IL NOSTRO VIAGGIO IN GALLES e nella COSTA DEL NORFOLK : giugno 2023 . Capitolo 4.

Newgale, St. Davies, Whitesands Beach, Fishguard, Ifan, Vale of Rheidol Railway, Devil’s Bridge, Aberystwith, baia di Cardigan , CAT (Centre for Alternative Technology), Porthmadog, Caernarvon.

Mercoledì 7 giugno 2023 . Usciamo dal campeggio ritemprati dalla bellissima tappa di Skomer, che salutiamo con tutti i puffins e i razorbills .  Siamo molto positivi e decidiamo di seguire per la litoranea che ci porterà a Solva – prossima tappa – attraversando alcuni paesini caratteristici ed un territorio tra i più belli della regione.   La strada one-way è affollatissima di auto in senso contrario al nostro che si stanno dirigendo a Martins Haven per imbarcarsi sui vari viaggio per Skomer.   Nulla di preoccupante per esperti viaggiatori come noi , che hanno già affrontato Cornovaglia e Scozia.   Il panorama è effettivamente bellissimo, ma la stradina diventa sempre più stretta : a Little Haven  (Aberlydan)   (o comunque da quelle parti…non ricordo più bene) la strada diventa strettissima, con un tratto pieno di curve e in pendenza (salita) al 25% . A metà salita le ruote tendono a slittare : io non guardo, tremo  e prego, ma Gabriele pilota supereroe riesce a tirarci fuori dalla situazione, con una certa irritazione non celata ( chi ha voluto fare la litoranea ? chi vuole vedere i paesini ? ) .  Non riusciamo a trovare coraggio per fermarci nei paesi successivi collegati da stradine strettissime, che si allargano solo nel tragitto dentro ai centri abitati, che stanno moltiplicando gli alloggi turistici. E anche qui ci sono chiari problemi di viabilità : ad un certo punto il traffico si ferma per una decina di minuti perchè un camion sta scaricando le scorte di birra in un pub : e non ci sono davvero soluzioni alternative al fermare il tempo finchè serve, senza peraltro che nessuno protesti.  Si coglie l’occasione anche per fare due chiacchiere.

Per cui ci sembra che non si stia delineando lo stesso problema di Como : territori che non sono in grado di sostenere  un flusso turistico troppo elevato, per assoluta impossibilità di implementare le comunicazioni, le vie di collegamento, di allargare le strade.  Interventi che peraltro snaturerebbero completamente in territorio.  Il problema è di difficile soluzione : “turismo sostenibile” o “sviluppo economico”.  Direi che è una domanda retorica : la risposta teorica è “turismo sostenibile”, quella reale è “ sviluppo economico”. Finalmente, all’improvviso, la strada ridiventa percorribile : e l’esperienza viene declinata allegramente come momento di socializzazione forzata. 

Ci fermiamo a fare una fotografia a Newgale (Niwgwl)  in un parcheggio panoramico : comperiamo  due cestini di fragole da un coltivatore locale, che sogna di andare a vedere il mare della  Sardegna.  Il paesino (tre case ed un bel campeggio) offre parcheggi, ma  le passeggiate lungo il Coastal Path in partenza da qui sono tutte troppo lunghe.

Per recuperare la fiducia e l’ottimismo del pilota sensibile a questo argomento  ,  ed anche stemperare la tensione negativa che si sta accumulando (troppi problemi e poche soluzioni) ,  propongo di andare a mangiare il pesce : che non dovrebbe essere cosa difficile essendo noi affacciati alla costa.  In realtà non troviamo alcun ristorante nel raggio di 50 km ; quindi ci rassegnamo a risalire in camper e dirigerci a Solva (Solfach) , dove dovremmo trovare una bella passeggiata panoramica accessibile per le nostre forze, con alcuni siti preistorici.  Peccato che a Solva non riusciamo a trovare neppure uno spazio dove parcheggiare. Però Gabriele dice di aver visto poco prima del paese una deviazione con un cartello con un’aragosta sorridente : decidiamo di andare a vedere di cosa si tratta .   E si tratta della cucina di casa di due simpatici signori (trafelata lei, decisionista lui) che hanno aperto un’attività di ristoro in giardino: o asporto o panchina con vista sul campo con il fieno appena tagliato. Prenotiamo il piatto di pesce misto per due (55 sterline) che sarà pronto in mezz’ora  : ritiriamo e andiamo a cercare parcheggio possibilmente panoramico.   Ripassiamo a Solva dove è tutto ancora pieno ; procediamo senza alcun risultato, per cui decidiamo di arrivare a St. David’s (Tiddewi), prossima tappa del nostro percorso.  Subito prima del paese ci fermiamo a fare gasolio, perché siamo oramai in riserva e ci attendono altre one-way, su cui non si trovano aree di servizio.  Il gestore – dal viso rotondo bruciato dal sole e pieno di salute – è simpatico, sorridente e disponibilissimo : prova tutte le pompe di gasolio (sette) con atteggiamento sempre più teatrale (alla fine stringe la manopola della pompa dirigendola al cielo), intrattenendoci con domande dettagliate sulle nostre vacanze , con risposte incoraggianti e di grande apprezzamento , e sorrisi a profusione. Alla fine si stringe nelle spalle e ci informa che purtroppo oggi le pompe non funzionano : sorride e conclude con un “succede”. Noi rimaniamo a guardarlo mentre riprende alacremente altre occupazioni, ammutoliti e scioccamente sorridenti : non ci sono altri distributori nel raggio di 20 km. Ci sembra che prosegua la nuvoletta nera che da questa mattina ci accompagna.   Torniamo a St. David’s ed entriamo in un parcheggio anonimo ed affollato : ma a questo punto il gran piatto di pesce chiama e quindi ci mettiamo a tavola . Il pesce è freschissimo quasi vivo, cotto ‘nudo e crudo’ : insalata di granchio (di due tipi) , gamberetti e gamberi cotti al vapore, astice bollito : solo olio e limone, gustiamo il profumo ed il sapore del mare, buonissimo. 

Il paese è molto caratteristico e ci piace subito : incontriamo anche una ottima gelateria, dove cadiamo in tentazione (cioccolato e caramello salato per Gabriele, banana e menta/cioccolato per Carla) che gustiamo sulla panchina panoramica sulla cattedrale.  Arriviamo alla Cattedrale che è davvero maestosa .   St.David è il santo patrono del Galles e nel sesto secolo costruì qui un monastero : il suo insegnamento era “be joyful, keep the faith, and do little things …” (siate gioiosi, mantenete la speranza, e fate cose semplici …) : che ci sembrano ancora oggi buoni consigli di vita.  Nei secoli XIII e XIV venne costruita la cattedrale, racchiusa in uno scrigno verde , meta di pellegrinaggio di fedeli da oltre 1400 anni .   Nel 1124 papa Callisto II, da fine matematico, dichiarò che tre pellegrinaggi a Saint David’s equivalevano ad un viaggio a Gerusalemme.   Se dell’esterno colpiscono le proporzioni e la grandezza, dell’interno colpisce immediatamente il soffitto, in quercia ad intaglio ; le finestre, il transetto ed il coro gotici.  Tutti i giorni viene proposta un concerto dell’organo e del coro, tranne il mercoledì (nuvoletta nera).    Di fronte sorgono i resti del monumentale palazzo episcopale  (The Bishops Palace) , eretto dal vescovo Gower nei secoli XIII e XIV , che ammiriamo dall’esterno.    

Torniamo al nostro parcheggio decisi ad entrare nuovamente in campeggio, perché abbiamo trovato una sistemazione irrinunciabile proprio dietro a Whitesands Beach .  Prima però decidiamo di ripassare dal simpatico benzinaio, che ha sistemato le pompe e sempre sorridendo ci fa il pieno di gasolio.  Arriviamo  al campeggio e ci posteggiamo liberamente, perché così è indicato all’ingresso ( nella casetta di accoglienza non troviamo nessuno).   Partiamo poi per una passeggiata lungo il nostro amico Coastal Path : oltre alla grandissima Whitesands Beach, avvistiamo altre splendide baie dalla sommità delle scogliere , a volte vertiginose.  Avvistiamo un gregge di placide pecore, che al nostro passaggio iniziano con grandi belati a seguire la pecora capogregge che le chiama a raccolta a gran voce per condurle in un pascolo attiguo, più protetto. Vicino alla spiaggia la pala di un’elica ferita osserva il mare e ricorda in modo commovente la caduta del suo  aereoplano inglese durante la seconda guerra mondiale e la morte dei cinque membri dell’equipaggio. 

Oggi abbiamo fatto solo 7 km. ma arriviamo a sera piuttosto stanchi (sarà la compagnia della nuvoletta nera): cena leggera (brodino vegetale, toast e fragole) e buonanotte.    Buonanotte , completamente immersi nella natura selvaggia ed  isolati dal mondo civile (il telefono ha campo solo sul Coastal Path nel punto più elevato della scogliera).

Giovedì 8 giugno 2023 . Risveglio tranquillo e positivo : partiamo dal campeggio belli allegri con un programma improvvisato sulle informazioni raccolte da vari depliant, da internet, dalle scarne guide in nostro possesso- Vorremmo esplorare la litoranea tra Abereiddi (soprattutto) e Portghain  (se possibile) : vengono descritte come zone minerarie/industriali in cui le scogliere e le spiagge conservano le tracce di questa storia.  Però non le troviamo, così come non riusciamo ad arrivare alla Eglwys yr Cwm citata dalla guida Routard (come suggestivo itinerario litoraneo tra rovine di una chiesa, cimitero affacciato sul mare e spiaggia) : ad un certo punto la strada diventa davvero troppo stretta, con pareti di pietra solo ricoperta da rampicanti e nessuno slargo . Per cui appena troviamo un luogo che ci consenta le mille manovre di inversione, decidiamo di rinunciare e ripercorriamo lo stesso percorso al contrario. Alla fine ci prende una ridarella da pericolo scampato, rinforzata dal fatto che in un incrocio in mezzo al nulla un signore sorridente ed elegantissimo sembra stare lì  solo per salutare i passanti.   Messaggiamo con mia sorella, che non riesce a capire come si indossano gli orecchini che le abbiamo regalato per il compleanno :  Gabriele fa battute e lei risponde con lo stesso pensiero declinato seriamente. Insomma ci viene una ridarellache dura una mezzora.   Mentre il nostro programma della giornata si sgretola allegramente arriviamo a Fishguard (Abergwaun ). Il paese è diviso in tre parti : l’abitato sulla cima delle scogliere, pieno di case coloratissime, dove ci fermiamo a fare una spesa veloce alla Coop ; il porto nuovo dove partono i traghetti per l’Irlanda ; il vecchio porticciolo circondato da una lunga fila di casette colorate, in passato case di pescatori, oggi cottage di vacanza,  dove ci fermiamo per mettere i piedi giù dal camper . 

Parcheggio gratuito e locale che serve alcuni piatti di pesce in fondo al molo. Non ci pensiamo più di mezza volta e siamo già a tavola con un lobster roll , una half lobster, una jackpotato con gamberi, sole, aria fresca, barchette ormeggiate.  Il viaggio comincia a esprimersi autonomamente : ci conduce dove vuole e noi non facciamo resistenza.   Ripartiamo e dietro la prima curva ci fermiamo per una foto panoramica al paese e troviamo le indicazioni per forte di Fishguard  a soli 200 m. (andata in discesa, ritorno in salita) lungo il Coastal Path .  

Ripartiamo diretti all’unica tappa irrinunciabile della giornata : il sito preistorico di Pentre Ifan.   La ricerca ci porta via due ore abbondanti attraverso one-way ansiogene nei boschi, tra fattorie isolate, tra campi gremiti di mucche ruminanti e pecore belanti : non so quale buona stella ci assista ma riusciamo ad incrociare altri mezzi solo in prossimità di punti che consentono il passaggio, con brevi manovre di retromarcia.  Sbagliamo ripetutamente il percorso, chiediamo indicazioni alla gentile proprietaria di una fattoria intenta a curare l’orto,  ma alla fine riusciamo ad arrivare al sito, che merita tutta la nostra fatica.  Si tratta di quella che viene chiamata la Stonhenge del Galles : alcuni enormi massi compongono una camera aperta dal significato non chiarito .  Un enorme masso dalla forma allungata è posizionato orizzontalmente con una leggera pendenza in avanti , sopra gli altri posizionati verticalmente, sui quali si appoggia delicatamente in pochi punti, rimanendo lì sospeso in equilibrio misterioso da oltre 5000 anni :  sembra leggero come un seme , quasi come se stesse per prendere il volo portato dal vento nella ampia vallata che si apre di fronte per condurlo fino all’orizzonte del mare.    Non a caso lo hanno chiamato The Flyng stone , la Pietra Volante : potrebbe trattarsi di una sepoltura che simboleggia il passaggio da una vita terrena all’aria, al cielo, all’universo ; oppure un monumento dal significato mistico o propiziatorio ; oppure ancora un elemento di localizzazione geografica.  E’ una di quelle immagini che non potremo mai più dimenticare : che hanno in sé la potenza del simbolo, della preghiera, dell’arte, della creazione universale.   Non servono parole o spiegazioni o racconti per raggiungere l’anima.  Ci sono molte tracce di doni (fiori secchi nei pertugi delle pietre) ; i visitatori che arrivano si fermano nella camera e toccando le pietre chinano il capo in segno di rispetto e sembrano pregare.

