PARTHENOPE di Paolo Sorrentino. STRUGGENTE .

Abbiamo visto Parthenope, per me il più bel film di Paolo Sorrentino.

E’un film che – per la prima volta nei film di Sorrentino –  ha mosso molte emozioni, e mi ha commosso e fatto piangere : struggente. Con dialoghi e musica che ti rapiscono.

Ci accompagna nella vita di Parthenope , una ragazza che ha in sé una potenza quasi mitologica, ben rappresentata dalla incantevole Celeste Dalla Porta : sin dalla sua nascita, nel 1950 e nell’acqua salata del golfo di Napoli, con una carrozza reale che la aspetta … Viene battezzata da Achille Lauro – per cui il padre lavora come contabile –  con l’antico nome della città.

E Parthenope – abbracciata dalla luminosità e dall’incanto del golfo – esce dall’acqua del mare come una Venere, quasi l’incarnazione di un ritratto del Botticelli, con la sua bellezza e la sua tenerezza disarmanti  : diventa una ragazza giovane ed intelligente, che cerca risposte e senso, che “ha sempre la risposta pronta”  …  E mi ha fatto ricordare tutta l’energia potente e sensuale della giovinezza, quando è ancora tutto possibile, quando ci si mette in gioco sempre e comunque, quando non si hanno resistenze ma si desidera cercare e trovare …  E in una vacanza a Capri insieme a Sandrino, suo eterno innamorato, e il fratello Raimondo, passeranno tra feste, inviti dell’ Avvocato che ronza in elicottero, incontri con lo scrittore John Cheever che lei ama, e che trascorre le proprie giornate tra fiumi di alcool.  In realtà Parthenope sa già quello che vuole : rifiuta tutte le proposte indecenti ed infine si concede a Sandrino, suo eterno innamorato.

“Io non so niente, ma mi piace tutto”.

“E’ enorme la vita… ci si perde dappertutto”.

“Lo vedi il futuro laggiu’ Sandrì ? E’ più grande di me e di te …”

E la sua è una ricerca sull’umanità, sulla vita :  che si concretizza anche nel suo percorso universitario, alla facoltà di antropologia, dove incontra l’imperturbabile, ironico ed essenziale professor Marotta (un Silvio Orlando stupefacente) .

“All’università si viene già pisciati e cagati. “

“Agli insegnanti basta essere avanti agli studenti di un solo argomento. Lo sa chi l’ha detto questo ? Billy Wilder, un antropologo”.

Ma per l’intero film – che percorre il fluire della sua esistenza – Parthenope continua a chiedersi  che cosa sia l’antropologia . Ma non è soddisfatta dalla prima risposta accademica : l’antropologia è la scienza che studia l’essere umano, considerato sia come soggetto o individuo, sia come membro di comunità  (“questa è la risposta che lei può permettersi”) . E quindi lo chiede con insistenza al suo professore, che coglie la sua capacità di sentire e la sua intelligenza e stringerà con lei un patto :

“Io non la giudicherò mai e lei non mi giudicherà mai. Le piace questo patto ?”

“Voi giovani volete le risposte, ma non sapete fare le domande. “

Ogni età ha il proprio lato oscuro, che travolge anche Parthenope, quando il suo viaggio di scoperta del piacere è interrotto dal suicidio del fratello Raimondo,  irrisolto, tormentato, amato quasi fino all’incesto, e  che non riesce a trovare compensazione alla  propria fragilità. 

“Raimondo confonde l’irrilevante con l’indicibile.” (Parthenope)

“E’ difficile essere felici nel posto più bello del mondo”. (Raimondo)

Silenzio : nei più belli è mistero, nei brutti è fallimento. “ (John Cheever)

E questo dramma,   l’accusa della madre (“io lo so che è colpa tua”)  e la disperazione inconsolabile del padre ,  cambieranno la sua vita : Parthenope riuscirà solo a trovare relazioni momentanee, rinunciando alla ricerca di un rapporto d’ amore  .   Ma non alla sua ricerca sull’umanità e sul senso del vivere.

