla) , The First House (la prima casa) , The Other House (l’altra casa, vicina alla Prima), The House Opposite (la casa sul lato opposto, rispetto al Mermaid Inn) , Quacker House (la casa del quaccheri), The House with the Seat (la casa con la panchina) , Arbella House (dal nome della nave che nel 1630 trasportò i primi coloni puritani inglesi verso il New England sulla costa orientale dell’America). Questi nomi risalgono ad un’epoca in cui le case non avevano i numeri civici e ci si orientava usando punti di riferimento visivi. Pranziamo al The mermaid Inn, una vera istituzione : ristorante ed albergo aperto nel 1490, e da allora poco cambiato. I locali sono piccoli, stranamente articolati tra loro quasi un labirinto, i corridoi stretti, dovunque spuntano scale-scalette-portoncini. Dobbiamo stare molto attenti a non battere la testa o inciampare nei vari gradini e disconnessioni del pavimento , ritrovare la strada : insomma , una vera experience. E abbiamo mangiato bene. Visitiamo la Saint Mary Church e la Lamb house , elegante edificio georgiano che la famiglia Lamb vendette al romanziere americano Henry James nel 1860 : sempre gestita dal National Trust. Recentamente visitata da Her Majesty the Queen , Camilla, che firma il programma della giornata (piuttosto serrato).

Oramai siamo arrivati alla fine delle nostre vacanze : dormiamo tranquillamente a Rye, sul fiume e al mattino presto andiamo a salutare le nostre amiche, prima di imbarcarci – verso sera- sul traghetto a Dover. Ma non possiamo non abbracciare -metaforicamente con una bella passeggiata- le White Cliffs : al mattino presto siamo al parcheggio del National Trust . E’ una bella giornata e rivedere questo panorama grandioso con il sole è un regalo prezioso che ci rende felici . Facciamo una splendida passeggiata con picnic sulle scogliere in compagnia di mucche e gabbiani. Arriviamo fino al South Foreland Lighthouse, che visitiamo , e dove facciamo una merenda con tè e scones con burro e marmellata in un piccolo locale gestito dai volontari . E anche qui ci sentiamo a casa : respiriamo un’aria famigliare e tranquilla che ci ristora l’anima e che è la degna conclusione di questa vacanza, in cui il clima avverso ci ha portato a visitare tante dimore e a godere del loro differente calore.

Le scogliere sono costituite da un gesso calcareo bianchissimo che è formato dai resti microscopici di alghe marine (coccolithophoresi) che si sono lentamente sedimentate nel corso dei millenni , alla velocità di un metro (in verticale) ogni 100.000 anni. Le scogliere sono alte fino a 110 metri , quindi il calcolo è presto fatto : la natura ha impiegato oltre 10 milioni di anni per costruire questa meravigliosa creazione . Questa roccia sedimentaria bianca fino a 450.000 anni fa era una enorme piattaforma che univa la Bretagna alla costa meridionale dell’Inghilterra : questa vasta regione terrestre dell’Europa preistorica era chiamata Doggerland , e collegava Gran Bretagna, Francia, Germania e Danimarca . Spesso è stata definita Atlantide d’Europa, perchè è stata completamente sommersa a causa dello scioglimento dei ghiacci e di un gigantesco maremoto avvenuto tra il 6200 e il 6500 a.C. provocato dalla frana di Storeggia in Norvegia.

Ogni giorno circa 400 imbarcazioni attraversano il canale, largo quasi 39 Km. nel punto più stretto ; la prima persona ad attraversarlo a nuoto è stato il Capitano Webb nel 1875 ; la prima sorvolata aerea invece risale al 1909 (ad opera di Louis Bleriot).

Il faro rappresenta una indicazione sicura per le navi in transito : ogni faro del pianeta ha un codice identificativo e codificato legato alla sua luce (colore, intervallo, durata..) , riconoscibile da qualsiasi navigatore. La sua importanza è intuitiva, ma viene rafforzata dalla stima di oltre 500 naufragi che si sono verificati nel solo canale della Manica negli ultimi 500 anni. Entriamo nella sala di controllo, dove possiamo vedere tutto il traffico navale in tempo reale . Anche Guglielmo Marconi fece alcune prove di trasmissione da questo grande faro. Ci fanno anche vedere il complicato meccanismo che fa ruotare la lanterna , posto alla base del faro : con una manovella si carica il meccanismo con pochi giri, che mantengono a lungo la rotazione della luce. Ovviamente esistono fari più moderni ed automatizzati, ma anche questo consentiva una certa indipedenza dall’operatore. Andiamo poi a goderci una meritata merenda al bar del faro, gestito da volontari : l’ambiente è intimo ed accogliente . Alle pareti – ricoperte di fiori – sono appese le fotografie degli antenati di tutti i volontari ed operatori che contribuiscono alla gestione del piccolo bar : sembra proprio di entrare in una casa e mi viene quasi voglia di chiedere qualche informazione, tanta è la famigliarità che queste piccole stanze trasmettono…

Ritorniamo al camper e in un battibaleno ci ritroviamo in Francia . Del viaggio di ritorno voglio solo ricordare il drammatico sbalzo termico : passiamo in un solo giorno dagli 8-15 gradi inglesi ai 30-35-39 europei, con conseguenze non irrilevanti. Ci sembra che ci abbiano tolto tutto il sistema circolatorio e muscolare in un colpo solo, e che qualcuno o qualcosa ci dovrebbe rianimare.

