Vacanze Londra,Cornovaglia e altro (capitolo 11)

Siamo all’ultimo capitolo di questo viaggio, che sta volgendo al termine . E siamo ancora sotto la pioggia battente , diretti a visitare Chartwell la casa di famiglia di Winston Leonard Spencer Churchill gestita dal National Trust, vicina a Sevenoaks, a sud di Londra. Per fortuna arriviamo un’ora prima della apertura e riusciamo a parcheggiare assistiti dagli impeccabili operatori.

Nato nel 1874, ha iniziato a lavorare come giornalista, poi come militare, prima di iniziare una straordinaria vita politica . Per 60 anni è stato un membro del Parlamento, conoscendo 5 monarchi e assumendo l’incarico di Primo Ministro per due mandati. Ha portato alla vittoria l’Inghilterra ed i suoi alleati durante la seconda guerra mondiale. Ha visitato Chartwell per la prima volta nel 1921 ed ha acquistato la proprietà l’anno successivo insieme alla moglie Clementine ; ha vissuto in questa casa per i successivi 40 anni, fino alla sua morte nel 1965. E’ stato un importante uomo di stato, uno storico, uno scrittore, ma anche un devoto marito, un padre, un pittore , un appassionato giardiniere : e la casa – che è rimasta immutata – testimonia tutte queste sue passioni , ogni angolo racconta molte storie, fotografie di famiglia, documenti storici. Lo studio, nel grande giardino, presenta una importante raccolta delle sue opere.

La visita è interessante, coinvolgente e commovente e ci porta a scoprire tanti aspetti della vita personale ed avvenimenti che non conoscevamo, a ripercorrere pagine della storia più tragica del secolo scorso, oltre al lato umano ed affettivo che sembra ancora vivere in questa casa , non solo una casa-museo, ma anche un luogo che mantiene intatto l’amore che la ha abitata. Churchill dice : “diamo forma alle nostre abitazioni e poi sono le nostre abitazioni a dare forma a noi”. E’ una visita che non può essere riassunta in poche immagini e deve essere vissuta nella sua completezza. Voglio solo lasciare due suggestioni che mi hanno colpito : nella libreria, tra gli scaffali pieni di libri di storia è inserita una enorme mappa in rilievo del Port d’ Arromanches, porto artificiale temporaneo costruito per supportare l’Operazione Overlord (lo sbarco in Normandia), a testimoniare il travaglio patito dall’allora primo ministro, che evidentemente pensava all’attacco giorno e notte. Fino alla sera prima dello sbarco c’era una grande indecisione sull’operazione, in relazione a condizioni metereologiche proibitive (sulle coste inglesi e della Bretagna abbiamo un’idea precisa di cosa possa significare il termine “proibitivo” : e della responsabilità di dover prendere una decisione da cui dipendeva la storia del mondo e che sarebbe costata la vita a migliaia di giovani uomini, in tali avverse condizioni). E ancora : nello studio è appesa ad una trave del soffitto la prima bandiera inglese che sventolò nella città di Roma liberata nel 1944, che gli fu donata dalle truppe quale simbolo del trionfo della libertà sulla tirannia.

La grande stanza museo è dedicata alle innumerevoli medaglie, premi, riconoscimenti ufficiali, da parte dei governi di tutto il pianeta, oltre che al premio nobel per la letteratura con la seguente motivazione : “for his mastery of historical and biographical description as well as for brilliant oratory in defending exalted human values”.

Insieme a noi ci sono due visitatori che contribuiscono a riportarci agli anni ’40 del secolo scorso, in quanto sono perfettamente abbigliati con indumenti dell’epoca, originali fin nei più piccoli dettagli. Vorremmo portare a casa con noi un pò del grande spirito di questa casa : scegliamo una bellissima Churchill rose – qui selezionata dallo statista e dalla moglie – dal profumo intenso e delicato .

E nello stesso giorno , a pochi chilometri, andiamo a visitare Standen House, casa della famiglia Beale, progettata da Philip Webb ed arredata interamente con tessuti e carte da parati di Morris & Co. : un confortevole rifugio di campagna ispirato al movimento Art and Craft : purtroppo però la casa sta per chiudere e possiamo solo fare un giro rapidissimo, durante il quale ovunque giro lo sguardo vedo qualcosa di bellissimo. L’art nouveau, in tutte le sue declinazioni, è una delle correnti che io amo e in questa casa passo dall’estasi al rischio di cadere vittima della sindrome di Stendhal.Ma non possiamo far altro che passare quasi correndo da una stanza all’altra, seguiti da porte che si chiudono inesorabilmente dietro (e davanti) a noi . E poi nel giardino sono raccolte tutte le piante raffigurate nei disegni di Morris …. Ma piove, una pioggerellina fine fine che ogni tanto cambia direzione e ti bagna comunque – e stanno per chiudere i cancelli e quindi dobbiamo andarcene (piangendo). Leggo negli opuscoli che nella dimora c’è anche una camera per due persone dove è possibile soggiornare : the Morris apartment. Chissà : magari mi risposo così ho l’occasione giusta ….. Anche questo si aggiunge alla lunga lista dei luoghi dove dovremo tornare : e non ci mancherà occasione, visto il nostro pendolarismo famigliare tra Como e Londra in camper.