Gabriele lancia nel mondo virtuale una fotografia con il suo commento partecipato : “metterlo sopra è stata dura”.  Potremmo dire : poesia e realismo ; sublimazione e pietra ; sentimento e sudore . Alla fine tutto serve.

Riprendiamo il nostro eroico camperone e ripartiamo : raggiungiamo – dopo giorni di oneway – strade a due carreggiate (talvolta tre !!!) a scorrimento veloce, però sempre in discesa o salita. Le colline si fanno più dolci e sulla costa spariscono le scogliere, che lasciano il posto a lunghissime spiagge scure ricamate dalle maree.   Entriamo nella regione di Ceredigion : contea costiera del Galles il cui nome significa terra di Cereig, figlio di Cunedda, capo che riconquistò gran parte del Galles strappandolo agli irlandesi nel V secolo.   Attraversiamo Cardigan (Aberteifi) , che ha dato i natali all’inventore della giacca senza collo dal successo universale.    Ed anche molti villaggi di pescatori, oggi caratteristici villaggi costieri : New Quay ,  Aberaeron  , Llanon , Lianhystud, Lianfarian , tutti villaggi dalle casette sempre più colorate e sgargianti (una contaminazione buranese in Galles) .

Approdiamo quindi a Aberystwyth ( Llanbadarn Gaerog) , ma non riusciamo a trovare alcuna possibilità di parcheggio in città .   Ci rassegnamo quindi a sostare di nuovo in campeggio (Midfield) , a tre km dal centro, per tornare domani mattina in un parcheggio no overnight.

Mentre scrivo il diario della giornata fuori dal finestrone del camper si accende il primo tramonto rosso acceso di queste vacanze, che posso solo guardare in un angusto spigolino della finestra.  Esco per cercare un punto di osservazione dell’orizzonte, che purtroppo non trovo.  Buonanotte.

Venerdì 9 giugno 2023 .  Dovendo prendere un treno (turistico) alle 10.30, decidiamo di svegliarci per tempo perché non vorremmo avere problemi con il parcheggio : la sveglia quindi suona alle 7, quando siamo già svegli da più di un’ora con il cervello in movimento. Colazione, sistemazione del camper, preparazione del pranzo al sacco (crodino+panini+cioccolato+frutta) : alle 8.30 usciamo dal campeggio e alle 8.50 siamo parcheggiati di fronte alla stazione nel grande parcheggio completamente vuoto.

La Vale of Rheidol Railway (Rheilffordo CWM Rheidol) ha iniziato la propria attività nel 1902 ; inizialmente è stata costruita per il trasporto locale e commerciale (piombo e legno) , ma dal 1930 è diventata una ferrovia turistica.  Ha carrozze risalenti al 1920-1930, perfettamente restaurate, che ci porteranno nella Rheidol Valley, al confine meridionale delle montagne Cambrian , fino al Devil’s Bridge. 

Ci rilassiamo aspettando l’apertura del controllo biglietti ed aspettiamo il treno, guardando tutti i preparativi. Prima arrivano i vagoni passeggeri – trasportati da una vecchia motrice diesel – e ci sistemiamo nella carrozza panoramica aperta .   Poi arriva la motrice a vapore : brillante, con gli ottoni lucidati, sembra appena uscita dalla fabbrica. Ha già il carico di carbone, ma deve riempire i serbatoi dell’acqua (come farà per altre due volte durante il percorso). Macchinista e fuochista sono due ragazzi che si fanno notare : molto indaffarati in tutte le operazioni sul treno e sugli scambi, sono vestiti come 100 anni fa e sembrano usciti da un film. Mi viene da dire Di Caprio nel Titanic : e sono anche decisamente belli.   Il viaggio è lento e incantevole, accompagnato dagli sbuffi e dai fischi della motrice, e ci consente di gustare il paesaggio : veniamo abbondantemente ed allegramente innaffiati dalle gocce di vapore che escono dalla ciminiera della motrice.

All’arrivo abbiamo solo un’ora di tempo per visitare Devil’s Bridge , attraverso il percorso breve (e molto ripido), per cui dobbiamo andare veloci :  le cascate  si tuffano in una fenditura strettissima e verticale aperta dell’acqua nella roccia.  E sono scavalcate da tre ponti sovrapposti, ognuno ideato per sorreggere i transito dei mezzi del proprio tempo  : il più antico – Lower  Bridge – nell’ XI secolo ; quello intermedio – Middle Bridge – nel 1708 ; il più recente – Top Bridge – nel 1901. 

Chiamato : Punch Bowl Crochan y Diafol Afon Mynach (Calderone della ciotola del diavolo Mynach) per la leggenda sulla sua origine :  nell’XI secolo il diavolo visitò il Wales, trovandolo bellissimo . Vide una vecchia signora molto agitata perché la sua mucca aveva attraversato il fiume e non sapeva come farla tornare.  Il diavolo le disse che quello che le serviva era un ponte e lui lo avrebbe costruito per la mattina successiva . Quello che  chiedeva in cambio era solo il possesso del primo essere vivente che lo avesse attraversato. La signora accetto’, ma poi la notte capì che le sarebbe stato impossibile attraversare il ponte per andare a prendere la sua mucca.   Il mattino dopo vide il più bel ponte mai costruito ; fece per attraversarlo, ma prima di mettervi sopra il piede lanciò un pezzo di pane e il suo fedele cane si lancio’ come un fulmine a prenderlo.   Il diavolo arrabbiato disse : stupida stupida donna adesso dovrei prendere il tuo cane, ma io non ne farei nulla” , e svanì.  E da allora il diavolo – per la vergogna di essere stato ingannato da una vecchia signora – non si fece più vedere in Galles.   Ed è proprio il Lower Bridge ad essere stato costruito dal diavolo.

 

Alle 12.30 riparte il nostro treno : le carrozze del novecento erano più pratiche di quelle odierne : basta girare il poggiaschiena e si viaggia sempre in direzione di marcia. La locomotrice invece viene agganciata all’altro capo del treno ma girata al contrario, con il muso attaccato ai vagoni .  Il viaggio di ritorno ci fa sentire davvero in estasi , per il più bel picnic che avremmo potuto desiderare.

All’arrivo prendiamo un bel caffè in camper e decidiamo di andare a fare una passeggiata ad Aberystwyth : la Nina dopo l’esperienza del treno rifiuta di scendere dal camper guardandoci con un marameo . Passeggiamo tra i vicoli della cittadina che portano al mare : molti negozi vintage dall’aspetto un po’ trasandato, ma molto curiosi, dove cadiamo in tentazione : piatti vecchi, un anello celtico ed una maglietta per Gabriele, un cristallo che produce mille arcobaleni danzanti.   Ma arrivati al lungomare veniamo abbagliati dalla magnifica baia sulla quale si affaccia una lunga fila di alte case colorate ;  l’Old College dell ‘ Università  (meravigliosa la struttura in restauro) con le alte torri e comignoli circolari ;  la Chiesa di Saint Michel (bellissimo il soffitto a botte e le vetrate) dove si suona la batteria ; i ruderi del castello con il monumento ai caduti della seconda guerra mondiale, un angelo che dona la gloria dell’alloro ed una donna dal viso coraggioso protesi verso l’orizzonte .

 

Rientriamo al camper belli felicioni e partiamo .  In pochi minuti incontriamo un’auto medica che soccorre un signore incosciente caduto in mezzo ad un incrocio , superato il quale – nel giro di pochissimi secondi – avvistiamo una enorme colonna di fumo proveniente dal bosco dietro le abitazioni del paese con i camion dei pompieri a sirene spiegate  in arrivo.   Decidiamo molto rapidamente di trasferirci a Tywyn (Gwynned) , sul mare sperando di allontanarci da questa zona … oltre che di ammirare un altro tramonto rosso (che invece questa sera non ci sarà) .  Il tragitto lungo il largo estuario del fiume Dovey verso la baia di Cardigan si rivela inaspettatamente  spettacolare : un largo fiordo sabbioso, ricamato da bassi rivoli e piccole raccolte circolari di acqua , lungo oltre 10 km. Sotto la strada corre la linea ferroviaria che garantisce una visione ancora più spettacolare.   Arriviamo alla fine del paese alla ricerca del nostro parcheggio per la notte  : il parcheggio, sulla strada a fondo cieco, è compreso tra la grande spiaggia costeggiata da dune che erano alte solo due km fa, si sono gradualmente  abbassate per consentire il passaggio delle acque di un lago costiero (Afon Dysynni ) che tornano al mare. Anche qui corre la ferrovia, proprio in riva al mare. Alla fine della nostra passeggiata serale anche oggi abbiamo fatto 8 km.

Cena con crema di spinaci/funghi e wurstel.  E speriamo buonanotte : si è alzato un vento fortissimo che ci costringe a chiudere tutte le finestre e i pertugi. Dondoliamo parecchio . Buonanotte…. Speriamo.

Sabato 10 giugno 2023 . Ci svegliamo molto presto dopo una notte piuttosto movimentata : abbiamo dondolato sbatacchiati da raffiche di vento sibilante ed incessanti , che ci hanno svegliato ripetutamente.  Da internet vediamo che l’incendio di Aberystwyth è stato domato in serata, e le famiglie evacuate hanno potuto rientrare nelle proprie case.    Le notizie non sono incoraggianti :  l’ondata di caldo anomalo anche quest’anno sta provocando moltissimi incendi, oltre che problemi connessi alla carenza idrica che l’Inghilterra non è abituata ad affrontare.   Anche la Scozia ha registrato un incremento del rischio di incendi, che possono assumere proporzioni devastanti per la conformazione del territorio e la difficoltà di accesso a molte zone.  Anche gli uccelli sono disorientati da questi cambiamenti climatici : i puffin hanno disertato alcune isole e – pochi giorni fa – un pulcinella di mare è stato ripreso mentre galleggiava nel mare di fronte a Genova.  

Sarebbe bello percorrere il tragitto dell’estuario del fiume in treno, per ammirarlo in tutta la sua bellezza : l’ unica corsa che ci offre la possibilità di fare andata e ritorno velocemente è alle 8.17 dalla stazione di  Tywyn alla Dovey Junction.  Ma non riusciamo a fare in tempo, soprattutto per la difficoltà di parcheggio del nostro mezzo.   Peccato : cercheremo di godere del viaggio su ruote.   All’inizio corriamo separati dal mare solamente da pascoli affollati di pecore; poi iniziano le grandi dune costiere, che ospitano anche i green di un campo da golf.   Facciamo una passeggiata sulle dune verso la spiaggia, attraversando le rotaie della splendida linea ferroviaria litoranea. 

Superiamo poi Aberdovey (Aberdyfi) ed iniziamo a vedere lo splendido fiordo sabbioso rilucente sotto il sole con i rivoli ritmati, le linee sinuose, le pozze circolari della foce del Dovey che gioca  con le maree, che qui corrono rapidamente e possono sorprendere i camminatori .  Un vero incanto.

Ci allontaniamo dalla costa e ci dirigiamo verso l’interno e verso nord , su una bella strada panoramica che ci porterà ad entrare nello Snowdonia Natural Park, il territorio montuoso del Galles. Facciamo tappa al CAT (Centre for Alternative Technology) di Macynlleth, decantato da tutte le guide turistiche : già arrivarci è piuttosto complicato e la strettissima stradina di accesso (che abbiamo anche allungato perché abbiamo perso l’accesso principale, quasi invisibile ed impraticabile su una curva) non depone per un centro ad alta intensità di visita.  All’apertura del mattino siamo infatti in quattro gatti. Il centro è stato costruito recuperando il territorio di una antica cava di estrazione esaurita ; è stato pensato, voluto e realizzato nel 1974 da un gruppo di pionieristici difensori dell’ambiente che sono riusciti a catalizzare finanziamenti, contributo di volontari, collaborazioni scientifiche e tecniche prestigiose.   Si sale con un esemplare unico di  funicolare ad acqua:  la cabina che si trova in alto viene riempita di acqua per un peso superiore a quello presente nella cabina in basso che viene quindi trainata verso l’alto solo grazie alla forza di gravità del contrappeso.   Abbiamo ottenuto questa spiegazione solo all’arrivo e quindi mentre salivamo soli soletti nella nostra cabina traballante e cigolante guardavo preoccupata la cabina in discesa perdere vistosamente rivoli d’acqua, con una impennata delle ansie che mi assalgono quando non ho i piedi per terra.   Come la miniera su cui è nato, anche il centro sembra oggi un po’ ”esaurito” : ha un aspetto trascurato e dimesso, con ottime intenzioni solo talvolta compiute e realizzate (edilizia biosostenibile, metodi alternativi di coltivazione, dimostrazioni pratiche di leggi della fisica e fenomeni naturali inerenti la produzione/gestione dell’energia), ma spesso decisamente  superate e/o incomprensibili, oltre che confuse o carenti nella esposizione .  