Un momento di vero entusiasmo lo abbiamo ancora vissuto in Francia : attraversando il paesino di Sarre Union, all’improvviso su tutti i tetti delle abitazioni avvisto enormi nidi di cicogne. Prima ho pensato che fossero finti, ma poi mi sono resa conto che erano proprio veri . Una signora molto orgogliosa di questa situazione fornisce qualche indicazione. Il paese – come altri della regione – aderisce ad un programma per la ripopolazione delle cicogne : vengono stabilite norme precise per la modifica dei tetti e luoghi alti, incentivando la costruzione di piattaforme che facilitino (anzichè ostacolare, come accadeva in precedenza) la costruzione del nido. Esiste poi un programma di monitoraggio della popolazione di cicogne, che solo in questo piccolo paese è arrivata ad oltre 30 nidi attivi (12 sul tetto del solo grande edificio del tribunale) , ciascuno con due o tre piccoli cicognini. Le cicogne anno per anno – attraverso una grande migrazione dai territori africani dove si recano per svernare – torneranno al proprio nido per riprodursi . Ci sono anche videocam con le quali è possibile osservare in tempo reale le cicogne, senza disturbarle.

Cercare (il link è improponibile):

Télé-Cigognes-Webcam Live (Sarralbe-Moselle)

Quale saluto migliore di questo : da parte di grandi e coraggiose viaggiatrici a noi piccoli e timidi viaggiatori .

In autostrada – sulla E411 che collega Namur al Lussemburgo , in territorio belga – avvistiamo L’ Arc Majeur , scultura di land art dell’artista francese Bernar Venet, che lo progettava e tentava di realizzarlo (prima in Francia poi in Belgio) da oltre 35 anni : si tratta di un enorme semicerchio di acciaio brunito (alto 60 metri, del peso di 250 tonnellate) piantata nel terreno ad abbracciare l’autostrada stessa sul 50 parallelo terrestre. E’ una struttura unica al mondo, che ha richiesto una elaborata progettazione ingegneristica, al fine di farla stare in piedi ma anche di farle sostenere le continue vibrazioni del terreno determinate dall’intenso traffico, che è costata 2,5 milioni di euro. E’ un omaggio al progresso della tecnologia, ad una visione estetica legata al movimento, al passato industriale della regione (e forse – come del resto ogni opera d’arte – ad una vera e propria ossessione dell’uomo artista) . Nella sosta a Chatenois (sopra Colmar) approfittiamo anche per pranzare all’ottimo Auberge Le Meinsenberg (ottima cucina tradizionale con prodotti locali, a parte la supreme de pintade Label Rouge). Nella sosta notturna avvistiamo un impressionante e nuovissimo camper , che non avevamo mai visto prima : sembra quasi corazzato e presumiamo serva per viaggi molto impegnativi. Ne vedremo altri due sul tragitto : un nuovo capitolo nella storia dei giramondo come noi .

STORIA TRISTE, CON FINALE ISTRUTTIVO : se il vostro cane ha vomito, diarrea, inappetenza, fategli fare l’esame delle feci

Queste bellissime cagnolina e gattina in perfetto sincro da medaglia olimpionica sono Nina – cane indomito e fortissimo di 16 anni e mezzo – e Sky – minuscola gattina tartaruga di 5 anni, che ha conseguito sul campo il diploma di scienze della vicinanza, una laurea in sostegno emotivo ed infine una laurea magistrale in rianimazione senza anestesia.

Vorrei raccontarvi la storia, inizialmente molto triste, che ha visto Nina come protagonista di queste ultime sei settimane di vero incubo.