Mille ringraziamenti al The International National Trust Organization -INTO, oltre che al National Trust e al FAI : prima di tutto per salvaguardare luoghi che sono un vero e proprio tesoro, ed inoltre per renderli accessibili ad un vasto pubblico , grazie a questa alleanza che consente di fruire di tanta bellezza con un concetto di reciprocità tra le associazioni dei diversi paesi .

Dormiamo di nuovo sul lungomare a Seaford in mezzo ad una vera e propria bufera, che ci fa rinunciare alla passeggiata sulle Seven Sister … dove dovremo tornare .

Il mattino seguente siamo fortunati : pioviggina solamente. Ci dirigiamo a Rye, cittadina medioevale con un nucleo perfettamente conservato . Molto piacevole, appollaiata su una collina. Sulle sue strade in salita e discesa si affacciano case più o meno pendenti, con iscrizioni curiose sulle porte : The House with the Secret Garden (la casa con il giardino segreto), The House witu /Two Front Doors (la casa con / due porte frontali ) , Old Stable (la vecchia stalla) , The First House (la prima casa) , The Other House (l’altra casa, vicina alla Prima), The House Opposite (la casa sul lato opposto, rispetto al Mermaid Inn) , Quacker House (la casa del quaccheri), The House with the Seat (la casa con la panchina) , Arbella House (dal nome della nave che nel 1630 trasportò i primi coloni puritani inglesi verso il New England sulla costa orientale dell’America). Questi nomi risalgono ad un’epoca in cui le case non avevano i numeri civici e ci si orientava usando punti di riferimento visivi. Pranziamo al The mermaid Inn, una vera istituzione : ristorante ed albergo aperto nel 1490, e da allora poco cambiato. I locali sono piccoli, stranamente articolati tra loro quasi un labirinto, i corridoi stretti, dovunque spuntano scale-scalette-portoncini. Dobbiamo stare molto attenti a non battere la testa o inciampare nei vari gradini e disconnessioni del pavimento , ritrovare la strada : insomma , una vera experience. E abbiamo mangiato bene. Visitiamo la Saint Mary Church e la Lamb house , elegante edificio georgiano che la famiglia Lamb vendette al romanziere americano Henry James nel 1860 : sempre gestita dal National Trust. Recentamente visitata da Her Majesty the Queen , Camilla, che firma il programma della giornata (piuttosto serrato).

Oramai siamo arrivati alla fine delle nostre vacanze : dormiamo tranquillamente a Rye, sul fiume e al mattino presto andiamo a salutare le nostre amiche, prima di imbarcarci – verso sera- sul traghetto a Dover. Ma non possiamo non abbracciare -metaforicamente con una bella passeggiata- le White Cliffs : al mattino presto siamo al parcheggio del National Trust . E’ una bella giornata e rivedere questo panorama grandioso con il sole è un regalo prezioso che ci rende felici . Facciamo una splendida passeggiata con picnic sulle scogliere in compagnia di mucche e gabbiani. Arriviamo fino al South Foreland Lighthouse, che visitiamo , e dove facciamo una merenda con tè e scones con burro e marmellata in un piccolo locale gestito dai volontari . E anche qui ci sentiamo a casa : respiriamo un’aria famigliare e tranquilla che ci ristora l’anima e che è la degna conclusione di questa vacanza, in cui il clima avverso ci ha portato a visitare tante dimore e a godere del loro differente calore.

Le scogliere sono costituite da un gesso calcareo bianchissimo che è formato dai resti microscopici di alghe marine (coccolithophoresi) che si sono lentamente sedimentate nel corso dei millenni , alla velocità di un metro (in verticale) ogni 100.000 anni. Le scogliere sono alte fino a 110 metri , quindi il calcolo è presto fatto : la natura ha impiegato oltre 10 milioni di anni per costruire questa meravigliosa creazione . Questa roccia sedimentaria bianca fino a 450.000 anni fa era una enorme piattaforma che univa la Bretagna alla costa meridionale dell’Inghilterra : questa vasta regione terrestre dell’Europa preistorica era chiamata Doggerland , e collegava Gran Bretagna, Francia, Germania e Danimarca . Spesso è stata definita Atlantide d’Europa, perchè è stata completamente sommersa a causa dello scioglimento dei ghiacci e di un gigantesco maremoto avvenuto tra il 6200 e il 6500 a.C. provocato dalla frana di Storeggia in Norvegia.

Ogni giorno circa 400 imbarcazioni attraversano il canale, largo quasi 39 Km. nel punto più stretto ; la prima persona ad attraversarlo a nuoto è stato il Capitano Webb nel 1875 ; la prima sorvolata aerea invece risale al 1909 (ad opera di Louis Bleriot).