 

Pranziamo con un burger vegetariano (Gabriele) con due contorni e con una zuppa di patate porri tarassaco ed orzo servita in una piccolissima ciotolina (Carla) – quasi un assaggio –  fortunatamente spendendo poco. Scendiamo poi al parcheggio attraverso un sentiero ripido che dovrebbe consentirci la visita alle capanne ecosotenibili (in realtà semplici alloggi in legno che ospitano scolaresche in gita) , con corrimano traballante,  e infestato da rovi .    Direi : addio a mai più.

Dopo il caffè ripartiamo dirigendoci a Porthmadog : facciamo una passeggiata in un bellissimo bosco di piante antiche ai piedi del Cader Idris (formazione rocciosa a semicratere, lasciata dall’ultima glaciazione), dove ci siamo fermati per puro caso : piante secolari e maestose e moltissimi rododendri in fiore. Purtroppo non riusciamo a fare l’escursione, che meriterebbe ma richiederebbe tutta la giornata, oltre che gambe decisamente più allenate delle nostre. 

 

Saltiamo senza ripensamenti  il villaggio di Portmeiron , patria delle celebri ceramiche , pure consigliato da tutte le guide (costo di accesso proibitivo ed impressione generale di estrema artificiosità).   Entriamo attraverso un rettilineo circondato da un alto muro di sasso dal lato mare ed una zona umida dall’altro, dove pascolano mucche che si fanno anche il bagno.   Non troviamo nessun parcheggio a Porthmadog (Portmadoc)  e siamo stanchissimi anche per la notte di scarso riposo, per cui decidiamo di entrare in campeggio.   Il cielo è nuvoloso, c’è una allerta gialla per possibili temporali (che oramai dopo l’alluvione dell’Emilia Romagna hanno il lugubre alone di potenziali eventi catastrofici e fanno paura),  un caldo afoso un po’ disturbante  : ci sembra il giorno giusto per rallentare e fare doccia, lavatrici, riordino sommario del camper.  L’accoglienza in campeggio (Tyddyn Liwyn Holiday Park)  – molto attrezzato ed organizzato –  è decisamente calorosa e disponibile.  Cena con gli avanzi di ieri e relax.  Inizia a piovere. Buonanotte (oggi 7 km).

Domenica 11 giugno 2023 . Durante la notte ha spiovigginato, a tratti ; noi abbiamo comunque riposato bene. Risveglio tranquillo : colazione poi decidiamo di andare a fare un giro a piedi . Raggiungiamo il mare attraversando un sentiero nel bosco che ci fa arrivare nel porticciolo di Borth-y-gest prosciugato dalla bassa marea del mattino.  Proseguiamo lungo il Coastal Path verso l’esterno della Tremadoc Bay , superando dall’alto alcune spiagge con scogli affioranti . Arriviamo al Porthmadog Golf Club, sulle dune in riva al mare dietro alla spiaggia di Morfa Bycham ; i green sono tutti yellow e fanno un po’ impressione. I giocatori di golf si allenano su sterpaglie gialle e si muovono tranquillamente in quello che sembra un campo da golf nel deserto piuttosto che nel Galles. L’utile applicazione delle mappe che cerca i mezzi di trasporto disponibili indicando orari e pensiline, ci informa che fortunatamente c’è un bus che ci riporterà in paese ; la prima corsa disponibile è però dopo un’ora per cui propongo di andare a prendere qualcosa al club del golf . Mattarelli protesta, con la vena critica che si scatena nelle condizioni di fame : “è un club, non ci fanno neppure entrare”.  All’ingresso c’è anche un cartello che definisce i criteri del dress code, sui quali sorvolo perché oggi sono elegante nel mio vestito a sacco color talpa, arricchito da collane e sciarpa.  In realtà la signorina al bar è gentilissima e mi mostra un menù che leggo per la prima riga : full english breakfast a 7,50 sterline, servita fino alle 13.   Perfetto due full con 1 diet coke e 1 small beer.   Arriva tutto in un battibaleno e – non so se è per la fame o per il contesto golf club – ma è tutto buonissimo . Anche la Nina ottiene una delle mie salsiccette.  Riusciamo a finire tranquillamente giusti giusti per l’arrivo del bus che ci porta comodamente a Porthmadog dove facciamo un giro (breve) nei negozietti turistici ; le mucche,  che ieri abbiamo avvistato nell’Afon Glaslyn  (l’area lagunare che costeggia la High Street, il rettilineo di accesso al paese riparata da un alto muraglione dal lato del mare e della ferrovia)  placidamente immerse nei canali per rinfrescarsi ,  oggi stanno ancora ruminando sui prati. 

Il caldo afoso ed i km macinati (spesso su fondo sabbioso) ci orientano a salutare la cittadina e rientrare in campeggio.  Prendiamo un altro bus che ci porterà quasi al campeggio : l’autista premuroso del bus precedente – che avevamo erroneamente ripreso – ci accompagna sul bus giusto e spiega all’autista dove dobbiamo scendere .  Dobbiamo dire che la cortesia e la gentilezza dei gallesi sono sempre straordinarie.

Decidiamo di saltare la stretta penisola di Aberdaron e di dirigerci a Caernarvon (Caernarfon) , dove visiteremo l’omonimo castello, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.   L’arrivo è spettacolare, in quanto troviamo percheggio proprio di fronte all’ingresso del castello  :  imponente, si fa ammirare da ogni lato del paese, molto particolare ; il nucleo storico è racchiuso in una cerchia di mura medioevali intatta.   Passeggiamo per le strade oramai quasi deserte recuperando tra i vicoli due bei bicchieri abbandonati. I negozi hanno già chiuso, ma avvistiamo alcune tappe del giro di domani mattina.   Il nome del paese significa “Castello nella regione di fronte ad Anglesey”, che effettivamente vediamo stagliarsi di fronte al nostro parcheggio fortunato proprio di fronte al castello.   La cittadina sorge su un antica fortezza romana, chiamata Segontium, e su un successivo forte normanno.  Qui risiede la maggior comunità  del Wales che parla in gallese , ed effettivamente anche i bambini che incontriamo parlano il gallese ( o meglio il cofi, un dialetto locale che è una miscela di inglese e gallese)  ; la città è il punto di raduno per la causa del nazionalismo gallese (l’equivalente di Pontida per la Lega) . Nel 1911 un deputato di questa contea ebbe l’idea di tenere l’investitura del nuovo Principe di Galles proprio nel Castello di Caernarfon, credendo che ciò avrebbe aiutato a calmare il fronte nazionalista, incitando un sentimento patriottico monarchico e britannico. E qui infatti furono investiti il futuro re Edoardo VIII,  e nel 1969 il presente re Carlo III, con una cerimonia in cui parlò in lingua gallese .

Il castello è il monumento di maggior interesse della città : venne fatto costruire da Edoardo I dal 1283 al 1323, dopo aver conquistato la regione del Galles, che aveva precedentemente cercato di acquistare dal suo principe Llywelyn ap Gruffyd per la somma di mille sterline  : il principe rifiutò, per cui venne catturato con l’inganno e giustiziato, così come il fratello che cercò di continuare la lotta per difendere la propria indipendenza.  Edoardo fece costruire una serie di castelli che circondavano la zona di maggior resistenza, per controllare militarmente il territorio : Caernarfon, Convoy, Beaumaris, Harlech.   L’ architetto che progettò il castello e le mura della città , James of St. George, si ispirò alle mura di Costantinopoli, essendo stato Edoardo un crociato : costò 25.000 sterline, corrispondenti ad un anno di entrate della tesoreria reale, una somma enorme a quell’epoca.  Mentre l’esterno è tuttora intatto, gli interni non sono mai stati completati.   La gloria del castello è simboleggiata dalla Eagle Tower, la Torre dell’Aquila, un maestoso torrione  con quattro vicine torrette, sormontate da corone : mai nome fu più azzeccato, infatti io sono rimasta 5 minuti a cercare di fotografare “il rapace … un grande falco, forse un’aquila” che ho avvistato in cima alla torre, per scoprire che si trattava di una corona .   Ed è proprio in questa splendida torre che i più illustri ospiti hanno riposato.   Edoardo I e la moglie Eleanor I vennero a Caernarfon per la prima volta nel 1283 ; dormirono in un appartamento di legno che ora si trova nel cuore del castello ; quando tornarono la primavera successiva abitarono già alcuni locali della torre, non ancora terminata, e la regina partorì proprio qui – non casualmente-  il figlio Edoardo (che sarebbe diventato re Edoardo II) nell’aprile del 1284 ;  nel 1301 fu presentato alla nobiltà gallese come il principe “nato in Galles che non avrebbe mai parlato una parola di inglese” : la verità era che Edoardo fu il primo Principe del Galles di origine inglese e tutti i terreni ed il denaro della corona gallese erano ora di sua proprietà .  Da allora, per ottocento anni, il titolo di Principe del Galles è stato assegnato al figlio maggiore del monarca britannico.  Le vicissitudini della regina non finirono qui : per 15 mesi – durante i quali diede alla luce il secondo figlio che morì a soli 8 mesi – fu incarcerata nel castello, a seguito della sconfitta del re aggredito dai rivoltosi guidati da Enrico III , che per alcuni mesi conquistò il potere ; in seguito nel 1272 partecipò alle Crociate in oriente insieme al marito per due anni.

Anche sul piano militare rappresentava una fortezza difensiva di grande importanza : nel 1404 respinse l’esercito di Owain Glyndwr con una guarnigione di soli 28 uomini ; nel 1646 invece resistette a tre assedi durante la guerra civile prima di arrendersi a Cromwell .

Il castello richiamava anche il mito gallese di Macsen Wledig che sognò una grande fortezza –  “la più incantevole che il mondo avesse mai visto”  – alla foce di un fiume.  Così Caernarfon è il castello dei sogni,  una leggenda diventata realtà : dopo oltre 700 anni è ancora un simbolo dell’immaginario come nessun altro castello gallese. 

Il castello ospita oggi anche il Museo del Corpo dei Fucilieri Reali Gallesi, e ne percorre la storia di oltre 300 anni di servizio in tempo di pace e di guerra, in Gran Bretagna e nel mondo.

Siamo pronti per la visita di domani mattina.  Buonanotte.

Lunedì 12  giugno 2023 .  Risveglio tranquillo, come al solito oramai. Siamo tra i primi visitatori del castello : costo del biglietto aggressivo (12.50 a persona, però il libricino descrittivo è “in omaggio” ) .

La salita al primo piano è comodissima con uno splendido ascensore : poi iniziano i guai . Il castello è un insieme di torrioni, il più alto la Eagle Tower che contiene anche l’appartamento del re, e la visita consiste nello scalare le vertiginose e strettissime scalette a chiocciola in pietra che si arrampicano in ogni dove, con passaggi bloccati probabilmente a scopo difensivo, ed obbligo di salita e discesa multipla …. Dopo le prime due torri un incubo: saliamo e scendiamo scalette interrotte da camminatoi, balconi, anguste stanze . Alla quarta torre, ognuna delle quali circondata da quattro torrette svettanti …. ci arrendiamo.   Non ce la facciamo fisicamente più : non è una visita, è una scalata molto faticosa.  La struttura del castello è bellissima ed ancor di più il panorama che si conquista quando si arriva in cima. 

Passeggiamo per il paese, e non resistiamo al menù del pub Black Boy : due zuppe del giorno (carota) e una zuppa di pesce da dividere. Tutto ottimo, anche se un po’ costoso.

IL NOSTRO VIAGGIO IN GALLES e nella COSTA DEL NORFOLK : giugno 2023 . Capitolo 3.

Capitolo 3 : Burry Port, Laugharne, Tenby, Penbroke, Skomer Island.

Domenica 4 giugno 2023 . Dopo una notte di sonno tranquillo, partiamo per una breve escursione nella profonda baia di Burry Port, dove camminiamo sulla sabbia bagnata scoperta dalla lunghissima bassa marea : troviamo alcune bellissime rocce vulcaniche nere e lucenti , che sembrano essersi appena raffreddate a seguito di una eruzione. Alcune hanno inclusioni verde smeraldo (malachite forse), altre presentano striature ondulate come se fossero appena state mescolate.   Questo è il paradiso dei cani, che affollano la spiaggia, corrono e abbaiano felici,  si tuffano nelle basse pozze di acqua lasciate dal mare proprio per loro, giocano e si salutano, probabilmente come ogni mattina.   Arriviamo al canale del porto, che dal 1836 ha consentito un intenso trasporto di antracite e carbone (fino a 20 tonnellate al giorno) che venivano trasportati dalle operaie a dorso di asino,  caricati ed esportati su grandi vascelli, mentre veniva importato il rame e l’argento su grandi barconi (talvolta rimasti ancora arenati nelle spiagge). Venne chiuso nel 1946, a seguito del critico periodo bellico.