Lo scorso giugno siamo rientrati dall’Inghilterra, rinunciando alle nostre vacanze perchè prima io poi mio marito Gabriele, abbiamo preso il Covid : niente di grave, oltre alla rinuncia della vacanza, ed alle due settimane per me e un po’ di più a lui per la ripresa . Viste le scarse energie psicofisiche, avevamo pensato di fare una tonificante vacanza al mare tra le isole della Croazia : come scriveva Karen Blixen “la cura per ogni cosa è l’acqua salata : sudore, lacrime o il mare”. Quindi un po’ affaticati abbiamo affrontato di nuovo l’allestimento del camper, rifatto una bozza di programma tra le isole di Krk, Cres , Losinj , Dugi Otok, e verso fine giugno  siamo ri-partiti .   Arrivati in Croazia , appena attraversato il ponte che porta sull’isola di Krk, Nina ha iniziato a dar segni di stanchezza con sospetto rifiuto di ogni assaggio proposto , visto che l’appetito non le è mai mancato ( da cucciola ha divorato un divano intero pezzetto per pezzetto, trasformandolo in cacche multicolor che sembravano ricamate all’uncinetto ) ; inizialmente pensavamo ad un fastidio dovuto al grande caldo, che metteva a dura prova anche noi. Verso sera però (ovviamente di un venerdì) ha iniziato a stare sempre peggio e a vomitare, fino a due episodi di vomito di sangue rosso .  A quel punto (8 di sera) ci siamo molto spaventati e dopo due ore – non trovando nessun veterinario o centro disponibile a visitarla sino al giorno successivo – abbiamo deciso di tornare in Italia : a Monfalcone dove abbiamo trovato la più vicina clinica veterinaria con pronto soccorso (in realtà ci hanno poi detto che ne esiste un’altra in Slovenia, appena fuori dall’autostrada). Durante tutto il viaggio la Nina mi è rimasta in braccio tutto il tempo con la testa a penzoloni. Siamo arrivati all’ una di notte con la Nina che sembrava più morta che viva .   Abbiamo campeggiato nel cortile del centro veterinario e dopo visita notturna e mattutina , terapia,  esami del sangue ed ecografia sono state escluse cose gravi (vista l’età io pensavo a un tumore gastrico ulcerato), ed è stata fatta diagnosi di gastrite acuta.   Mentre stavamo per lasciare il centro, decisamente più tranquilli ed armati di indicazioni dietetiche e prescrizione di terapia, la Nina ha fatto una cacca strisciata di sangue, ed una nuvoletta di nero presagio è riapparsa sopra le nostre teste. La veterinaria ci ha detto di monitorare ma di non dare peso al fatto : può succedere…. Per cui – nuovamente preoccupati – abbiamo deciso di fermarci in zona , anche per avere un riferimento per il fine settimana estivo. Nei giorni seguenti non ci sono stati ulteriori episodi brutti, ma la Nina non si riprendeva ; smangiucchiava svogliatamente, spesso dopo molta insistenza e con imboccamento da parte nostra (cosa che ci lasciava impressionati, visto che fino a due giorni prima avrebbe mangiato anche un rospo vivo)… In questi giorni di osservazione noi abbiamo visitato la zona di Grado Aquileia, che non conoscevamo e dopo sei giorni abbiamo deciso di rientrare : la situazione infatti era in lento peggioramento, e così ha continuato nonostante le ripetute visite dal nostro veterinario e nel centro Prealpi (che fa anche pronto soccorso , dove siamo andati sia di notte che nei festivi). Per fartela breve : nel giro di un mese la Nina si era trasformata da un cane vispo e mangione ad un cane esausto e completamente inappetente : è arrivata a rifiutare ogni tipo di cibo, anche se la imboccavo . Fino a che ha definitivamente smesso di mangiare per tre giorni filati, oltre a presentare una diarrea non drammatica ma insistente ; i vari veterinari che l’hanno visitata si stringevano nelle spalle pensando “a qualcosa di brutto, vista l’età “ , qualcosa che però non si trovava (nonostante le varie ecografie).  Una situazione molto logorante, perché la vedevamo stare sempre peggio (gastrite, enterocolite, con un gorgoglio addominale perpetuo, ed alla fine anche una congiuntivite) ; fino a che gli esami del sangue di controllo hanno purtroppo evidenziato l’inizio di una pancreatite acuta che può essere una patologia molto grave e mortale, soprattutto in un cane di questa età. A questo punto ci è stato proposto il ricovero : ricovero che abbiamo rifiutato, conoscendo il nostro cane . Solo una volta nella vita – per una vacanza di una settimana nella quale non potevamo portarla con noi – l’abbiamo lasciata in una pensione “famigliare”, facendo il periodo di inserimento preliminare insieme a lei ; quando siamo tornati a prenderla, il povero gestore della pensione ha detto che – nonostante la tenesse sempre con sè, anche in ufficio con il condizionatore – la Nina ha abbaiato ininterrottamente, giorno e notte, interrompendo le sue vigorose proteste solo per mangiare e bere, divenendo infine completamente afona, e al nostro rientro ci ha solennemente sgridati con un’ora di abbaiate mute . Quindi con una stretta al cuore ed allo stomaco abbiamo deciso di rifiutare il ricovero, ed abbiamo continuato a casa le terapie, l’idratazione sottocute e l’alimentazione specifica per la pancreatite (frullata e forzata, con la siringa), sostenuti dalle nostre due gatte (Sky si occupava dell’assistenza perenne a Nina, e Nebbia – sua sorella – del supporto a noi). Ho smesso completamente di dormire , tormentata dalla mancanza di una causa per questo stato di malessere che si complicava sempre più, oltre che dal pensiero di evitarle – oltre a quelle in essere – sofferenze inutili (esami invasivi alla ricerca di qualcosa che non si palesava, traumi da allontanamento per lei insostenibili).