Il faro rappresenta una indicazione sicura per le navi in transito : ogni faro del pianeta ha un codice identificativo e codificato legato alla sua luce (colore, intervallo, durata..) , riconoscibile da qualsiasi navigatore. La sua importanza è intuitiva, ma viene rafforzata dalla stima di oltre 500 naufragi che si sono verificati nel solo canale della Manica negli ultimi 500 anni. Entriamo nella sala di controllo, dove possiamo vedere tutto il traffico navale in tempo reale . Anche Guglielmo Marconi fece alcune prove di trasmissione da questo grande faro. Ci fanno anche vedere il complicato meccanismo che fa ruotare la lanterna , posto alla base del faro : con una manovella si carica il meccanismo con pochi giri, che mantengono a lungo la rotazione della luce. Ovviamente esistono fari più moderni ed automatizzati, ma anche questo consentiva una certa indipedenza dall’operatore. Andiamo poi a goderci una meritata merenda al bar del faro, gestito da volontari : l’ambiente è intimo ed accogliente . Alle pareti – ricoperte di fiori – sono appese le fotografie degli antenati di tutti i volontari ed operatori che contribuiscono alla gestione del piccolo bar : sembra proprio di entrare in una casa e mi viene quasi voglia di chiedere qualche informazione, tanta è la famigliarità che queste piccole stanze trasmettono…

Ritorniamo al camper e in un battibaleno ci ritroviamo in Francia . Del viaggio di ritorno voglio solo ricordare il drammatico sbalzo termico : passiamo in un solo giorno dagli 8-15 gradi inglesi ai 30-35-39 europei, con conseguenze non irrilevanti. Ci sembra che ci abbiano tolto tutto il sistema circolatorio e muscolare in un colpo solo, e che qualcuno o qualcosa ci dovrebbe rianimare.

Un momento di vero entusiasmo lo abbiamo ancora vissuto in Francia : attraversando il paesino di Sarre Union, all’improvviso su tutti i tetti delle abitazioni avvisto enormi nidi di cicogne. Prima ho pensato che fossero finti, ma poi mi sono resa conto che erano proprio veri . Una signora molto orgogliosa di questa situazione fornisce qualche indicazione. Il paese – come altri della regione – aderisce ad un programma per la ripopolazione delle cicogne : vengono stabilite norme precise per la modifica dei tetti e luoghi alti, incentivando la costruzione di piattaforme che facilitino (anzichè ostacolare, come accadeva in precedenza) la costruzione del nido. Esiste poi un programma di monitoraggio della popolazione di cicogne, che solo in questo piccolo paese è arrivata ad oltre 30 nidi attivi (12 sul tetto del solo grande edificio del tribunale) , ciascuno con due o tre piccoli cicognini. Le cicogne anno per anno – attraverso una grande migrazione dai territori africani dove si recano per svernare – torneranno al proprio nido per riprodursi . Ci sono anche videocam con le quali è possibile osservare in tempo reale le cicogne, senza disturbarle.

Cercare (il link è improponibile):

Télé-Cigognes-Webcam Live (Sarralbe-Moselle)

Quale saluto migliore di questo : da parte di grandi e coraggiose viaggiatrici a noi piccoli e timidi viaggiatori .

In autostrada – sulla E411 che collega Namur al Lussemburgo , in territorio belga – avvistiamo L’ Arc Majeur , scultura di land art dell’artista francese Bernar Venet, che lo progettava e tentava di realizzarlo (prima in Francia poi in Belgio) da oltre 35 anni : si tratta di un enorme semicerchio di acciaio brunito (alto 60 metri, del peso di 250 tonnellate) piantata nel terreno ad abbracciare l’autostrada stessa sul 50 parallelo terrestre. E’ una struttura unica al mondo, che ha richiesto una elaborata progettazione ingegneristica, al fine di farla stare in piedi ma anche di farle sostenere le continue vibrazioni del terreno determinate dall’intenso traffico, che è costata 2,5 milioni di euro. E’ un omaggio al progresso della tecnologia, ad una visione estetica legata al movimento, al passato industriale della regione (e forse – come del resto ogni opera d’arte – ad una vera e propria ossessione dell’uomo artista) . Nella sosta a Chatenois (sopra Colmar) approfittiamo anche per pranzare all’ottimo Auberge Le Meinsenberg (ottima cucina tradizionale con prodotti locali, a parte la supreme de pintade Label Rouge). Nella sosta notturna avvistiamo un impressionante e nuovissimo camper , che non avevamo mai visto prima : sembra quasi corazzato e presumiamo serva per viaggi molto impegnativi. Ne vedremo altri due sul tragitto : un nuovo capitolo nella storia dei giramondo come noi .

PARTHENOPE di Paolo Sorrentino. STRUGGENTE .

Abbiamo visto Parthenope, per me il più bel film di Paolo Sorrentino.

E’un film che – per la prima volta nei film di Sorrentino –  ha mosso molte emozioni, e mi ha commosso e fatto piangere : struggente. Con dialoghi e musica che ti rapiscono.

Ci accompagna nella vita di Parthenope , una ragazza che ha in sé una potenza quasi mitologica, ben rappresentata dalla incantevole Celeste Dalla Porta : sin dalla sua nascita, nel 1950 e nell’acqua salata del golfo di Napoli, con una carrozza reale che la aspetta … Viene battezzata da Achille Lauro – per cui il padre lavora come contabile –  con l’antico nome della città.