Ritorniamo al nostro camper attraversando il grande parco di dune sabbiose che corre accanto la spiaggia ; avvistiamo colonie di lumachine che si arrampicano a decine sui fili d’erba e paletti per riscaldarsi ai raggi del sole.

Ci dirigiamo a Laugharne ( Talacharn o Lacharn ) , cittadina definita da Dylan Thomas come “la città più strana del Galles” : qui il poeta ha vissuto buona parte dei suoi ultimi cinque anni di vita, dal 1949 al 1953, ed è qui che scrisse Non andartene docile in quella buona notte, per suo padre che stava morendo .   Aveva riadattato la serra/ripostiglio a proprio studio, che però non si può visitare, forse per le ridottissime dimensioni.

Dylan Thomas nasce nel 1914 a Swansea, con la quale ha un rapporto di amore/odio : la definisce incantevole e allo stesso tempo deestabile ; frequenta i pub di Meumbles, dove l’esclusivo turismo balneare movimenta le serate.   A Laugharne – dove ha vissuto alcuni anni felici con la moglie Caitlin – lascia il segno più profondo della sua presenza : qui scrive molte delle sue opere nel piccolissimo studiolo affacciato alla magnifica baia. Proseguendo lungo il piccolo sentiero si raggiunge poi la sua casa, prima dimora di due pescatori , chiamata non a caso Boathouse : la piccola abitazione è infatti quasi sospesa sulla costa e protesa verso l’ampia e lunghissima baia dove si rincorrono le maree ( tanto lunga da sembrare infinita in entrambe le direzioni, sia verso terra che verso il mare aperto).  E guardando questo panorama grandioso, continuamente mutevole nella luce delle stagioni e del clima, struggente nell’andare e tornare instancabile delle maree,  non si può non sentire una risonanza con “l’universo selvaggio e colmo di meraviglie”.  Ai piedi del fico in giardino c’è un tappeto di conchiglie lasciato dal mare (e non posso non  raccoglierne due, che conserverò come un ricordo prezioso, più di un ricordo, una nostalgia, una vicinanza).   Dylan Thomas ha anticipato la Beat Generation, ha avuto una vita travagliata segnata dall’alcolismo, e muore nel 1953 a soli 39 anni per una polmonite complicata da un edema cerebrale, mentre si trova a New York.   La moglie lo raggiunge in precario equilibrio mentale e in preda all’alcol, e viene internata in manicomio per un lungo periodo. Thomas viene sepolto nel piccolo cimitero di Laugharne, sempre affacciato alla baia: e qui la tomba di uno dei più grandi artisti britannici del novecento giace tra le tante , in quasi completo anonimato (se non fosse per una croce bianca). 

Una curiosità sulla fama dello scrittore, il “poeta maledetto” :   sembra che sia Bob Dylan (Robert Allen Zimmermann) , sia gli autori di Dylan Dog ( Tiziano Sclavi) abbiano tratto ispirazione per il nome – d’arte e del personaggio – proprio da Dylan Thomas.  Innumerevoli sono le citazioni cinematografiche di sue frasi.

Oramai si è fatto mezzogiorno e quindi decidiamo di pranzare a Laugharne : purtroppo il locale che avevamo selezionato (Castle view fish bar : ottimo pesce a prezzi economici) è chiuso per ferie, e quindi ripieghiamo su The owl and the pussycat, ispirati dai piatti che vediamo servire ai tavoli nel giardino.   Il locale è molto molto grazioso : i pochi tavoli disponibili sono già occupati per cui ci sistemiamo nell’angolino adiacente alla vetrina affollata di molti animali che ci osservano.  Pranzo semplice, con ingredienti freschissimi e saporiti, molto molto gustoso : Gabriele un toast con uova strapazzate e salmone affumicato, io jacked potatoes con gamberi in salsa freschissima.  Poi ci dividiamo uno scone con burro e marmellata. 

Rimpinzati dal buon pranzo, facciamo una bella passeggiata per il piccolo paese : le rovine del grande castello, le case colorate affacciate sulla via centrale.   Alla fine riprendiamo la strada per dirigerci a Tenby : attraversiamo colline che si susseguono dolcemente e increspano il territorio come onde del mare . Ci circonda tutto il verde del creato : siepi e file di alberi o biancospini circondano i campi ordinati, talvolta abitati da greggi, da mucche di ogni colore, da cavalli .  Le strade diventano strettissime, a tratti one-way con passing place.   Arriviamo a Tenby (Dynbych y Pysgot ) , antica città fortificata : il nucleo storico più antico è circondato da mura e bastioni risalenti al XIII secolo ; il porto è circondato da una lunga fila di casette colorate ed è ranicchiato ai piedi di un promontorio roccioso.   Vediamo una delle due grandi spiagge già affollate , e passeggiamo per il centro, un po’ rovinato dal turismo di massa.  Per fortuna il primo campeggio dove ci dirigiamo è completo ; ci dirigiamo quindi al Meadow Farm Campsite, attraverso una strettissima via di accesso . A parte questo detaglio, il luogo è incantevole : ammiriamo Tenby dall’alto e veniamo accolti calorosamente e gentilmente, per una cifra che ci sembra adeguata (35 sterline) pensando al costo dei semplici parcheggi (nella sosta di questa mattina abbiamo visto che nel parcheggio di  Laugharne il costo della sosta notturna era di 30 sterline, che ci era sembrato francamente eccessivo, anche in relazione all’avviso di possibili allagamenti dell’area con l’alta marea).   Operazioni varie di sistemazione del camper, preparazione delle scorte alimentari della Nina, docce ristoratrici (alla fine abbiamo fatto oltre 12 km, pochi in piano) e cena (due belle bistecche con insalata belga rossa – che non avevamo mai visto prima – molto saporita) .

Anche per oggi : buonanotte . La Nina sta già russando da un pezzo.

Lunedì 5 giugno 2023 .  Risveglio molto tranquillo, colazione , operazioni di carico/scarico e partenza. Con l’ottimismo galoppante: Telby ci saluta con i suoi colori allegri illuminati dal sole… ed ecco all’improvviso la tragedia.  In un rallentamento determinato dal passaggio di un altro mezzo in senso contrario, Gabriele deve stringere molto verso il marciapiede : un anziano signore, probabilmente spaventato dall’incombere del nostro specchietto retrovisore, gli si avventa contro come fosse in battaglia, colpendolo con due mani e mettendosi a gridare.   La moglie – meno rumorosa e più saggia – si è semplicemente spostata sul lato interno del marciapiede senza alcun problema. Le grida del signore attirano l’attenzione di tutti i pedoni che ci fermano dicendo : “you hit a man”. Scendo trafelata correndo a ritroso nella strada alla ricerca del signore – che non trovo – perché si era già avventato su Gabriele gridando. Gabriele ha capito solo una fila di “fuck” e “stop”, in ordine sparso . Quando sono risalita in camper tutta la scena si era esaurita e il signore nuovamente sparito, lasciandoci una certa inquietudine.

Ripartiamo molto cautamente, diretti al Carew Castle (Croeso Castle) : troviamo le rovine del castello, la più antica croce celtica (Croes geltaidd) del paese risalente al 1035, il Tidal mill (Melin hell)  l’unico mulino alimentato da energia mareomotrice (prodotta dai flussi delle maree).  Acquistiamo una decina di kg. di farina di vario genere prodotta con metodi antichi.   La visita alle rovine del castello è romantica, a parte le scale a chiocciola vertiginose e scivolose e i passaggi bassi delle porte (su cui Gabriele incoccia).   Durante la nostra passeggiata notiamo che qui in Pembrokeshire ogni persona ha almeno un cane, se non due-tre-quattro-cinque : tutti passeggiano almeno con un “good boy” o una “good girl”, che rappresentano i soggetti di socializzazione più frequenti (ci chiedono sempre – incuriositi – quale sia la  razza della Nina : mixed è la risposta) .  

Pranziamo in camper (troviamo le ultime due scatolette simmenthal che sono davvero pratiche quando serve un pranzo veloce e fresco, con una bella insalatina di pomodori) e ci dirigiamo a Pembroke (Pemfro) , dove è nato Enrico VIII.   Bella cittadina costruita attorno ad un lago artificiale che si allunga ai piedi dell’enorme castello pieno di soffitti ed arredi (che non ci sognamo neppure di visitare) e lo circonda : è impressionante la quiete ristoratrice che regna nel Mill Pond (a parte le strida dei gabbiani e le corse dei cigni), in contrasto con la confusione generale che regna nella strada principale.   Il negozio di antiquariato/rigattiere ospitato in una chiesa sconsacrata (The Chapel) purtroppo è chiuso per lavori di ristrutturazione.   Riusciamo a prenotare per domani la gita in barcone attorno all’isola di Skomer, dove nidificano i puffin ; non troviamo posto nelle escursioni con sbarco, già piene per tutta la settimana.   Approfittiamo quindi di questa occasione che potrebbe essere l’unica per vedere questi socievoli e simpatici uccellini, che da maggio a luglio si riproducono e rimangono su alcune isole, per poi migrare più lontano : infatti sull’isola di Ramsey l’intera colonia sembra essere stata sterminata dai ratti ; inoltre tra pochi giorni arriverà brutto tempo e le gite in barca potrebbero essere più complicate.  Per cui decidiamo di dirigerci alla zona di imbarco, Martins Haven, a 40 km. circa.  Percorriamo la più stretta one-way mai fatta nella nostra vita : strisciamo da entrambi i lati sull’alto ciglio erboso e non esistono regolari  passing place, ma solo occasionali slarghi della carreggiata.   Più procediamo, più dubitiamo che su un tale percorso possano arrivare troppe persone (le partenze per Skomer e i tipi di escursione sono molteplici) . Riusciamo ad arrivare al campeggio vicinissimo all’imbarco (West hook farm camping) dove ci viene assegnata una piazzola grande come un campo da calcio (costo 23 sterline) , affacciata maestosamente alla St. Brides Bay : ci sentiamo in paradiso e ammiriamo il tramonto del sole comodamente seduti sulle nostre poltroncine (con doppia giacca e cuffia), avvistando stormi di uccelli che si tuffano in mare , proprio sotto l’orizzonte. 

Cena con polenta e ragù.    Bene : anche per oggi buonanotte.

Martedì 6 giugno 2023 . Risveglio molto rilassato, non fosse per il frigorifero che non funziona…. poi dopo intervento di Gabriele funziona … poi dopo 15 minuti senza un perché  non funziona …. poi dopo un nuovo piccolo incoraggiamento ed ancora senza un perché funziona. La faccenda è snervante, perché non abbiamo mai la certezza che non sia la volta in cui il display decide di non farcela più : ogni tanto Gabriele – pensando al frigorifero – si ammutolisce, con espressione ansiosa A colazione quindi scriviamo al nostro amico Dave di Luton , esperto di fridge, ordinando il display per quando torneremo a Londra.   Poi senza troppi rimuginamenti decidiamo di fermarci in questo campeggio per un altro giorno : siamo comodi, è favoloso, chi ce lo fa fare di andare a cercare altro, possiamo anche riposare un pò.  Andiamo alla reception dove paghiamo il secondo giorno e la signora ci dice che dobbiamo spostare il camper dalla piazzola 11 alla 10, per precedente prenotazione.  La situazione è esilarante : campeggio considerato pieno, ma completamente vuoto .   Ci spostiamo dei dieci metri di larghezza della piazzola, verso il mare, per fare spazio ad un piccolo van che parcheggia al nostro posto.  La Jessica mi dice che non sono capace di stare senza fare nulla , per cui mi metto a riparate i coprisedili del camper (che devo aggiustare sin dalla partenza).  Pranziamo velocemente  (tonno fagioli cipolline) per poi dirigerci a piedi all’area imbarco : abbiamo scoperto che il Martins Haven National Trust (Ente di tutela e gestione dell’area) si trova a 500 m. dal nostro campeggio.   Siamo prontissimi per la barca verso l’isola di Skomer (Cwch Ynys Sgomer ) dove speriamo di  avvistare almeno qualche puffin: tre giacche, braccialetti antinausea, creme e burrocacao, cuffia.   Ottimismo allo stato puro corroborato dalle procedure di salvataggio con dimostrazione sull’utilizzo del giubbotto galleggiante in caso di affondamento .    Il mare è calmo anche se appena partiamo ci è subito chiaro che a volte l’apparenza  inganna : è un mare che va preso nel modo giusto, e comunque fa sentire la sua voce potente facendoci ballare un pò.  Ci avviciniamo a Skomer e – per annullare radicalmente il dubbio sulla possibilità di avvistare i puffin –  iniziamo a vedere centinaia di uccelli sfreccianti in ogni direzione : sembra di essere in un film 3-D nell’impero dell’impossibile ed oltre.  E’ impossibile solo fare fotografie : non fai in tempo ad inquadrare e a mettere a fuoco che il soggetto è già volato via, o si è tuffato alla ricerca di pesciolini, o sta sfrecciando come un razzo sull’acqua. I puffins  sono davvero simpaticissimi e molto molto allegri : uno svolazzare continuo in ogni direzione come frecce lanciate all’orizzonte, piccoli razzi atomici ed un tuffarsi con improvvise capriole rotonde.  Mescolati ai puffin ci sono anche i razorbill (e mai nome fu più evocativo) ; centinaia, migliaia, e ne spuntano sempre nuovi  gruppi da ogni dove.   Sulla scogliera e sulla terraferma sono tutti statici, immobili  e goffi : in acqua ed in aria mettono il turbo. Avvistiamo anche un gruppo nutrito di foche grige, che ci osservano perplesse tranquillamente stese al sole, tra le alghe luccicanti, su un piccolo scoglio : passano rapidamente dalla lieve contrarietà alla completa indifferenza rispetto alla nostra presenza (come dargli torto ?) . 