Quindi , mentre cercavamo di resistere, nel corso di un appuntamento per la quarta ecografia che aveva documentato sempre la grave infiammazione addominale che si era estesa dallo stomaco a tutto l’intestino ed al pancreas, per la TERZA VOLTA ho portato a far analizzare le feci (che mi sembrava tra le prime cose da fare in un cane con vomito e diarrea da causa sconosciuta)  : la veterinaria – un po’ controvoglia perché sempre alla ricerca del “ tumore, o comunque qualcosa di brutto, vista l’età e le condizioni generali” – ha però finalmente fatto l’esame. E il giorno dopo ci ha scritto che era stata rilevata la presenza di un parassita ( GIARDIA ), primo responsabile di tutta questa drammatica evoluzione .   Per cui in 5 giorni di banale  terapia mirata la Nina si è ripresa brillantemente , nonostante i 16 anni di età sui quali vince il carattere indomito : adesso sembra ringiovanita di 100 anni, fa la guardia abbaiando a chiunque si avvicini a casa, tira il guinzaglio come una forsennata e  saltella da una parte all’altra del divano rincorrendo le gatte . Intendiamoci: riposa la maggior parte della giornata VISTA L’ETA’ ED ANCHE IL CALDO, ma quando decide di svegliarsi è brillante. E’ tornata ad essere la nostra cagnolina, talmente cocciuta, determinata e rompiscatole, da diventare una vera forza della natura.

E con lei siamo un po’ rinati anche noi …

Peccato solo che – vista la pancreatite ora risolta – debba fare una dieta alimentare che le fa letteralmente schifo (e dall’odore, devo dire che non ha tutti i torti) : per cui dobbiamo frullarla e quando la rifiuta alimentarla con la siringa (almeno tre volte al giorno altrimenti le potrebbe tornare la gastrite) . Lei so sottopone pazientemente alla procedura (alla quale si è ribellata solo una volta), anche perchè ha recuperato il suo bell’appetito, ma ci guarda con espressione mesta , con il suo bel fumetto sopra la testa : “che cosa ho fatto di male per meritare questo trattamento ?” . Come non capirla, visto che ha sempre goduto di una dieta alimentare casalinga per lei espressamente cucinata dallo chef personale Gabriele. E’ comunque un cane dal carattere eroico e prova sempre di mangiare un po’ in autonomia, e qualche volta ci riesce . Ma quando non ne vuole sapere le tocca il frullato con siringa , al quale si sottopone stoicamente e pazientemente, concedendoci la sua fiducia, anche di fronte al passaggio da prelibati manicaretti al frullato siringato. E la grandezza di questa fiducia è grande quanto il suo appetito.

Lei ha perso 1 kg (su 7) ; io e Gabriele abbiamo perso l’appetito (per solidarietà) ed anche 3-4 kg a testa (il che deve essere sicuramente considerato un effetto positivo di questa triste vicenda) . Abbiamo passato comunque un mese e mezzo d’inferno , dominato da un vissuto di totale impotenza di fronte alle sofferenze della nostra Nina, causate da qualcosa di sconosciuto .

Questa vicenda ha alcune morali :

  • prima fra tutte : RICORDATEVI L’ ESAME DELLE FECI SE IL VOSTRO CANE HA VOMITO, INAPPETENZA, DIARREA ;
  • facciamo i conti con il ciclo vitale dei nostri animali : coloro che hanno famiglie composte da umani ed animali sanno che la malattia di un cane o di un gatto sono situazioni molto dolorose, superate solo da quella della loro perdita, ma dobbiamo rispettare il ciclo dell’esistenza, che è altra cosa rispetto alle nostre aspettative ; e anche quando arriva il distacco diamo spazio a quanta bella vita abbiamo condiviso con il nostro animale ;
  • lasciamo spazio alla speranza : mai fare diagnosi gravissime (tumori) se non li troviamo : capisco il sospetto e l’attenzione , ma allarghiamo anche la visuale ;
  • essere vecchi è solo in parte classificabile entro una serie di caselle statistiche : i guizzi del carattere possono sbaragliare tutte le previsioni ;
  • e per ultimo, o forse prima di tutto : gli animali hanno una sensibilità, una bontà, una saggezza, che risultano sempre stupefacenti e – ai miei occhi – commovente . Meritano tutto il nostro rispetto, e sono fonte di ispirazione e di apprendimento per chi ha cuore per sentirli.

CI SIAMO INNAMORATI DI AQUILEIA E GRADO

luglio 2024

Per una serie di sfortunati eventi accaduti nel giorno della nostra partenza e subito dopo il nostro arrivo a Krk  – prima tappa delle nostre vacanze sulle isole della Croazia – ci siamo ritrovati a Monfalcone, dove si trova la Clinica veterinaria Timavo che offre un eccellente servizio di pronto soccorso sulle 24 ore.

Dovendo rimanere nelle vicinanze per garantire le cure per la nostra cagnolina Nina , colpita da una bruttissima gastrite acuta da causa per ora non identificata,  abbiamo esplorato questo territorio  a noi completamente sconosciuto, nonostante i precedenti e numerosi veloci attraversamenti in camper.

E – come spesso succede quando ci si perde o il caso stravolge i nostri piani – abbiamo scoperto meravigliosi tesori a noi completamente sconosciuti .   