E Parthenope – abbracciata dalla luminosità e dall’incanto del golfo – esce dall’acqua del mare come una Venere, quasi l’incarnazione di un ritratto del Botticelli, con la sua bellezza e la sua tenerezza disarmanti  : diventa una ragazza giovane ed intelligente, che cerca risposte e senso, che “ha sempre la risposta pronta”  …  E mi ha fatto ricordare tutta l’energia potente e sensuale della giovinezza, quando è ancora tutto possibile, quando ci si mette in gioco sempre e comunque, quando non si hanno resistenze ma si desidera cercare e trovare …  E in una vacanza a Capri insieme a Sandrino, suo eterno innamorato, e il fratello Raimondo, passeranno tra feste, inviti dell’ Avvocato che ronza in elicottero, incontri con lo scrittore John Cheever che lei ama, e che trascorre le proprie giornate tra fiumi di alcool.  In realtà Parthenope sa già quello che vuole : rifiuta tutte le proposte indecenti ed infine si concede a Sandrino, suo eterno innamorato.

“Io non so niente, ma mi piace tutto”.

“E’ enorme la vita… ci si perde dappertutto”.

“Lo vedi il futuro laggiu’ Sandrì ? E’ più grande di me e di te …”

E la sua è una ricerca sull’umanità, sulla vita :  che si concretizza anche nel suo percorso universitario, alla facoltà di antropologia, dove incontra l’imperturbabile, ironico ed essenziale professor Marotta (un Silvio Orlando stupefacente) .

“All’università si viene già pisciati e cagati. “

“Agli insegnanti basta essere avanti agli studenti di un solo argomento. Lo sa chi l’ha detto questo ? Billy Wilder, un antropologo”.

Ma per l’intero film – che percorre il fluire della sua esistenza – Parthenope continua a chiedersi  che cosa sia l’antropologia . Ma non è soddisfatta dalla prima risposta accademica : l’antropologia è la scienza che studia l’essere umano, considerato sia come soggetto o individuo, sia come membro di comunità  (“questa è la risposta che lei può permettersi”) . E quindi lo chiede con insistenza al suo professore, che coglie la sua capacità di sentire e la sua intelligenza e stringerà con lei un patto :

“Io non la giudicherò mai e lei non mi giudicherà mai. Le piace questo patto ?”

“Voi giovani volete le risposte, ma non sapete fare le domande. “

Ogni età ha il proprio lato oscuro, che travolge anche Parthenope, quando il suo viaggio di scoperta del piacere è interrotto dal suicidio del fratello Raimondo,  irrisolto, tormentato, amato quasi fino all’incesto, e  che non riesce a trovare compensazione alla  propria fragilità. 

“Raimondo confonde l’irrilevante con l’indicibile.” (Parthenope)

“E’ difficile essere felici nel posto più bello del mondo”. (Raimondo)

Silenzio : nei più belli è mistero, nei brutti è fallimento. “ (John Cheever)

E questo dramma,   l’accusa della madre (“io lo so che è colpa tua”)  e la disperazione inconsolabile del padre ,  cambieranno la sua vita : Parthenope riuscirà solo a trovare relazioni momentanee, rinunciando alla ricerca di un rapporto d’ amore  .   Ma non alla sua ricerca sull’umanità e sul senso del vivere.

E questa ricerca la porta ad attraversare i territori  cupi dell’esistenza  : fallisce il tentativo di imparare a recitare, perché ha “nei tuoi occhi non c’è gioia e questo la macchina da presa lo vede e non lo perdona” ;  la terribile invettiva contro Napoli e i napoletani della famosissima attrice Greta Cool :

Camminate a braccetto con l’orrore e non lo sapeteSiete poveri,  vigliacchi, piagnucolosi, arretrati, rubate e recitate male. E sempre pronti a buttare la croce addosso a qualcun altro, all’invasore di turno, al politico corrotto, al palazzinaro senza scrupoli, ma la disgrazia siete voi, siete un popolo di disgraziati. E vi vantate di esserlo, non ce la farete mai  … cari orrendi napoletani io me ne torno al Nord, dove regna il bel silenzio, dal momento che io non sono più napoletana, da molti anni. Io mi sono salvata, ma voi no. Voi siete morti. “  

il crudele rito di unione – fusione carnale – tra due famiglie mafiose ; il rapporto fugace con un affascinante capo mafioso Criscuolo,  a cui segue una gravidanza che Parthenope sceglie di interrompere ; il viaggio nei bassi di Napoli – che attraversa come una Madonna bellissima –  tra la vera miseria e la devozione per il mafioso che elargisce doni ; l’incontro con il gran vescovo Tesorone (“farabutto” – la allerta il buon professore- di cui però Parthenope apprezza la “sfacciataggine”) alla ricerca dei segreti del miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro, che introduce Parthenope alla dimensione della sacralità, che nulla sembra avere a che fare con il barocco della chiesa e l’opulenza del tesoro, ma sembra essere custodita solo nel suo piacere. 

Il Cattolicesimo : la libertà non passa per le porte.”  “ E per dove passa ?”  “ Non passa .” (Tesorone e Parthenope)

E mano a mano che gli anni passano, che le esperienze disvelano la realtà, si sgretolano anche tutte le illusioni giovanili.