Insomma in questo pirotecnico scenario di volo unito ad un persistente ondeggiamento , ho fatto quasi 300 foto, ma ne sono venute (male) solo una trentina : molte riprendono rettangolini di mare vuoto e/o sfocato/mosso, in cui un puffin o un razorbill si sono appena tuffati.  Cippirimerlo : acchiappami se ci riesci!!!!

Scopriamo alcune informazioni interessanti : c’è un vero e proprio allarme sul destino dei puffin. Alcune colonie (quella numerosissima dell’isola di Ramsey ad esempio) sono state decimate/azzerate dai predatori (soprattutto ratti, ma anche topi, faine, donnole, gabbiani) . Sulla terraferma infatti i puffin  sono molto confidenti, giocherelloni ed amichevoli (troppo forse, ma è la loro natura) , socievoli : usano la sola precauzione ( a volte) di scavare il nido al fondo di gallerie sotterranee lunghe anche 2 metri.  Nonostante ciò hanno una vita media che arriva a  20 anni (ed i ricercatori hanno conosciuto puffin che hanno vissuto oltre 40 anni) ; mano a mano che crescono aumentano le strisce colorate sul becco (come gli anelli del tronco degli alberi).  Arrivano sulle isole britanniche in marzo per la stagione degli amori : la colonia di Skomer conta oltre 10.000 esemplari. Le coppie hanno vita duratura e stabile. Mentre nella stagione invernale sono monocromi (tutti neri) nella stagione degli amori cambiano il colore del becco, del petto, delle zampe e dei piedi, che acquistano colori vivaci (rosso, arancione, con strisce nere e bianche) ; poi si preparano i nidi con bastoncini foderati di foglie e piume.  Il periodo di cova – di un unico uovo –  è gestito sia dal maschio che dalla femmina, che si alternano amorevolmente per concedersi frequenti sessioni di nuoto, bagno, caccia, tuffi, socializzazione tra puffin.  Dopo 5 o 6 settimane nasce il pulcino, che rimane protetto nella tana sino ad una notte in cui uscirà dal nido accompagnato dai genitori.  Il cambiamento climatico – che ha alterato i cicli riproduttivi di molti pesci – ha determinato una carenza alimentare per i puffin che in alcune situazioni non sono riusciti a riprodursi ; inoltre ha drammaticamente disturbato le già difficili migrazioni .  I genitori dei nuovi pulcini sono costantemente impegnati nell’attività di pesca : si riconoscono perché tornano al nido con il becco colmo di pesciolini.  E questa immagine è diventata una delle fotografie classiche  dei puffin … che conoscono anche i pigri gabbiani, che li aggrediscono e bullizzano per derubare le numerose sardine che riescono a portare nel becco.  Alla fine di luglio i puffin hanno completato il loro ciclo riproduttivo e ritornano nei territori atlantici o nordici di provenienza , ripetendo ogni anno lo stesso percorso migratorio.   Sono alti circa 30 cm per 400-600 gr di peso ; sono agilissimi e possono volare e nuotare a 80 km orari , sbattendo le piccole ali 800 volte al minuto .

Skomer ospita anche 130.000 berte maggiori (manx shearwarter) , 20.000 urie (guillemot) , 5000  gazze marine (razorbill), oltre a migliaia di conigli : il terreno dell’isola è scavato da una fitta rete di cunicoli e tane e nidi.   I razorbill si lanciano dalle scogliere per il primo volo a tre settimane di vita, insieme al loro padre.

Inoltre l’isola di Skomer ha diversi vestiti floreali che la ricoprono di diversi colori in varie aree e stagioni : l’indaco delle bluebells in aprile, il verde delle felci , il rosa del red campion , il giallo del ginestrone, l’avorio rosato del caprifoglio, il bianco delle margherite, il fucsia della digitale che svetta bellissima ed energica…  

L’isola, molto visitata nei mesi estivi, durante l’autunno e l’inverno è solitaria e spesso completamente isolata per ondosità del mare.    Insomma : ci sembra davvero un paradiso … non so se è per questo richiamo che stentiamo ad allontanarci. 

Terminata la gita in barca, breve ( 1 ora) ma ricca di emozioni  , ci incamminiamo per raggiungere alcuni punti panoramici : il Wooltack Point ( piccola stazione del NCI – National Coastwatch  Institution , situata tra la St. Brides Bay e il Milford Haven, che collabora al monitoraggio per la sicurezza della navigazione costiera), e il Coastal Path (dove troviamo frequenti indicazioni sulla pericolosità delle scogliere : CLIFF CAN KILL, DON’T LEAVE THE PATH  ) .  Il Wales Coast Path (Llwybr Arfordir Cymru ) è IL sentiero costiero che percorre senza interruzioni TUTTA LA COSTA  del Galles  per un totale di 870 miglia (oltre 1400 Km) e rappresenta una sfida per ogni camminatore degno di questo nome .  In questo viaggio diventerà quasi un amico : in qualsiasi punto della costa noi arriviamo, troviamo ad attenderci il sentiero costiero, che offre splendidi percorsi nelle due direzioni.

E anche oggi maciniamo i nostri 8 km. sperando di non aver involontariamente rimorchiato un esercito di zecche camminando tra erba alta fino alla cintura che invade l’angusto sentiero .

Doccia e cena (avanzi) ammirando un altro tramonto di un rosa ed azzurro delicati e  lucenti.   E buonanotte.

IL NOSTRO VIAGGIO IN GALLES e nella COSTA DEL NORFOLK : giugno 2023 . Capitolo 2.

Parte 2. Cardiff . Gower Peninsula (Mumble’s Head and Natural Reserve).

Sulla M4 percorriamo il lunghissimo Prince of Wales Bridge ( in gallese Pont Tywysog Cymru, 5.128 m.) che unisce Inghilterra e Galles : il nuovo ponte sospeso dal 1996 attraversa l’estuario del fiume Severn  ad un’altezza di 137 m. è lungo oltre 5 Km. . La posizione del ponte è vicina a quella del tunnel che unisce le due regioni passando sotto al fiume ed ospita la linea ferroviaria . Costato 330 milioni di sterline , dal 2018 – quando è scaduta la concessione governativa trentennale al consorzio che ha costruito il ponte – il passaggio è gratuito  (il volume del traffico ha garantito un incasso di circa 1 milione di sterline all’anno) .

Siamo entrati nella regione del Wales, su cui regnava il Principe Carlo, ora sovrano del Regno Unito: la bandiera raffigura il dragone rosso, The Red Dragon .  La prima cosa che salta all’occhio è la lingua gallese : tutti i cartelli stradali riportano la doppia indicazione, inglese e gallese.   Devo dire che per noi neofiti è leggermente confondente : assomiglia ad una accozzaglia impronunciabile (ma anche illeggibile) di consonanti e non ha nulla a che vedere con l’inglese.  E’ una lingua di origine celtica, non un dialetto o un vernacolo, e si differenzia radicalmente dall’inglese, nella sintassi, nella grammatica e nella pronuncia.   Non possiede alcune consonanti ( j, k, q, v, x, z ) ; si pronunciano tutte le lettere, alcune con grande difficoltà vista la sequenza, ed alcune con suoni differenti (mutazioni) a seconda del contesto in cui sono inserite.  L’inglese venne imposto come lingua ufficiale nel lontano 1536 ; nonostante l’ invadenza del suo vicino, il gallese ha saputo resistere con alterne vicende sino al 1993 quando viene ufficialmente sancita la parità delle due lingue nel settore pubblico e nella vita quotidiana : quindi  imballaggi, pubblicità, atti amministrativi e giudiziari devono obbligatoriamente essere redatti in  entrambe le lingue. Questo rende orgogliosi i gallesi, meno entusiasti i turisti che si trovano spesso immersi in fiumi di consonanti dissonanti.

Il Galles europeo diventa Wales in Inghilterra, e Cymrù in gallese : il contrario significato della parola (‘straniero’ in inglese , ‘compatriota’ in gallese ) rende l’idea delle differenze di vedute tra i popoli delle due regioni.  E forse ci aiuta anche a comprendere un po’ l’ atteggiamento che troveremo nelle persone che incontreremo nel nostro viaggio, molto differente dalla fredda e distaccata cortesia britannica  : disponibile, gentile ed accogliente , talvolta persino caloroso.

Attraverso un breve passaggio nella vallata del fiume Wye, che inizia a darci un assaggio delle strette strade della regione, approdiamo alla Tintern Abbey , suggestivi ruderi gotici dell’enorme complesso della abbazia cistercense fondata nel 1131. Fino al XIV secolo ha goduto di una certa potenza e ricchezza , ma venne abbandonata nel 1536 per la confisca dei beni della chiesa da parte di Enrico VIII.  La ammiriamo nella luce ancora piena del pomeriggio, appena prima della chiusura .  

Rinunciamo alla sosta notturna in questo luogo perfetto perché è ancora molto presto : decidiamo di raggiungere la nostra prossima meta : Cardiff (Caerdydd) , capitale della regione .

Troviamo agilmente un parcheggio silenzioso e comodissimo, a pochi minuti dal centro storico, in Cathedral Road all’interno del bellissimo Bute Park ( 17,50 sterline per 24 ore) . Cena (avanzi misti : zucchine ripiene, fori di zucca alla ricotta, avanzi delle polpette di zucchine)  e buonanotte .  Dolori diffusi dal collo in giù : oggi 9 km.

Venerdì 2 giugno 2023 . Risveglio tranquillo e riposato …. disturbato da un frenetico ticchettio che ci avvisa che il frigorifero non funziona : oramai espertoni nella ricerca dei centri di assistenza dometic, verifichiamo che ne esiste uno a nord-ovest di Cardiff proprio nella direzione del nostro viaggio.  L’intervento di Gabriele risolve apparentemente il problema, ma scriviamo ugualmente  una mail al servizio per chiedere se hanno il pezzo di ricambio che ci servirebbe, sperando in una risposta prima di sera.   Dopo colazione partiamo alla scoperta della città. Attraversiamo il bellissimo parco diretti al National Museum of Wales , (Amgueddfa Cymrù ) che in realtà è un museo naturalistico e galleria d’arte.  Attraversiamo il quartiere universitario e politico-amministrativo della città, molto tranquillo e rilassante : i palazzi giudiziari, la City Hall (Neuad Dinas Caerdydd ) . Qui veniamo cortesemente invitati ad entrare per ammirarne i bellissimi interni  da operatori gentilissimi e sorridenti : tappeti rossi tutti per noi.   Veniamo poi invitati ed incoraggiati a visitare la galleria d’arte ad ingresso gratuito. Gabriele come al solito nella sua dissociazione linguistico-semantica, non capisce la lingua  ma capisce il significato, al contrario di me (che evidentemente capisco le parole ma non il significato e mi dirigo entusiasticamente verso gli uffici privati della City Hall, nel benevolo sguardo sorridente e materno della operatrice, solo lievemente divertito ed interrogativo, e più austero di Re Carlo che mi osserva da un grande ritratto alla parete). 

).  Il museo è bellissimo e testimonia nuovamente l’estro e la personalità gallesi : il primo piano contiene una magnifica ricostruzione della storia della terra che spiega in modo dettagliato l’origine e la formazione della terra, delle rocce, l’evoluzione della vita, inserendo i  reperti (rocce, meteoriti) e filmati (ricostruzioni impressionanti e video interattivi, riprese sulla conformazione dei diversi ambienti e  territori, ricostruzione dei fenomeni e catastrofi naturali, vulcani, alluvioni, glaciazioni) nel giusto momento della storia.  Ogni elemento, roccia, evento, animale – compresi i suoni dei fenomeni naturali ed i versi degli animali-  compare esattamente nel luogo e momento giusto di ogni ricostruzione, e rendono completa ed immersiva la comprensione della loro storia (e della nostra).       Il secondo piano del museo comprende invece diverse raccolte di arte : ceramiche, arte antica , impressionismo ed arte moderna . Le raccolte sono organizzate , non solo per cronologia, per contenuto : come viene raffigurata la vita quotidiana, o la maternità, o le figure religiose,  dall’arte di diversi periodi ? Come si è sviluppato il linguaggio artistico e a che cosa serve l’arte ?  Per cui troveremo dipinti di Botticelli e Canaletto a fianco di quadri di Matisse, Picasso o Modigliani.  Il soggetto sovrasta il tempo: e per due vecchietti come noi questo punto di vista è favoloso . Difficile restare delusi.   Esausti, pranziamo nel ristorante del museo, nonostante la scarsa fantasia del cuoco : io patata al forno condita con fagioli stufati (jacket potato) ; Gabriele sausage roll con patatine e fagioli stufati. Tap water a volontà.