Il territorio è bellissimo : una catena di colline visibili all’orizzonte abbraccia una pianura verdissima , che scivola nella grande e tranquilla area lagunare, dove il cielo riverbera mille e mille riflessi, immobili o in lento movimento.   E mi sono ricordata delle descrizioni di questa terra e di questa gente fatte da Pier Paolo Pasolini, che il territorio ricorda e mantiene presente e viva : infatti ad Aquileia, all’ingresso del porto romano, ci accoglie Pier Paolo Pasolini, che tanto ha parlato di questa terra e di questa gente.

http://www.pasolinifriuli.it/

Altro aspetto degno di rilievo : una offerta turistica organizzatissima – una vera e propria macchina da guerra –  fruibile con semplicità ed immediatezza, con moltissime aree archeologiche, beni e monumenti, riserve naturali, una fittissima rete di piste ciclabili, importanti o capillari,  che attraversano il territorio e ti portano fino a Salisburgo a Nord e a Roma a sud.

E non ultimo il carattere della gente friulana : essenziale, robusto, gentile e premuroso. Nei giorni trascorsi in queste zone abbiamo sempre trovato persone gentilissime, disponibili all’accoglienza ed all’aiuto con premura, presenti per ogni necessità : in ogni momento o situazione abbiamo trovato  persone dirette e semplici, pronte a fornire risposte ad ogni domanda talvolta neppure esplicitata .  

Siamo stati perfettamente ospitati nello splendido campeggio Aquileia, completamente ombreggiato, dotato di servizi essenziali ma ineccepibili (una delle migliori docce mai provate : acqua calda e scrosciante) e di una piscina ristoratrice e non disturbante : al riparo di una fresca ombra, nella quiete animata solo dal delicato fremito delle foglie, abbiamo contemplato i cipressi secolari e le rovine del porto romano.  

Ed ecco le tappe della nostra breve esplorazione.

AQUILEIA .

Aquileia è un grande paese che vive le sue giornate tranquillamente disteso su una lunga storia che si stratifica in tre livelli distinti.   Nasce un primo nucleo preromano, il più profondo , costruito dal IX secolo a.C.  che ora riposa coperto da due metri di terreno.  Su questo – ad un metro e mezzo di profondità – si sviluppa in tutto il suo splendore la città romana che nasce come importantissima colonia fondata dall’impero nel 181 a.C. per proteggere e controllare i traffici sulla le frontiere a nord ovest .  La vita di Aquileia romana durerà sette secoli, nel corso dei quali diventa il più importante presidio del territorio, con un circo, un colosseo, le terme, palazzi signorili, numerose abitazioni riccamente decorate da marmi e pavimenti a mosaico, abitata da ricchi mercanti, politici, emissari dell’impero : e le sue abitazioni documentano splendidamente questa ricca storia, con i resti perimetrali delle mura delle abitazioni, i bellissimi pavimenti a mosaico che praticamente tappezzano con continuità questo livello.   Ed infine ci appare la cittadina che attraversando anni, decenni e secoli che hanno lasciato le loro tracce è arrivata sino ai giorni nostri, in cui le strade e le case si alternano a moltissime aree di scavo, o a vestigia di strade ed antichi  monumenti : l’impressione è di essere catapultati in una favolosa macchina del tempo, in cui le rappresentazioni antiche dei libri di storia ci appaiono di fronte agli occhi e diventano tangibili.  Potrebbe anche apparire un romano togato che ci accompagna sugli splendidi mosaici raccontandoci quello splendore.

Vediamo anche una elevatissima concentrazione di archeologi, volontari e studenti al lavoro, con aree di raccolta del materiale rinvenuto : e gli scavi sono comunque limitati dal fatto che Aquileia è un paese vivo, dove abitano oltre 3000 persone.  Gli aquileiesi ci hanno detto che in questo territorio anche il semplice lavoro dell’orto, la dissodazione del terreno, o la preparazione di uno scavo in giardino, spesso porta alla luce antichi lumi in terracotta, tessere o interi mosaici, monete, antichi oggetti : un semplice buco per la riparazione di una tubatura può portare alla luce il disegno di un antico mosaico.   E  così molte delle aree visitabili portano ancora il nome dei proprietari del fondo in cui sono stati rinvenuti (le case romane del fondo Cal ; la Domus di Tito Macro dell’ex fondo Cossar…) , che sono poi state acquistate dallo stato. E’ un luogo dove la storia è viva e presente, tutt’altro che dimenticata. Possiamo anche seguire il racconto e la  documentazione fotografica degli scavi dei vari siti : e così vediamo le mucche, il letamaio  e la stalla Violin sotto cui riposavano i bellissimi mosaici della Domus e del palazzo episcopale.    

E questi luoghi – in cui la memoria sembra animarsi di nuova vita – accolgono ancora altra arte, come la mostra fotografica Sguardi su Palmira, del fotografo Elio Ciol, con immagini riprese il 29 marzo 1996 : cioè prima della distruzione della antica città siriana, la Sposa del deserto,  da parte dei terroristi dello stato islamico durante la guerra civile nel 2013.   La memoria e la bellezza da un lato, la distruzione e la morte dell’anima dall’altro.