Gli amori giovanili non servono a niente.” “ Sono serviti a darci l’illusione della spensieratezza.” “ E che ho detto io ? Non sono serviti a niente.” (nell’ultimo incontro tra Sandrino e Parthenope)

“Lo senti l’odore degli amori morti ?”  (John Cheever)

La certezza della realtà ci fa sbiadire”.

La verità è indicibile” . 

“E comunque Dio non ama il mare. Dio non ama il mare, ricordatevelo. Arrivederci. ” (Tesorone)

Fino all’ultimo incontro con il professor Marotta – che le disvela il proprio segreto in un atto di commovente fiducia – e che la accompagna in questo percorso di presa di coscienza, come un padre saggio : a Parthenope, che sa vedere, vorrebbe lasciare la sua cattedra. Lui continuerà ad accompagnare il figlio malato (un gigante dal volto lunare, fatto di acqua e sale, come il mare) .   E finalmente  le disvelerà il significato dell’antropologia, dell’essere umani nel mondo : ora che si è spogliata di emozioni, desideri e pensieri superflui, potrà comprenderlo :

L’Antropologia è vedere. E’ difficilissimo vedere, perché è l’ultima cosa che si impara, quando comincia a mancare tutto il resto “. (professor Marotta)

E in queste poche parole si condensa il senso del film : la struggente consapevolezza del tempo passato, delle cose perdute , dell’età più dolce . Che solo quando sono perdute, passate, finite sembrano diventare così  chiare.   La percezione malinconica e la commovente consapevolezza di quanto è diventato lontano, passato nel tempo del ricordo : e proprio per questo non potrà più tornare.

E dopo aver visto il film mi raggiungono altre suggestioni, come succede quando incontri qualcosa che ti entra nella mente e nell’anima .

  • Ascoltando il professor Vecchioni da Gramellini, apprendo che PARTHENOS OPSIS in greco antico significa: OCCHI DI RAGAZZA : nella mitologia greca Parthenos – insieme a Ligea e Leucosia – sono le tre ancelle di Persefone , figlia di Demetra (divinità legata alle stagioni) .   Quando Ade (dio delle ombre e dei morti) rapisce Persefone, portandola nel mondo degli inferi, Demetra si arrabbia con le tre ancelle che non hanno ben custodito e protetto la figlia, e per punirle le trasforma in tre sirene (uccelli con la testa di donne) scagliandole a Vibo Valentia  .    Le sirene (SVAR e SYAR, etimologia incerta) rappresentano origine del canto celeste e luminoso, ammaliante.
  • Mi trovo anche a riflettere sulle analogie tra il senso del film (si impara a vedere quando manca tutto il resto) e la vita di Vivian Maier, la fotografa che ha trascorso la propria vita facendo la tata.  Tutta la sua monumentale opera fotografica – venduta all’asta per insolvenza nei pagamenti dei locali in cui aveva depositato i propri scatoloni – è stata scoperta casualmente e fortunatamente raccolta solo dopo la sua morte.    Questa vicinanza mi è stata suggerita dal fatto che uno dei caratteri distintivi delle sue fotografie, è la capacità di rappresentare l’umanità delle persone, di cogliere gli affetti nascosti dentro piccoli gesti, di cogliere la personalità e gli stati d’animo delle persone ritratte.  Tanto che sembrano guardarci dritto negli occhi e non possiamo non ricambiare questo sguardo ed interrogarci su quanto ci muove dentro. E Vivian Maier era una persona che – per le tragiche vicissitudini della propria una storia – si è sempre difesa da emozioni e relazioni, terreni vissuti come pericolosi .   E la fotografia ha rappresentato l’unico mezzo per mettersi in relazione con gli altri e per esprimere liberamente la propria esistenza.

Per chi volesse approfondire consiglio la mostra in corso a Villa Reale a Monza e la lettura del libro di Ann Marks “Vita di Vivian Maier. La storia sconosciuta di una donna libera”.

VILLA CARLOTTA : LA MERAVIGLIA E LA POESIA

Dopo molti anni – circa 30 – abbiamo nuovamente visitato Villa Carlotta, rimanendo incantati dal suo splendore, riportato alla luce dagli importanti lavori di valorizzazione e recupero effettuati e tuttora in corso, che hanno annientato il nostro vecchissimo ricordo di stanze grigie e quasi vuote, circondate da cascate di fiori.       Tremezzo come al solito ci accoglie con la straordinaria bellezza del suo paesaggio : le antiche eleganti dimore di villeggiatura , lo sguardo che si allunga sino ad accarezzare le dolci curve di Bellagio. 

Il 28 settembre -in una spettacolare  giornata di sole , una di quelle occasioni che un fato generoso ti regala-  abbiamo partecipato ad una  bellissima visita guidata dal conservatore della Villa, Alberto Corvi, che ci ha incantato, emozionato ed anche commosso con il suo coinvolgente racconto e la sua premurosa attenzione.  Abbiamo qui conosciuto le vicende di Giovanni Battista Sommariva, il politico e mecenate che ha dato vita ad una monumentale raccolta di beni artistici che oggi purtroppo rimane solo in parte.  E dopo una veloce sosta presso il bel ristoro, abbiamo anche partecipato alla visita dei giardini, guidati da Gianluca Selva, capogiardiniere e soprattutto cintura nera di giardinaggio in arrampicata. Ci sono stati svelati alcuni segreti delle piante secolari , esotiche , curiose , delle enormi serre (dove vendono riparate in inverno gran parte delle piante, che incredibilmente sono in vaso), del recupero dell’uliveto secolare, della pesciera … 

Abbiamo anche visitato la bella mostra di Luisa Albertini, vivace artista comasca che ci ha divertito con le sue opere colorate e popolate dalle figure meravigliate che abitavano le sue stanze e lei chiamava per nome.