All’uscita dal museo non resisto alla tentazione di “salvare” il volantino della mostra fotografica sugli orizzonti (che mi è sembrata geniale) da un espositore rotto nel bagno delle signore : non vorrei proprio cadesse a terra e si rovinasse .    Ci dirigiamo in centro e ci capita di raccogliere due ciotole e due cucchiai abbandonati su un muretto , perché non riusciamo a vedere nessun ristorante o locale nelle vicinanze : anche per loro ci dispiacerebbe venissero buttati.   Questi eventi fanno sì che l’immediato arrivo di un’auto della Polizia (Heddlu) a sirene spiegate ci intimorisca un po’ : gli agenti  ci fissano con disappointment , infastiditi solo dal balletto che parte : la Carla inizia ad avanzare ed indietreggiare  “passo, no non passo”, ed i poliziotti indecisi   “parto, no freno” .  Come al solito è Gabriele a risolvere la questione. Dopo una veloce visita al mercato coperto, dove compriamo ciliegie e pomodori per la cena e qualche scones per la colazione di domani, passeggiamo per la città vecchia : il Castello (circondato da uno splendido muro sormontato e sorvegliato da una moltitudine di animali della giungla) , la Cattedrale cattolica, il Millennium Stadium e rientriamo in camper oramai stanchi (anche oggi 9 km.)  Riceviamo alcune mail dal centro di assistenza dometic che ci informa che : non hanno il pezzo che ci serve (pannello di controllo e display) , serviranno alcune settimane perché arrivi, non hanno neppure tempo per un appuntamento perché per alcuni giorni le loro agende sono piene.  

Per fortuna quando arriviamo in camper vediamo che il nostro frigorifero funziona ancora : decidiamo quindi di dirigerci alla nostra prossima tappa : la Gower Peninsula (Gwyr) , dopo Swansea cittadina universitaria, dove ci fermiamo solamente per fare un po’ di spesa. Approdiamo a The Mumbles (Mwbwls) , in un magnifico parcheggio affacciato al mare d’Irlanda , con isoletta e faro bianco. Costo per le 24 ore : 17.50 sterline.   La cittadina è famosa per la bellezza della passeggiata sul mare e per la presenza di numerosissimi pub, che nel fine settimana attirano folle di studenti della vicina università : nel periodo scolastico vige la tradizione di percorrere il Mumbles Mile – miglio che concentra 15 pub – ed uscirne vivi ed in piedi (dopo almeno 15 pinte di birra).    L’atmosfera è idilliaca, ma improvvisamente e senza preavviso si guasta  alle ore 22, quando si scatenano incomprensibili corse di ragazzotti in auto roboanti tra strada e parcheggio, come se fossimo a Le Mans .   Impensabile scendere dal camper per protestare : ti stirerebbero immediatamente e dovrebbero riconoscerti con l’esame del DNA.  Mi viene un nervoso potente : peccato non abbia portato un fucile a pallettoni e possa lanciare solo pastina in brodo o tagliolini al prosciutto… come dare perle ai porci (ed è un’offesa per i porci).  Insomma : dal mio punto di vista tutto ciò che serve per rovinare un posto idilliaco.    La cena è comunque ristoratrice ed i sapori di casa ci rincuorano un po’  : salsiccia bolognese, insalata di pomodori ed avocado, ciliegie.

E Il riflesso della luna sul mare argento brillante.    Anche per oggi : buonanotte.

Sabato 3 giugno 2023 .   Buonanotte …. dopo le due : fino ad allora rombi potenti e ondeggiamenti del camper ad ogni passaggio in velocità.   Verso l’ una pensavo che ci fosse il terremoto.

Dopo siamo crollati ( a dire il vero la Nina è crollata alle 9 ; Gabriele a mezzanotte) ed abbiamo dormito tranquilli fino a mattina.   Oggi sole pieno e cielo azzurro e limpido , perfetto per il programma di fare passeggiate verso il paese e sul coastal path.

Iniziamo dal Mumbles Pier, in disuso : la parte iniziale accoglie alcuni locali che adorano i cani (ciotole con acqua ovunque, gelato per cani) ;  il balcone è addobbato dai lavori di un gruppo di maglia creativa, attivo sin dal 1980 con pannelli celebrativi degli eventi rilevanti.  Passeggiamo sul lungomare e diamo un’offerta ai volontati del Lifeguard (i guardacoste soccorritori) ; ritorniamo attraverso la spiaggiona e il larghissimo bagnasciuga, scoperto e ricamato dalla bassa marea e dai riflessi del sole.  Foto panoramiche dalla cima del  Mumbles Head all’isolotto del  faro ( Mumbles Lighthouse ) e rientro in camper : teoricamente per preparare il picnic, praticamente per tutto il pranzo (risottino Knorr funghi e zafferano, salsiccetta e prugne) . Decidiamo infatti di rimanere perché il frigorifero non funziona , e continua a saltare per tre tentativi di riparazione casalinga; poi sembra reggere e funziona.   Non c’è nessun centro di assistenza vicino in cui tentare di prenotare un controllo o la sostituzione del pezzo.  Come ci ha consigliato il nostro amico Dave : finger crossed!   Dopo due orette ci rimettiamo in marcia e prendiamo il sentiero costiero che – regalandoci  panorami splendidi –  dalla nostra Bracelet Bay ci porterà ad attraversare una serie di baie incantevoli  : Limeslade Bay, Langland Bay , Coswell Bay.    Quasi 5 Km. di spettacolo continuo, che ci fa dimenticare la fatica delle continue salite e discese  : scogliere, uccelli, felci, piante, fiori, sole, aria, profumo. 

Nei paesi che avvistiamo dietro alle spiagge la stratificazione delle classi sociali diventa tangibile : sotto i poveri stipati in piccolissimi  bungalow di legno assiepati in lunghe file parallele ; sopra i ricchi con ville dalle grandi vetrate panoramiche e castelli .   Il mare è affollatissimo : più avanza il pomeriggio, più le spiagge assomigliano a Rimini o Riccione (con gli scogli) ; sulla scogliera tutte le declinazioni possibili del picnic e della grigliata.     Avevamo progettato di rientrare con il bus : peccato che – dopo un’ora d’attesa e ripetute richieste ai residenti che ci hanno rassicurato – un anziano signore ci dice che il bus ha spostato la fermata (senza alcuna indicazione per i venti poveri aspiranti passeggeri che aspettano con noi sotto il sole  in piedi , tranne una signora esausta che si siede a terra appoggiandosi ad un lampione): oggi il bus parte sopra il paese, per il traffico oramai estivo che ostacola il passaggio nelle strette stradine.   E dovremmo prenderne due di autobus, che non si sa da dove partono, se partono, quando partono.   Il livello di incertezza ci spinge a ritornare sui nostri passi e percorrere nuovamente il sentiero costiero, con tutte le sue belle salite e discese.   Quando arriviamo al nostro parcheggio sono oramai le 19 ; veniamo accolti dai motori roboanti dei ragazzotti che hanno già dato il via alle corse, ancora più intense ed affollate di ieri sera.

E’ giunta l’ora di scappare a gambe levate, visto che con i 17 km. di oggi abbiamo bisogno di una notte di riposo : decidiamo di abbandonare l’intera penisola di Gower, che non sa tenere a bada questi scalmanati  ragazzotti , e ci dirigiamo verso il Pembrokeshire.   Valutata la disponibilità di punti di sosta (scarsa,  in questa zona ci sono solo campeggi), decidiamo di puntare su Burry Port (Traeth Porth ).   Arriviamo ed occupiamo l’ultimo posto disponibile : piccolo parcheggio gratuito, affacciato su una piccola zona lagunare affiancata da un’area di dune sabbiose . Domani faremo un giro esplorativo : questa sera abbiamo l’energia solo per la cena e la digestione.

Buonanotte, godendoci un silenzio meraviglioso !

IL NOSTRO VIAGGIO IN GALLES e nella COSTA DEL NORFOLK : giugno 2023 . Capitolo 1.

Capitolo 1 . Partenza , viaggio, Londra, Bristol

E’ trascorso quasi un anno da quando abbiamo salutato la Scozia : viaggio desiderato per anni ed affrontato con impeto ed impazienza.   Nell’agosto 2022 da Stirling, abbiamo affrontato un viaggio verso la costa ovest, l’isola di Skye , proseguendo sul tratto occidentale della North Coast 500 che abbiamo abbandonato a metà, sul tratto a nord a Tongue (per carenza di giorni), scendendo attraverso il cuore le Highlands,  verso Inverness e poi verso Glasgow ed Edimburgo ; dopo un ultimo meraviglioso saluto serale dalle scogliere di North Berwick abbiamo infine cavalcato le dolci colline dei Borders  colorate di erica viola.

E sin dal ritorno abbiamo iniziato a pensare ad un secondo viaggio, che risulta davvero necessario, ma che quest’anno salterà per eventi imprevisti alla carovana di tre equipaggi. Sono sicura che la Scozia ci aspetterà conservando i suoi preziosi tesori .

La situazione generale – inoltre – è abbastanza spaventosa : la guerra in Ucraina continua, con sempre più cuope minacce di Putin che annuncia l’avvicinarsi della catastrofe nucleare globale.  Le terre di Romagna sono state flagellate da piogge torrenziali, alluvioni, rotture di argini, con impatto disastroso, che ancora non si fermano. Tra Budrio e Molinella non ci sono vittime, ma ci sono intere frazioni allagate per la rottura degli argini del fiume Idice ed il crollo del ponte tra Vigorso e San Martino.   Le ondate di piena del fiume sono state così violente che hanno riportato alla luce un carro armato tedesco della seconda guerra mondiale, abbandonato nella ritirata .

Cos’ha lasciato l’Idice dopo aver travolto questo ponte vicino a Bologna – Il Post

Nonostante lo stato d’animo affaticato, sostenuti soprattutto dal desiderio di rivedere la nostra Jessica, programmiamo la partenza per il 23 maggio sera : quando però stiamo gloriosamente finendo di caricare il camper – dove tutti gli spazi , compresi frigorifero e freezer, sono pieni di scatoloni, scorte, cibo stivati  sfruttando ogni millimetro – ci rendiamo conto che il frigorifero non funziona .  Panico : corsa dal nostro esperto Gianmario …. che , facendosi largo tra lasagne e budini e salumi – verifica che il frigorifero funziona . Decidiamo comunque di aspettare il mattino successivo per non correre rischi.   Al risveglio tutto sembra funzionare quindi partiamo il 24 poco dopo le 8 : attraversiamo la Svizzera sotto un cielo nuvoloso e piovoso che decreta l’inizio della nostra nuova avventura .  

Risaliamo poi per un po’ la Francia ed arriviamo in Lussemburgo, dove decidiamo di fermarci per la notte . La ricerca del campeggio non si rivela semplice : preferiamo collegarci alla corrente elettrica, per sostenere il frigorifero. Nonostante il paesaggio agreste sia tutto sommato statico ed anonimo, il primo campeggio è completo .   Nel secondo – indegno del nome “La bon accueil”- l’accoglienza è  molto fredda : tra sospiri annoiati e sguardi irritati lanciati tra il nulla e il cielo, l’elegante signora bionda della reception, armata di ipnotiche unghie lunghissime laccate di rosa e ticchettanti, riesce a fare la nostra registrazione senza proferire una sola parola,  con prezzo però non esagerato (25 euro) per un’ ampia piazzola erbosa molto confortevole, con attacco elettrico e idrico.  Tutto il campeggio è circondato da alberi altissimi, da cui provengono le sinistre grida di numerosissimi  corvi neri , che volano numerosi e passeggiano in gran parata anche nei prati circostanti. L’ambientazione ricorda angosciosamente un film di Hitchcock : in questo scenario minaccioso lussemburghesi molto eleganti passeggiano senza degnare nessuno di uno sguardo/parola/sorriso/saluto, con sfondo di svolazzi neri e colonna sonora  gracchiante (soprattutto all’alba e al tramonto). 

Ci chiudiamo nel nostro S-legone protettivo e non diamo udienza a nessuno ( peraltro nessuno è intenzionato a chiederci alcunchè ).  Il Lussemburgo non ci piace : ma siamo soddisfatti che il frigorifero funzioni.