Voglio ringraziare l’efficientissimo ufficio turistico che ha organizzato puntualmente ogni aspetto della nostra visita alla città, proponendoci un vantaggioso pass (costo 18 euro) valido due giorni e dotato di perfetta audioguida che comprende l’ accesso a tutti i siti/musei/cattedrale, oltre che  una romantica gita sul battello che attraversa la laguna fino a Grado.  Insomma un Pass per la Meraviglia .   Inoltre vengono proposte quotidianamente una serie di visite guidate tematiche, per le quali voglio anche ringraziare la nostra competente e gentile guida Eugenia e tutti i premurosi custodi presenti.    E sono numerose anche  le attività culturali,  ad esempio i Concerti in Basilica, o il Concerto del Solstizio all’alba tra le rovine ed i maestosi cipressi del porto fluviale romano …. Alle quali non siamo riusciti a partecipare solo per esaurimento delle energie disponibili ….

LAGUNA DI GRADO E GRADO

Abbiamo percorso più volte la splendida ciclabile che congiunge Aquileia a Grado, attraversando prima le aree archeologiche, poi la verde e rigogliosa  campagna , la splendida laguna punteggiata da numerosi isolotti rigogliosi , tanto piccoli da poter ospitare una sola abitazione, casoni dal tetto di paglia , chiesette, o anche solo un pollaio con orto .  La laguna ha orizzonti sempre mutevoli  ed è animata da un respiro costante e nascosto :  il cielo e la luce ricamano sempre mutevoli riflessi, in un’acqua apparentemente tranquilla, ma sempre percorsa dal fluire delle maree, che condiziona anche gli orari del battello che congiunge Aquileia a Grado.  

Ed una volta abbiamo preso la prima corsa del mattino, percorrendo le poco profonde vie sommerse , in cui il comandante deve essere esperto ed attento a non arenarsi (il barcone segue vie che hanno una profondità anche di pochi centimetri  in alcuni tratti ) , avvicinandoci alle isolette , di cui abbiamo ascoltato alcuni racconti : come quella annunciata dal chiocciare delle galline del pollaio, affiancato da un modesto riparo,  di  proprietà della signora Caterina, arzilla novantenne che ogni mattina – da tutta la vita –  la raggiunge con la propria barca a remi per nutrire le galline, raccogliere le uova,  coltivare l’orto ed infine controllare sempre in barca a remi le vicine aree di pesca/allevamento ; quelle con una solitaria costruzione dal tetto in paglia che sembra uscita da un libro di favole ; quella con una più elegante casetta dove si è incredibilmente tenuta la mostra degli abiti della principessa Sissi ; quella più elaborata con una casa nascosta dagli alberi di un fitto giardino, dotata di darsena e spiaggetta, un vero e proprio mondo a parte.   E così, trasportati da questi racconti, che muovono la nostra immaginazione, ci muoviamo lentamente in un orizzonte surreale, in cui le direzioni vengono indicate da improvvisi cartelli che spuntano circondati dalle acque.  Oltre a questi racconti e a queste suggestioni, gli operatori del barcone, molto simpatici e schietti, non ci hanno aiutato a caricare e scaricare le biciclette attraverso la stretta pensilina di attracco , bensì  hanno caricato e scaricato le nostre biciclette, sollevandoci da ogni timore o fatica. E questo intendo quando parlo di essenziale premura e presenza delle persone che abbiamo incontrato in questa terra.

Grado, località turistica e termale  conosciuta anche come Isola d’Oro o Prima Venezia o Isola del Sole, è  nata in epoca romana come scalo mercantile di Aquileia : deve proprio il suo nome ai gradoni che agevolavano lo sbarco dei passeggeri e delle merci dalle navi.  Nel nostro girovagare poco organizzato, ci ha colpiti l’ animato centro cittadino, e la splendida passeggiata sul lungomare (ci sono 11 km di spiagge) .  Nel IV secolo venne costruito il suo Castrum, il centro storico medioevale dove trovarono rifugio le popolazioni dell’entroterra scampate all’assalto dei barbari , con campi e campielli in stile veneziano ( anche Venezia nascerà e sarà fondata dall’esodo degli Aquilesi scacciati dalle invasioni barbariche ) ;  le sue belle chiese ( la Basilica di Sant’Eufemia con il suo bellissimo pulpito , il Battistero ed il Lapidarium,  e in cima al campanile l’arcangelo giravento Sn Michele ,  l’Anzolo  che è diventato il simbolo della città vecchia ;  la più piccola ed antica Basilica di Santa Maria delle Grazie ) ;  la bella Casa della Musica uno degli edifici più antichi affacciata sul Largo della Vittoria con resti romani .  

Abbiamo pranzato (per due volte) al Piper, ristorantino della cooperativa dei pescatori affacciato alla grande spiaggia Costa Azzurra : ambiente molto semplice, con servizio veloce ed ottimi piatti di pesce (memorabile tutto ciò che abbiamo assaggiato :  gli spaghetti alle vongole legati da una cremina indimenticabile, le acciughine marinate, le cozze sommerse da un brodo perfetto anche da sorseggiare, i tenerissimi calamari e scampi grigliati…). Dovremo comunque tornare per completare l’assaggio dell’offerta gastronomica della città consigliata da cari amici, e persone del luogo (in particolare : Ai Bragossi e Il Ristorantino-Lega Navale Italiana) . 