E così, una visita sola non è stata sufficiente : oggi abbiamo voluto portare – e porteremo ancora nelle prossime settimane – i nostri amici ad ammirare tanta bellezza. I baci appassionati, gli abbracci dolcissimi, gli sguardi languidi, orgogliosi o frementi che affollano le stanze antiche ; le lacrime del rimpianto scolpite nel marmo ; una statua che sembra animarsi e travolge il suo creatore, l’attonito Canova che non riuscirà più a separarsene ; l’azione scolpita e fermata per l’eternità  in semplici e sapienti gesti pieni di tenerezza ; le forme perfette degli Dei dell’Olimpo che scendono nelle nostre vite e ci circondano  …  E le antiche stanze improvvisamente si animano di  presenze eterne, che sembrano parlarci : ci dicono  che le più profonde esperienze umane attraversano immutate il  tempo ed i territori, come frecce  capaci di colpirci al cuore.

E gli stessi sentimenti – orgoglio, dolcezza, caparbietà, amore, saggezza  – troviamo a risuonare nei giardini e nei fiori , nella danza delle libellule che ci volano attorno, e che non si rassegnano ancora all’arrivo del primo freddo .   

Io voglio davvero ringraziare dal profondo del cuore tutti gli operatori della Villa  che ci hanno accolto con tanta passione e che soprattutto hanno ridato vita e curano ad un tesoro tanto prezioso, facendolo nuovamente risplendere .

SPLENDIDA NANCY , maggio 2024

Da Como siamo nuovamente partiti per Londra, facendo un itinerario un po’ largo : siamo infatti passati da Bologna (per motivi di famiglia) e da Forlì, per visitare (per la seconda volta) la mostra “Preraffaeliti. Rinascimento moderno” : il Museo Civico San Domenico ha promosso questa bellissima mostra – una delle migliori che io abbia mai visitato – sia per le opere (quasi 400, provenienti dai musei inglesi, americani, irlandesi e da molte collezioni private, con opere che mai si sono viste né si vedranno in futuro) che per approfondimento e chiarezza espositiva, che mi hanno fatto comprendere chiaramente le ragioni del mio innamoramento per questo movimento artistico,  che cerco sempre in ogni nostra peregrinazione inglese.

La soddisfazione ci fa dimenticare la fatica del percorso ; come prima (e rapidissima) tappa di trasferimento approdiamo alla SPLENDIDA Nancy : ci concediamo una STUPENDA passeggiata di 5 ore. Troviamo parcheggio per il nostro camper vicino alla capitaneria di porto, sulla Meurthe : approfittiamo  di uno dei tre circuiti turistici della città ( centro storico, con i suoi monumenti principali ; delle acque, sulle rive della Meurthe ; Liberty, di cui la cittadina è una delle capitali). Oltre a questi, sono disponibili molti percorsi cicloturistici con mappe, depliant, perfette spiegazioni online scaricabili gratuitamente.

Oltre alla enorme ed organizzatissima offerta turistica (arricchita da residenze e musei di assoluto rilievo) che la rendono meravigliosa (non mi viene altro termine) , Nancy ci appare tranquilla e vivibilissima, incontaminata dal turismo di massa : la piazza accoglie alcuni locali che mantengono la loro eleganza e le vie circostanti non sono affollate (né omologate ed imbruttite dai negozi che solitamente soffocano i bellissimi centri storici delle nostre città) . I ritrovi serali dei ragazzi sembrano raccolti in alcuni locali che circondano la cattedrale ed illuminano in modo romantico i vicoli del quartiere medioevale.  Scopriamo anche che a Nancy comprare casa costa meno che nel piccolo comune comasco in cui viviamo.   

Nancy è una cittadina di poco più di 100.000 abitanti , capoluogo del dipartimento della Meurthe e Mosella nella regione Grande Est francese.   La sua storia è relativamente giovane : sembra partire all’epoca merovingia nel X secolo ; diventa poi capitale del ducato di Lorena e dal 1400 inizia un notevole ampliamento e sviluppa una vita culturale senza precedenti.   Nel 1737 Stanislao Leszczynski , re di Polonia e suocero di Luigi XV, riceve in dono il ducato di Lorena, che governa sino alla sua morte  , portandolo al suo massimo sviluppo in pieno illuminismo.  Crea la piazza a lui intitolata, oggi Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO, insieme alle altre due contigue : Place de la Carriere e Place de l’Alliance.

Quando Stanislas arriva a Nancy, trova una città divisa nettamente in due settori : una medioevale ed una rinascimentale, entrambe fortificate. Era impossibile spostarsi dall’una all’altra senza attraversare cancelli e fossati.  Oltre alla costruzione della sua piazza si propone un’enorme progetto di modernizzazione e riqualificazione urbanistica dell’intera città, che è disposto a finanziare in gran parte in prima persona, unendo le forze di famosi architetti ed abili artigiani. Il progetto ha dato inoltre avvio a molti progetti collaterali che hanno coinvolto l’intera città.