Il mattino successivo risaliamo il sud del Belgio ai confini con la Francia ed approdiamo infine ad un minuscolo campeggio sulla costa prima di Calais , Les Argousiers : una simpatica e sorridente signorina ci accoglie, paghiamo un modestissimo prezzo (12 euro) che ci invoglia anche a comprare una fresca bottiglia di vino bianco francese, e ci dirigiamo verso il nostro “prato verde” dove – dice entusiasticamente – possiamo metterci come e dove vogliamo : un sogno !  Esatto : peccato che si tratti di un caotico spazio arido (in cui bisogna stare attenti a non insabbiarsi ) in cui è piuttosto difficile incastrarsi tra camper/tende/tavoliniconbarbutisignorichebevonobirre collocati in ordine sparso. Le colonnine elettriche sono tutte occupate, ma la cosa non sembra interessare a nessuno degli allegri e meditabondi bevitori ; per nostra fortuna arriva un simpatico (e sobrio)  signore che ci annuncia  con sollievo che è il suo ultimo giorno di lavoro (per imminentissimo pensionamento) e tra grovigli di cavi trova un attacco di fortuna.  Il frigorifero non funziona refrattario ad ogni nostro intervento, ma dopo un quarto d’ora di panico denso di visioni di prelibate provviste ricoperte di muffe multicolori , all’improvviso si rimette a funzionare da solo.   Senza un perché.     Preoccupati per le nostre vivande, ma non sapendo cosa pensare (o fare), ce ne andiamo a fare una passeggiata in spiaggia, dove il vento sbriglia e porta via ogni pensiero : l’enorme spiaggia è luogo ideale per il landsailing , letteralmente navigare su terra. I carri a vela – guidati dai bevitori di birra del campeggio – sfrecciano in ogni direzione, giocando con il vento per fare ampie virate e fantasiosi percorsi tra sabbia e battigia .  

Decidiamo che non è prudente avventurarsi tra queste traiettorie .   Gabriele dopo molti tentativi riesce solo a far volare la sua piccola vela, dalla quale mi allontano perché il vento ogni tanto la sbatte violentemente a terra .  

Ripariamo in campeggio, decidendo che siamo troppo deboli per questa spiaggia : rientriamo con i pensieri letteralmente scompigliati dal vento e  ci ricordiamo solo di controllare il frigorifero che funziona.  Quindi cena e buonanotte.

Venerdì 26 maggio : alle sette di mattina siamo diretti al porto di Calais dove ci attendono i temuti controlli doganali (consentito il trasporto di 390 sterline di beni per uso personale) : noi trasportiamo una quantità di generi alimentari e doni di notevole – ma riteniamo non eccedente – consistenza, ma di difficile valutazione economica (i generi -marmellate, sale … – autoprodotti come saranno conteggiati… o peggio verranno sequestrati ?).  Al confine britannico anche questa volta le guardie controllano accuratamente che non trasportiamo clandestini, ignorando tranquillamente le nostre marmellate . Ed eccoci nuovamente arrivati sul suolo britannico, dove ci sentiamo oramai un po’ di casa : corriamo a Londra, dove il Christal Palace Campsite ci attende … circa.   Il personale è cambiato e un signore dall’aria infastidita (e non proprio furba), ci informa che dobbiamo rimanere all’esterno del campeggio sino all’una : non possiamo neppure sostare nel parcheggio.  Così immediatamente calati in uno dei mood londinesi (KINDNESS , VERY VERY COLD … BUT IT’S NO) pranziamo di fronte all’entrata (dove riusciamo ed occupare uno dei due-tre posti disponibili).  Dopo una veloce e puntuale accoglienza alle ore 13.10, ci sistemiamo nella nostra ampia piazzola circondata da rododendri fioriti.   Gabriele – oramai galvanizzato dall’essere arrivato alla meta (come non capirlo ? ) – vuole ignorare l’indicazione di posizionamento nella piazzola tra le asticelle blu e verde (scritta ed evidenziata sulle istruzioni consegnate , più volte indicata verbalmente con espressione solenne dalla signora alla reception che – nel caso non avessimo ancora capito bene nonostante le nostre molteplici precedenti permanenze nel campeggio – ci fa una dimostrazione pratica con modello e plastico in miniatura, stile ricostruzione della scena del crimine ) : gli dico che non siamo regolari con le asticelle e lui grida “perché lo vuoi capire che noi abbiamo la porta di ingresso al contrario e solo un imbecille non capirebbe che dobbiamo metterci al contrario con il muso in dentro …. e nessuno ha mai detto niente… e sei sempre la solita pignola esagerata… trovi sempre problemi dove non ce ne sono e dove non li trova nessun’altro”.   Decido di tacere di fronte a questa filippica liberatoria, ma vedo arrivare -su un favoloso e professionale trattorino verde- il simpatico operatore che ci ha cacciato dal parcheggio  : rallenta, si ferma e – con espressione di sopportazione/compatimento (e non troppo nascosta sadico piacere) – ci ridice “NO” e ci ri-ri-ri-informa in modo dettagliato che dobbiamo posizionarci tra i due bastoncini verde e blu, nel caso evidente non l’avessimo ancora capito. OF COURSE SIR, WE ARE ONLY JOCKING .

Però siamo contenti di verificare che il frigorifero funziona.

Dopo un breve riposino , possiamo poi passare alla fase di preparazione dei bagagli da trasferire da Jessica : sei scatoloni, un quadro formato 100×80 imballato, il borsone termico con la cena di famiglia.  L’uber che viene a prenderci è guidato da un simpatico e gentilissimo autista eritreo che ha vissuto per alcuni anni a Torino prima di ricongiungersi con la famiglia a Londra : dopo un fugace stupore vedendo il nostro mini trasloco, felice di aiutare due turisti un po’ migranti provenienti da sud, calcola velocemente come posizionare tutti i pacchi, tra i quali veniamo incastrati . L’ultimo rimane sulle mie ginocchia ; alla fine lo ringraziamo con una bottiglia di olio italiano.

Proprio quando arriviamo sotto casa ci raggiungono anche Jessica e Reef, al rientro dal lavoro : il primo abbraccio è sempre il momento più emozionante e prezioso dei nostri viaggi .  Ed anche della nostra vita …. Saliamo e prepariamo la cena, preceduta da un ottimo aperol spritz preparato da Marco (coinquilino simpaticissimo originario di Porto) : affettati italiani, lasagne al forno, zuccherini portafortuna accompagnati dal Deusdebit (vino dolce, da uve cresciute sulla sabbia dietro all’abbazia di Pomposa).    E molte molte risate.  Stanchissimi, carichi di due borsoni di vettovaglie da ri/portare a casa prendiamo un altro uber per rientrare in campeggio, assistiti dall’amorevole Reef che non ci abbandona un attimo.     Buonanotte !!!

Sabato 27 maggio . La Jessica lavora ; la raggiungiamo per pranzo veloce (poke) e dopo una passeggiata molto (troppo) affollata verso Covent Garden torniamo a riposare sulle poltrone di fianco al Colisseum Theatre – dove lavora – degustando camomilla .

 Ci godiamo l’ingresso allo spettacolo serale (registrazione di un programma televisivo con famosa conduttrice, che sarà trasmesso in TV a Natale), spettegolando sugli abbigliamenti (code dress : fancy sparkling glam).   Ingresso gratuito, ma da prenotare attraverso sistema di prevendita in eccesso : per cui – a parte alcune personalità delle prime file – occorre guadagnarsi il posto con arrivo anticipato.  Qualche esagerazione natalizia (tipo un signore dai capelli e barba argentea vestito completamente da albero di Natale addobbato con decorazioni vere ) , moltissimi abiti lunghi da sera con pallettes sbrilluccicanti di ogni colore (dal porpora, al verde brillante, al blu notte, all’oro integrale stile statuetta dell’ Oscar ) leggermente distopica rispetto alla bella serata estiva.   Ed iniziamo ad essere contagiati dalla vitalità del ritmo libero e veloce di Londra.  Per la cena decidiamo di andare a The Real Greek (troviamo posto sullo Strand), altro luogo del cuore famigliare . Tante chiacchiere e passeggiata serale fino al bus dove ci diamo una lunga  buonanotte, leggermente frastornati .    Canarino digestivo in camper .

Domenica 28 maggio 2023  Jessica è di riposo : abbiamo deciso di non stressarci con lunghi spostamenti ed optato per la visita della zona vicina al campeggio :  Christal Palace e Dulwich .   Noi ci alziamo presto per preparare il pranzo prenotato dai ragazzi : londoners rice salad (con quello che c’è, e riso acquistato alle 7 di mattina in un negozio pakistano, perché ci rendiamo conto di non averlo portato ) e insalata tonno/fagioli/cipolline, che non possono mai mancare nelle nostre vacanze in camper.  Jessica e Reef arrivano a mezzogiorno, ancora assonnati e senza neppure aver fatto colazione, per cui decidiamo di rianimarli direttamente con il pranzo.  Dopo caffè e zuccherini, partiamo alla scoperta del parco di Christal Palace proprio dietro al nostro campeggio, che è una vera sorpresa : nonostante veniamo qui da molti anni lo abbiamo solo attraversato per raggiungere la stazione della overground , senza addentrarci troppo. Oggi è vestito a festa e ospita un mercatino di prodotti alimentari di tipo casalingo e territoriale  : piccoli gruppi musicali che suonano allegramente ; arriviamo agli impianti sportivi che offrono strutture per ogni esigenza (dal nuoto, all’atletica leggera, alla pallavolo su sabbia, al modellismo…).   

Arriviamo all’area del laghetto nel bosco, con i pedalò ed un’area di interesse paleontologico : qui infatti vennero ritrovati i resti fossili di animali preistorici, di cui non si conosceva l’esistenza in Gran Bretagna .  E nell’Ottocento questi ritrovamenti suscitarono talmente tanto interesse, da ispirare la creazione di un museo a cielo aperto : sulle isole affioranti ricoperte di salici piangenti, felci ed enormi araucarie sono stati ricostruiti molti dinosauri perfettamente calati in un’ambiente incontaminato e primordiale .  E così Reef – ispirato da questa insolita installazione – ci spiega l’origine dell’isola inglese : la preistoria dell’isola si perde nel quaternario ; sin dal paleolitico inferiore (circa 250.000 anni fa) in quella che era una penisola unita alla placca euroasiatica dal territorio di  Doggerland erano presenti insediamenti umani. Durante le grandi glaciazioni il territorio corrispondente alla Gran Bretagna fu completamente ricoperto da ghiacciai, il cui scioglimento unitamente ad altre catastrofi naturali  (un terremoto nel mare del nord e di un violento tsunami, lo scioglimento dei ghiacci con fenomeni alluvionali ed erosivi delle friabili rocce calcaree di Dover e Cap Blanc Nez ) provocarono il distacco delle isole britanniche dal continente euroasiatico e la creazione del canale della Manica,  che  avvennero circa 6000 anni fa alle soglie del neolitico.   Intanto , dal 8000 a.C. , ebbe inizio il ripopolamento del territorio da parte di gruppi umani provenienti da sud .

Perfettamente immersi nella storia geologica di questo territorio, ci fermiamo ad ascoltare il suono armonioso del vento tra le lunghe fronde dei salici.

Dopo un afternoon tea in camper dove lasciamo anche la Nina, oramai stanca, ci dirigiamo a Dulwitch, uno dei quartieri residenziali più ambiti di Londra : belle dimore immerse nel verde (non sembra proprio di essere in centro a Londra ), ambiente tranquillo ben differente dalla confusione della metropoli , bellissimi giardini.

Questo territorio era in passato la zona di residenza degli operai che rifornivano Londra di legname; con l’arrivo del carbone la zona si è impoverita ed ha subito alterne vicende che l’hanno comunque preservata da una urbanizzazione selvaggia.

Alla fine della giornata abbiamo macinato 16 km e al rientro in camper io sono al limite delle mie limitate possibilità .   Prepariamo la cena : fiori di zucchina ripieni di ricotta/zucchine/zafferano , polpette alle zucchine, formaggi con miele, insalata di pomodorini ed avocado e per finire un avanzo di insalata di riso per Reef.  E buonanotte con arrivederci a domani per l’esplorazione della zona di Angel.

Lunedì 29 maggio 2023.  Risveglio tranquillo . Verso mezzogiorno arriviamo a casa da Jessi : abbiamo chiesto una english breakfast che sarà il nostro pranzo .  Dopo una passeggiatina nelle vie carine intorno a casa di Jessi , arriviamo al piccolo pub selezionato dai ragazzi, per scoprire che – purtroppo – hanno finito salsicce e fagioli (che per Londra è come dire che un fornaio ha finito il pane) . L’evento scatena il malumore di Jessica e la ricerca concentrata di Reef che individua due possibili alternative : il primo locale è chiuso, mentre nel secondo troviamo un bellissimo tavolo sul terrazzo , dove ci sediamo comodamente circondati dai rami degli alberi . La full english che ci viene servita è offerta dalla Jessica ed è sontuosa : due uova, tre-quattro fette di bacon croccante, due salsicce, fungo, pomodoro, fagioli stufati, due hashbrowns (triangolini di patate grattugiate croccanti), fetta di pane calda e croccante, burro.  Reef all’arrivo dei piatti commenta : “come fidanzato inglese di una ragazza italiana, non avrei mai potuto permettere che ai genitori non venisse servita una degna full english”.