ISOLA DELLA CONA

Con la riserva di Staranzano, parliamo delle due oasi protette che costituiscono la Riserva Naturale Foce dell’Isonzo (2400 ettari che costeggiano gli ultimi 15 Km. del fiume), area caratterizzata da una elevata biodiversità (praterie naturali salmastre e di acqua dolce) che avvantaggiano specie naturali particolari (gladioli ed agli selvatici, orchidee) e favoriscono la nidificazione degli uccelli.   Noi abbiamo visitato l’isola della Cona e – a parte un gruppo di bambini in gita al centro visite –  non abbiamo incontrato alcun essere umano .  E’ stata riconosciuta e premiata come la migliore area d’Italia per il birdwatching.  Una caratteristica che la rende unica è anche la presenza dei cavalli di razza Delta (sostenuta dal naturalista Ignazio Zanutto) , discendenti dei robusti Camargue ben adattati agli ambienti salmastri e umidi , non temono l’acqua, il freddo e l’umidità e si nutrono di piante acquatiche  : con la loro azione di pascolamento contribuiscono al ripristino ed al mantenimento del delicato equilibrio di questi ambienti mantenendo bassa la vegetazione erbacea e sono ben adattati anche alla presenza dell’uomo (anche per garantire le cure in caso di infortunio, le vaccinazioni, il trasferimento nelle varie aree di pascolo) .  Esiste infatti un complesso programma di rotazione dei pascoli e di ottimizzazione del carico di animali (numero di cavalli per ettaro) e della permanenza nel pascolo, strettamente correlato ai processi di crescita e fioritura della piante.   Una parte dei cavalli presenti nella riserva viene tenuta allo stato brado, una parte è invece addestrata ed utilizzata per il lavoro con il bestiame e le passeggiate naturalistiche a cavallo.

Consigliata la visita al mattino presto o al tramonto quando gli animali si svegliano e cercano cibo, si muovono nel fresco del mattino ; non all’una come abbiamo fatto, tra le due pedalate di andata e ritorno da Aquileia, sempre sotto il sole a picco.

SACRARIO MILITARE REDIPUGLIA

Altra visita che consigliamo di fare a inizio o fine giornata, non all’una di pomeriggio sotto il sole a picco come noi , all’apice di una biciclettata di 18+18 Km

Il nome deriva dallo sloveno “Terre di mezzo” e sorge nei luoghi dove nel primo conflitto mondiale di svolsero le violentissime battaglie del fiume Isonzo.  Si tratta del più grande sacrario militare italiano, dove sono sepolti oltre 100.000 soldati in gran parte ignoti  ; è uno dei sacrari fatti costruire negli anni 30 dello scorso secolo dal regime di Benito Mussolini, che stava avviando la sua campagna di conquiste .

E’ costituito da un ampio piazzale dove si susseguono 38 lapidi che ricordano altrettante  battaglie avvenute in questa zona strategica del Carso ; dopo il quale inizia una scalinata sulla quale sono disposte le tombe dei del Duca d’Aosta e dei comandanti .  A seguire 22 gradoni lungo i quali sono disposte le salme dei militari riconosciuti (39.857 con nome o cognome, o solo il nome o il cognome) ; sull’ultimo gradone due grandi tombe comuni per i resti dei 60.330 soldati ignoti).   Unica donna qui ricordata  la crocerossina  Margherita Kaiser Parosi Orlando, ventunenne morta per la spagnola alla fine del conflitto.

Lo stile e la retorica sono quelle odiose tipiche del periodo fascista (uno per tutti : la scritta PRESENTE che si ripete all’infinito sulle tombe) : rimane il dolore e lo smarrimento legato alla atrocità della guerra, al pensiero dei tanti ragazzi partiti e mai più tornati, alle famiglie che non hanno neppure avuto la possibilità di piangerne la perdita…

Visitiamo anche le trincee coperte alla base del sacrario : e anche qui, osservando i prati fioriti ed il cielo azzurro dagli spioncini per i fucili, continuo a pensare agli sguardi, al terrore, ai pensieri dei ragazzi che attraverso quegli spioncini hanno guardato gli stessi prati e lo stesso cielo in guerra ad un attimo dalla morte.

Sacrario di Redipuglia – Sacrario Militare di Redipuglia (sacrarioredipuglia.it)