Place Stanislas : costruita per arricchire la città con una Place Royale con edifici sontuosi e monumentali rivolti alla statua del re al centro, non delude le aspettative.  Progettata da Emmanuel Herè come un enorme quadrato delimitato dai palazzi di governo, in stile classico-barocco armoniosamente affiancati ,  uniti da sette enormi cancellate dorate ai quattro angoli ed a metà di tre lati ; si propone come naturale continuazione della Place de la Carriere, dalla quale la separa l’Arc de Triomphe.  Dall’alto dei palazzi un tripudio di angeli offerenti meraviglie osservano i visitatori da ogni lato.  Balconate, fontane, statue a profusione, con un’impressione generale di gioia e festa. Gli edifici della piazza oggi accolgono, oltre a numerosi ed eleganti bar e ristoranti, la sede centrale del municipio (Hotel de Ville), oltre ad alcuni privati ; gli appartamenti di Stanisalas (Pavillon Alliot) sono diventati il Grand Hotel de la Reine ; il Pavillon de Fermes (in origine l’ufficio delle tasse), dopo aver ospitato il vescovado , dopo la separazione tra stato e chiesa, accoglie la Lorraine National Opera House ; la vecchia università di medicina è oggi il Museum of Fine Arts ; il Pavillon Jaquet è da sempre sede di negozi ed abitazioni private.

Place de la Carriere : costruita nel XVI secolo e completamente rinnovata da Herè, è una lunga piazza che presenta l’Hotel de Craon,  la Corte di Appello, palazzi residenziali per governatori, mercanti, militati ed ambasciatori,  ed è chiusa in testa dal Musee de Lorrain .  E’ così chiamata per i giochi a cavallo che vi si tenevano prima del 1800.

Place d’Alliance : il suo aspetto intimo, severo e lineare si discosta dallo sfarzo delle due precedenti ; circondata da palazzi residenziali, dove Stanislas si circondò di famiglie e persone a lui gradite.

Saltiamo poi immediatamente all’ ottocento, quando Nancy conosce un nuovo periodo di prosperità culturale ed economica, divenendo la città di residenza dei francesi di Strasburgo e Metz che rifiutano l’annessione delle due città alla Prussia, tra i quali molti intellettuali ed industriali.  Da qui parte il movimento dell’Art Nouveau con la celebre Scuola di Nancy, oggi splendida sede di museo : agli artisti capofila (Emile Gallè, Antonin Daum, Louis Majorelle, Victor Prouvè, Eugene Vallin …) si uniscono schiere di architetti, maestri artigiani (ebanisti, vetrai, fabbri, carpentieri…) che abbelliscono l’intera città.     A Nancy molte case mostrano la firma dell’architetto che le ha progettate, come i quadri e molte opere d’arte : arte che qui diventa bellezza diffusa che ti avvolge e si respira ancora oggi in tutta la città. Nel quartiere attiguo al Parc de Saurupt – quasi ad ogni passo – vorresti suonare il campanello di ogni abitazione, per ammirare la luce colorata delle splendide vetrate, la bellezza di interni che puoi solo immaginare o intravedere dalle finestre.

La scuola di Nancy ha lasciato molti splendidi edifici pubblici ( Camera di Commercio, BNP Paribas, vetrata del Crèdit Lyonnais, Rue des Domenicains, Brasserie l’Excelsior… ) e privati (Casa Majorelle, atelier di Emile Gallè, atelier di Eugene Vallin, Immeuble France –Lanord, Maison Bergeret ….), intere vie e  quartieri.

In sintesi : la splendida Nancy merita una bella vacanza di almeno una settimana.

Noi abbiamo scelto l’itinerario liberty e  proponiamo alcune suggestioni.

Da non dimenticare : passeggiata notturna nelle tre piazze, illuminate dalla magie dei lampioni. 

 

 

E viste le belle suggestioni, recuperiamo il diario e le fotografie della nostra precedente visita a Nancy, nell’aprile 2022, per completare lo sguardo su questo splendore.

Lo spirito del viaggio ci protegge : per interrompere il percorso Gabriele propone di sostare a Nancy (di cui non sapevamo proprio nulla) e dopo rapida consultazione del meraviglioso mondo www, scopriamo che la città è una capitale del liberty francese ed offre numerose attrattive.  Quindi non trovando sosta nell’area camper situata strategicamente in pieno centro, ci dirigiamo al campeggio più vicino, Le brebois , dove arriviamo con la reception oramai chiusa.  L’arrivo di un’altra roulotte e la ricerca di un addetto ci aprono le porte del paradiso : l’area del camping è situata in un bellissimo bosco, con piazzole erbose giganti . L’addetto, gentilissimo, continua a dire che non c’è problema : possiamo metterci dove vogliamo, fare cio’ che vogliamo … e a tutto  penseremo domani.

Dopo una notte riposatissima, risveglio tranquillo, doccia e colazione e partenza motivatissimi per la visita di Nancy : il camping è comodissimo per raggiungere il centro . All’uscita la fermata del bus : i biglietti, molto semplicemente , si acquistano dall’autista che sorride e saluta cordialmente e fa anche due chiacchiere con i turisti.