Nel pomeriggio si uniscono a noi anche Marco e Samuele : passiamo il pomeriggio passeggiando, anche per smaltire almeno un po’ delle 1000 calorie della colazione.    Decidiamo di percorrere il Regent Canal fino a Kings Chross : hanno recuperato le enormi strutture metalliche circolari dei vecchi depositi del gas , riconvertite in lussuosi appartamenti affacciati sulle chiuse e su un bellissimo parco .

Incontriamo anche una piccola e bellissima libreria che abita un fiorito barcone ormeggiato lungo il canale ; sul tetto un piccolo complesso ci delizia con musica dal vivo (Words on the water).  Sosta per una afternoon chamomille (ottima) servita in bellissima tazzina e teiera di vetro che vorrei (ma non posso) rubare, anche per non dare un cattivo esempio ai ragazzi.  

Dopo 15 km iniziamo a pensare alla cena , sulla quale siamo tutti concordi : gustosa ma leggera . Tagliolini con sugo bianco di pesce : Gabriele riesce a farci assaporare il profumo ed il sapore del mare.  Terminiamo con mikado e deusdebit rimasto dalla prima sera.    

E anche per oggi : buonanotte . Però questa sera rientriamo in bus godendoci le quasi 50 fermate che ci separano dal campeggio (prima il 63 abitato da sonori schiocchi metallici  molto inquietanti, guidato a velocità sostenuta da un autista molto irrequieto, che mi ha fatto temere un dirottamento suicida ; e a seguire 363,  più fluido) .

Al rientro in camper ci accorgiamo però che il frigorifero non funziona più : questa volta nonostante ogni intervento non dà alcun segnale di vita . Questa situazione potrebbe porre fine alle nostre vacanze : buona parte dei farmaci di Gabriele deve essere conservata in frigorifero.  All’una di notte sconsolati cerchiamo un centro assistenza dometic che troviamo solo a nord di Londra, a 70 km.  Domani mattina abbiamo una missione.

 Martedì 30 maggio 2023 . Alle 5 di mattina, alzandomi per andare in bagno, tento di riaccendere il frigorifero : il display dà qualche segno di vita , brevi lampetti blu che però riaccendono solo le nostra speranze . Torno a letto senza aver risolto nulla, ma all’improvviso, continuiamo a  non capire il perché, qualche flebile ticchettio e la adorata lucina blu sul display ci avvisano che il frigorifero ha ricominciato a funzionare, così in solitudine e senza motivo : a questo punto rinunciamo sia a capire, che alla spedizione al centro di assistenza programmata per le 7 di mattina, ma quando ci alziamo da letto alle 8 il frigorifero non funziona più .  Partiamo in ritardo ed affrontiamo una giornata da incubo : per percorrere i 200 km (andata e ritorno) che ci portano in due centri di assistenza impiegheremo oltre SETTE ore.  In entrambi i centri abbiamo la fortuna di incontrare l’altro tipo di mood inglese : gentile, pratico, orientato alla soluzione dei problemi, anche con idee originali.  Nel primo il signore gentilissimo e sconsolato ci dice che è un problema del display (appena sostituito) che per qualche motivo manda in blocco tutto il frigorifero, e che non è in grado di aiutarci. Ci fornisce indicazioni per il secondo centro , a 30 km. , dopo Luton : durante il percorso chatto con il sito internet del centro che mi fornisce la mail di Dave, l’esperto di frigoriferi. Scrivo una mail anche a lui   chiedendo aiuto.  Quando arriviamo il fantastico Dave si materializza: un simpatico signore dal volto vispo, che in 5 minuti capisce il problema e in altri 5 lo risolve . Il nuovo display installato tre mesi fa è difettoso : non sa spiegare il motivo , ma la posizione e conformazione di uno dei pulsanti – per condizioni del tutto imperscrutabili  ( vento, posizione, vibrazioni) crea contatti imprevisti che mandano in blocco tutto il frigorifero.  Si stringe nelle spalle e ci dice che ha venduto l’ultimo pezzo proprio tre giorni fa : cerca di riparare la situazione per quanto possibile (semplicemente piegando dolcemente il display più volte e ricollocandolo al suo posto) e termina con una bella risata dicendo :  “la cosa potrebbe funzionare ; incrociamo le dita !” ; se non dovesse funzionare possiamo chiamarlo e lui ci ordinerà un nuovo display che potrebbe arrivare in 3-5 giorni lavorativi.  Non ci chiede alcun pagamento, per cui cerchiamo almeno di ringraziarlo con una delle nostre bottiglie di buon  olio italiano .   

Torniamo a Londra nel traffico , prendiamo borsa termica con parte degli ingredienti per la cena , bus e metro per andare dalla Jessica, dove ci aspettano tutti i ragazzi per la cena di saluto : domani partiremo tutti , la Jessica per la Francia dove andrà a trovare un amico, noi non sappiamo ancora per dove. E questa cosa dice molto su di noi .  Spesa veloce  e preparativi lampo (antipasto con mousse di prosciutto cotto e ricotta ; manzo tonnato ; crema gialla/cioccolato con fragole e mirtilli ). Chiacchierando allegramente ci viene consigliato di visitare il Galles, ricco di attrattive : natura, castelli, musei, cittadine Ci sembra una buona idea ; quindi  saluti e buonanotte, e  i nostri due bus (63+363 : percorso di 48 fermate).

Dave è un gran manico : il frigorifero funziona.

Mercoledì 31 maggio 2023  . Anche oggi macineremo km. su km. : prepariamo il camper per la partenza , lavatrice, docce, pranzo veloce e fresco (simmental, insalata di pomodori, tortino di cioccolato) con Jessica che arriva con la sua valigia per le sue vacanze a Bordeaux dall’amico  Damien, rientrato in Francia da poche settimane . Recuperiamo un altro amico e li trasportiamo all’aereoporto di Gatwick (oggi sciopero dei treni) ; passaggio lampo in aeroporto e saluti velocissimi al parcheggio drop off del terminale nord, che ci richiede un pagamento astronomico ( 5 sterline per 10 minuti scarsi) con modalità truffaldina (biglietto con numero di targa  all’ingresso, sbarra ingannevolmente aperta in uscita, minuscola e periferica indicazione al pagamento online che per fortuna Gabriele riesce ad intercettare salvandoci da sicura multa, raddoppiata dai tempi di arrivo a domicilio).

A questo punto iniziano ufficialmente le nostre vacanze : decidiamo di trasferirci a BRISTOL , eletta da pochi secondi quale prima tappa di percorso; ancora lunghe code in autostrada .  Iniziamo poi ad immergerci in un’atmosfera finalmente agreste e ci ritroviamo felicemente circondati da alberi verdi, belle colline assolate che ospitano greggi di pecore e mandrie di bovini, di ogni taglia e colore.

Riusciamo a trovare un tranquillissimo parcheggio gratuito nella Circular Road, sopra l’imponente roccia che cade vertiginosamente nella vallata del fiume Avon .  Ceniamo con minestrina cotta nel favoloso brodo di cottura del manzo (salatissimo), formaggio e mela.  Buonanotte : questa sera stanchissimi.

Giovedì 1 giugno 2023 . Abbiamo 5 ore di sosta (gratuita)  consentita dopo le 9 : le utilizzeremo per una visita veloce alla città.  Abbiamo verificato che – essendo un diesel euro 6 – non dobbiamo neppure pagare la tassa per l’ingresso nella  Clean Air Zone di Bristol.  Iniziamo dal  Clifton Village affollato di negozietti particolari e dal bellissimo Clifton Bridge, il ponte sospeso costruito da Isambard Kingdom Brunel,  che attraversa la profonda vallata scavata dal fiume Avon ed è diventato il biglietto da visita della città  : vertiginoso, ventosissimo e leggermente traballante.  All’ingresso del ponte, e su ogni pilastro, il numero telefonico di aiuto dei Samaritans rivolto agli aspiranti suicidi.  Il passaggio pedonale è gratuito, quello in auto prevede un piccolo pedaggio (1 sterlina).   Per le ultime foto panoramiche saliamo all’ Observatory of  Clifton (ex), oggi sala bar/ristoro/ricevimenti.  

.  Poi ci dirigiamo in centro città, dove vediamo il Saint Nicholas Market, la Cattedrale (che apre liberamente  le sue porte a noi vacanzieri offrendoci opuscoli informativi utilissimi, alla cittadinanza invitata per feste domenicali nel prato, che non viene tagliato per regalare fiori e nettare alle api )  , la Public Library e la vivace zona del porto.  Anche nelle strade si respira la vivace vita musicale ed artistica  della città : l’Old Vic Theatre è il più vecchio teatro del paese che ha formato Jeremy Irons ; qui è nato Bansky e sono alcune delle sue prime opere, che hanno fatto diventare la città una delle capitali mondiali della street art.  La città è capitale dell’animazione cinematografica (qui sono gli studi di Wallace e Groomit) . Pranziamo (più per sederci a riposare) in un locale modesto che offre gustosi noodles, gestito da due serissime signorine orientali che non spiccicano parola : scegliamo le consumazioni su un tablet, scegliendo fortunatamente il grado di piccantezza leggero (1 su 5), ma il risultato è decisamente bruciante. 

Non vediamo le numerosissime opere della street art di Bristol, che richiederebbero da sole una intera giornata (oltre che lunghi spostamenti a piedi) .

La Nina ci ha seguito in tutta la nostra camminata (compresi i passaggi in bus) ed è stanchissima ; rientriamo al nostro camper con un’ora di ritardo, ma fortunatamente non abbiamo preso multe.

Benvenuti

Benvenuti nel mio bazar : piccole tracce della libertà del mio nuovo tempo. 

La mia vita si divide tra due terre , dove ho messo profondamente le radici.

Sono nata nel 1960  in un piccolo paese in provincia di Bologna, dove ho studiato fino ai miei 30 anni (liceo scientifico, poi medicina con specializzazione in psichiatria): sono quindi cresciuta in una terra generosa, aperta, solidale, dove la pianura riempiva ogni orizzonte ed ho imparato a pedalare libera e con il vento tra i capelli. 

Quasi tutta la mia vita lavorativa e famigliare invece ha riempito i successivi 36 anni, in provincia di Como dove mi sono trasferita e dove abito tuttora, circondata dalla bellezza e dall’incanto più assoluti del lago.  

Qui però è meno facile pedalare: continue salite e discese, talvolta impervie e faticose.  Qui è proseguita molto intensamente la mia scuola : iniziata con molta intensità in ospedale psichiatrico – dove ho iniziato a lavorare, prima per costruire la sua chiusura, per poi proseguire nella costruzione di  un servizio ambulatoriale di qualità (sono una radicale sostenitrice del valore assoluto della sanità pubblica, valore fondamentale di civiltà e democrazia) –  insieme alle gioie (e qualche dolore) personale e famigliare.

Attualmente abito con il mio compagno di vita (e marito) Gabriele – tutti e due un po’  imbiancati – e con tre animali quasineri : Nina cagnolina indomita, Sky e Nebbia gatte sensibili e sospettose.  La nostra famiglia si allarga fino a Londra,  dove da diversi anni, studia, vive e lavora nostra figlia Jessica, centro del nostro cuore e dei nostri pensieri : in teatro, in molti teatri.   

Ho molte passioni, sicuramente troppe, e  in modo inatteso ne nascono sempre delle nuove : viaggiare in camper (in sosta libera, se possibile) ; vedere film al cinema; nuotare nel mare azzurrissimo ; leggere libri ; andare in bicicletta ; vedere mostre e musei ; andare a concerti ed ascoltare musica ; disegnare ; scrivere ; fare fotografie ;  cucinare ; cucire e sferruzzare ; raccogliere sassi che mi raccontano sempre la meraviglia del mondo, con cui mi sento in comunione.  Mi incanta guardare gli orizzonti liberi, tutti gli azzurri del mare, i verdi dei prati, i mille colori dei fiori, l’immensità delle le nuvole , il  cielo, il bagliore della luna e il luccichio silenzioso delle stelle, i riflessi sulla superficie del lago , la sapienza della vita .

“Ogni atomo nel tuo corpo viene da una stella che è esplosa.

E gli atomi nella tua mano sinistra vengono probabilmente da una stella differente da quella corrispondente alla tua mano destra .

E’ la cosa più poetica che conosco della fisica : tu sei polvere di stelle .”

Laurence Maxwell Krauss “A Universe from Nothing”, 2012

Carlabazar è un luogo molto semplice dove vorrei raccogliere i nostri itinerari e racconti di viaggio ed alcune esperienze : in modo un po’ confuso o casuale – come dice il nome – seguendo unicamente l’ispirazione degli attimi di trascurabile felicità della vita. 

Carlabazar vorrebbe  rispondere a due desideri : sedimentare la memoria dei giorni che passano,  e condividere ciò che mi rende felice o mi fa emozionare e pensare . 

 “La felicità è reale solo se viene condivisa .”  (Chistopher Mccandless. Into the Wild)