TOR VISCOSA , o della memoria abbandonata

Altro giro in ciclabile, questa volta verso nord (da Aquileia verso Palmanova) .    Torviscosa appartiene al gruppo delle “città di fondazione”,  costruite sul principio dell’autarchia (autosussistenza)  durante il ventennio fascista nelle zone di bonifica, allo scopo di accogliere i nuovi coloni che vi si trasferivano . E’ sorta non solo con finalità agricole, che coinvolgono anche alcune delle sue frazioni, ma anche per esigenze industriali, gestite dalla SNIA Viscosa , una delle più grandi aziende italiane dell’epoca specializzata nella produzione di fibre tessili artificiali ricavate dalla cellulosa.  L’architettura del ventennio, ancora intatta, conferisce al luogo un aspetto quasi metafisico  : sembra di entrare in un quadro di De Chirico, grazie anche al fatto che il paese è quasi completamente deserto, tanto da sembrare erroneamente disabitato, e al caldo torrido ed immobile che scalda il silenzio.   L’effetto è straniante, ma molto evocativo : sembra di aver fatto un viaggio nel tempo e di essere all’improvviso ritornati al 1935.   Non troviamo alcuna mappa, alcun pannello esplicativo : troviamo solo una audioguida online che ascoltiamo, ma ci risulta comunque difficile orientarci. Ci riusciamo grazie all’aiuto di una giovane signora di una cartoleria e di un altro abitante che si ferma in auto proprio per darci alcune informazioni sul luogo.  Ci vengono indicate la frazione agricola della Malisana con il suo cimitero storico ; la vecchia piazza dell’autarchia ; lo stadio ; il teatro ;  la vecchia mensa completamente abbandonata e completamente invasa dalla vegetazione ; il teatro ; le case gialle e le colombaie , alloggi degli operai di vario grado ; le ville dei dirigenti ; il villaggio Roma o campo PG 107 , sorto come campo di concentramento per prigionieri di guerra per  i 1000 soldati catturati dall’esercito italiano nella battaglia di El Alamein (650 neozelandesi e 350 sudafricani) che dopo l’apertura della fabbrica divenne sempre un villaggio operaio.  

Con la (s)vendita dello stabilimento industriale alla multinazionale farmaceutica Bracco tutto questo patrimonio, architettonico, storico, politico, umano rischia di essere completamente dimenticato, così come il grande centro di documentazione tristemente chiuso .

 Torviscosa, la città della cellulosa in Friuli Venezia Giulia | Archeologia Industriale

Cosa dire d’altro ?     SOLO GRAZIE . 

E anche che tanto non abbiamo visto :  sicuramente torneremo a visitare queste terre, che la bellezza del paesaggio ed una lunga storia  hanno arricchito di umanità, arte, memoria.

Benvenuti

Benvenuti nel mio bazar : piccole tracce della libertà del mio nuovo tempo. 

La mia vita si divide tra due terre , dove ho messo profondamente le radici.

Sono nata nel 1960  in un piccolo paese in provincia di Bologna, dove ho studiato fino ai miei 30 anni (liceo scientifico, poi medicina con specializzazione in psichiatria): sono quindi cresciuta in una terra generosa, aperta, solidale, dove la pianura riempiva ogni orizzonte ed ho imparato a pedalare libera e con il vento tra i capelli. 

Quasi tutta la mia vita lavorativa e famigliare invece ha riempito i successivi 36 anni, in provincia di Como dove mi sono trasferita e dove abito tuttora, circondata dalla bellezza e dall’incanto più assoluti del lago.  

Qui però è meno facile pedalare: continue salite e discese, talvolta impervie e faticose.  Qui è proseguita molto intensamente la mia scuola : iniziata con molta intensità in ospedale psichiatrico – dove ho iniziato a lavorare, prima per costruire la sua chiusura, per poi proseguire nella costruzione di  un servizio ambulatoriale di qualità (sono una radicale sostenitrice del valore assoluto della sanità pubblica, valore fondamentale di civiltà e democrazia) –  insieme alle gioie (e qualche dolore) personale e famigliare.

Attualmente abito con il mio compagno di vita (e marito) Gabriele – tutti e due un po’  imbiancati – e con tre animali quasineri : Nina cagnolina indomita, Sky e Nebbia gatte sensibili e sospettose.  La nostra famiglia si allarga fino a Londra,  dove da diversi anni, studia, vive e lavora nostra figlia Jessica, centro del nostro cuore e dei nostri pensieri : in teatro, in molti teatri.   

Ho molte passioni, sicuramente troppe, e  in modo inatteso ne nascono sempre delle nuove : viaggiare in camper (in sosta libera, se possibile) ; vedere film al cinema; nuotare nel mare azzurrissimo ; leggere libri ; andare in bicicletta ; vedere mostre e musei ; andare a concerti ed ascoltare musica ; disegnare ; scrivere ; fare fotografie ;  cucinare ; cucire e sferruzzare ; raccogliere sassi che mi raccontano sempre la meraviglia del mondo, con cui mi sento in comunione.  Mi incanta guardare gli orizzonti liberi, tutti gli azzurri del mare, i verdi dei prati, i mille colori dei fiori, l’immensità delle le nuvole , il  cielo, il bagliore della luna e il luccichio silenzioso delle stelle, i riflessi sulla superficie del lago , la sapienza della vita .

“Ogni atomo nel tuo corpo viene da una stella che è esplosa.

E gli atomi nella tua mano sinistra vengono probabilmente da una stella differente da quella corrispondente alla tua mano destra .

E’ la cosa più poetica che conosco della fisica : tu sei polvere di stelle .”

Laurence Maxwell Krauss “A Universe from Nothing”, 2012

Carlabazar è un luogo molto semplice dove vorrei raccogliere i nostri itinerari e racconti di viaggio ed alcune esperienze : in modo un po’ confuso o casuale – come dice il nome – seguendo unicamente l’ispirazione degli attimi di trascurabile felicità della vita. 

Carlabazar vorrebbe  rispondere a due desideri : sedimentare la memoria dei giorni che passano,  e condividere ciò che mi rende felice o mi fa emozionare e pensare . 

 “La felicità è reale solo se viene condivisa .”  (Chistopher Mccandless. Into the Wild)