Ci dirigiamo immediatamente al Musée de l’Ecole de Nancy , aperto nel 1964 ospitato in una bellissima dimora borghese costruita alla fine del 1800 appartenuta a Eugene Corbin, uomo d’affari e grande collezionista .  I pezzi esposti sono giunti da raccolte pubbliche e da donazioni private. 
Le collezioni (quadri, sculture, vetreria, oggettistica, arredi , pavimenti, carte da parati, lampade e lampadari,  di illustri esponenti del movimento artistico liberty : Emile Gallé, Victor Prouvé, Eugene Vallin, Henri Berger, Louis Majorelle, Manifacture Daum …)  sono esposte  a comporre le
sale di  una dimora , che risulta quindi essere stupefacente ed incantevole  .  Ovunque dirigi lo sguardo vedi dettagli poetici : ogni oggetto richiama elementi naturali, fiori, piante acquatiche, alberi, uccelli , le stelle ; le figure rappresentate hanno l’incanto del sole e il movimento del vento ; tutto è morbido, fluido, rotondo… Per un’appassionata di art nouveau come me siamo praticamente in paradiso. Ovviamente nel magnifico giardino troviamo le piante ed i fiori rappresentati all’interno .Un padiglione circolare ospita un acquario affacciato ad un piccolo laghetto con ninfee, lillà, peonie, iris  , anemon
i.

Nel giardino troviamo anche il movimento funerario alla memoria della giovane moglie dello scrittore Jules Rais , quasi un vortice di fumo che si disperde nel cielo. Proseguiamo la nostra passeggiata dirigendoci verso il centro, passeggiando spesso su un tappeto di petali rosa per strade che scorrono su dolci discese e salite, sulle quali  si appoggiano le facciate delle case color miele, in cui ritroviamo frammenti e citazioni liberty che confermano una
delle due anime della città.L’altra anima, quella medioevale, rinascimentale e  settecentesca e testimone senza dubbio alcuno de la grandeur francese , la troviamo nelle tre piazze patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO (la maestosa Place Stanislas  terza più bella piazza di Francia secondo i francesi , enorme piazza quadrata con quattro cancelli di accesso sui lati e quattro fontane negli angoli ed angeli e sguardi fermi che la osservano dall’alto ; la Place de la Carriere, la place de l’Alliance),  nella via Haute Borgeois dove si affacciano le residenze della nobiltà , nelle porte di accesso al centro (Porte Notre Dame e Porte de la Craffe)  e nei vicoli del centro storico.Pranziamo con un impressionante hamburger gourmet da Voyou vicino alla piazza : grondante letteralmente di prodotti del territorio e del locale (pane-carne-formaggio-verdure-salse), consigliato come pasto unico della giornata. Terminiamo il pomeriggio con la visita alla seconda casa museo
liberty : Villa Majorelle.   La famiglia Majorelle gestiva una azienda artigianale artistica  che divenne nota in tutta la Francia nella Exposition Universelle de Paris del 1900 : ebanisteria, vetreria, ceramiche, ferro battuto, decorazione artistica. Louis Majorelle partecipò alla fondazione de l’Ecolé de Nancy rendendo la città una delle capitali dello stile Art Nouveau. La bellissima villa è fresca di completo restauro, che dalla rovina l’ha riportata allo splendore originario.Rientro in camper, tisana, mela e buonanotte.Seguaci della filosofia del “cogliere l’attimo”, sempre più intimamente contagiati dalla frenesia liberty e ispirati dalla seconda giornata di cielo azzurrissimo e sole magnifico , decidiamo di non lasciare Nancy senza vedere alcune altre tappe fondamentali. Cerchiamo la sede centrale del Credit Lyonnaise, dove si può entrare liberamente per ammirare il magnifico salone sormontato da una stupefacente vetrata Art Nouveau (250 metri quadrati, composta da 523 pannelli)
di Jacques Gruber : gli impiegati lavorano immersi in una luce colorata che forse potrebbe distrarli un po’. Completiamo la nostra visita con il Musée des Beaux-Arts, che comprende opere in progressione cronologica dal 1400 ai giorni nostri , con un’ampia bellissima sezione dedicata all’arte di fine ottocento-novecento. 

Una annotazione su Infinity mirror room (Yaoi Kusama) : all’interno della piccola camera è tutto molto buio , e non si vede la stretta pedana su cui stiamo camminando, circondata da acqua che amplifica all’infinito i riflessi degli specchi alle pareti . Ci sembra di galleggiare nell’universo, nello spazio infinito e stellato : un bagno nell’universo . Peccato che stavo davvero per caderci dentro...

E per finire , la infinita collezione Daum : centinaia (forse migliaia) di vasi in vetro art nouveau.

E’ giunta l’ora di tornare a casa : facciamo tappa serale in Svizzera affacciati alle placide acque del Sursee (parcheggio a Sempach) dove arriviamo giusto in tempo per ammirare il tramonto, che è la degna conclusione di questa stupefacente tappa di viaggio, che come molte soste impreviste, ci ha regalato emozioni profonde.