E questa ricerca la porta ad attraversare i territori  cupi dell’esistenza  : fallisce il tentativo di imparare a recitare, perché ha “nei tuoi occhi non c’è gioia e questo la macchina da presa lo vede e non lo perdona” ;  la terribile invettiva contro Napoli e i napoletani della famosissima attrice Greta Cool :

Camminate a braccetto con l’orrore e non lo sapeteSiete poveri,  vigliacchi, piagnucolosi, arretrati, rubate e recitate male. E sempre pronti a buttare la croce addosso a qualcun altro, all’invasore di turno, al politico corrotto, al palazzinaro senza scrupoli, ma la disgrazia siete voi, siete un popolo di disgraziati. E vi vantate di esserlo, non ce la farete mai  … cari orrendi napoletani io me ne torno al Nord, dove regna il bel silenzio, dal momento che io non sono più napoletana, da molti anni. Io mi sono salvata, ma voi no. Voi siete morti. “  

il crudele rito di unione – fusione carnale – tra due famiglie mafiose ; il rapporto fugace con un affascinante capo mafioso Criscuolo,  a cui segue una gravidanza che Parthenope sceglie di interrompere ; il viaggio nei bassi di Napoli – che attraversa come una Madonna bellissima –  tra la vera miseria e la devozione per il mafioso che elargisce doni ; l’incontro con il gran vescovo Tesorone (“farabutto” – la allerta il buon professore- di cui però Parthenope apprezza la “sfacciataggine”) alla ricerca dei segreti del miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro, che introduce Parthenope alla dimensione della sacralità, che nulla sembra avere a che fare con il barocco della chiesa e l’opulenza del tesoro, ma sembra essere custodita solo nel suo piacere. 

Il Cattolicesimo : la libertà non passa per le porte.”  “ E per dove passa ?”  “ Non passa .” (Tesorone e Parthenope)

E mano a mano che gli anni passano, che le esperienze disvelano la realtà, si sgretolano anche tutte le illusioni giovanili.

Gli amori giovanili non servono a niente.” “ Sono serviti a darci l’illusione della spensieratezza.” “ E che ho detto io ? Non sono serviti a niente.” (nell’ultimo incontro tra Sandrino e Parthenope)

“Lo senti l’odore degli amori morti ?”  (John Cheever)

La certezza della realtà ci fa sbiadire”.

La verità è indicibile” . 

“E comunque Dio non ama il mare. Dio non ama il mare, ricordatevelo. Arrivederci. ” (Tesorone)

Fino all’ultimo incontro con il professor Marotta – che le disvela il proprio segreto in un atto di commovente fiducia – e che la accompagna in questo percorso di presa di coscienza, come un padre saggio : a Parthenope, che sa vedere, vorrebbe lasciare la sua cattedra. Lui continuerà ad accompagnare il figlio malato (un gigante dal volto lunare, fatto di acqua e sale, come il mare) .   E finalmente  le disvelerà il significato dell’antropologia, dell’essere umani nel mondo : ora che si è spogliata di emozioni, desideri e pensieri superflui, potrà comprenderlo :

L’Antropologia è vedere. E’ difficilissimo vedere, perché è l’ultima cosa che si impara, quando comincia a mancare tutto il resto “. (professor Marotta)

E in queste poche parole si condensa il senso del film : la struggente consapevolezza del tempo passato, delle cose perdute , dell’età più dolce . Che solo quando sono perdute, passate, finite sembrano diventare così  chiare.   La percezione malinconica e la commovente consapevolezza di quanto è diventato lontano, passato nel tempo del ricordo : e proprio per questo non potrà più tornare.

E dopo aver visto il film mi raggiungono altre suggestioni, come succede quando incontri qualcosa che ti entra nella mente e nell’anima .

  • Ascoltando il professor Vecchioni da Gramellini, apprendo che PARTHENOS OPSIS in greco antico significa: OCCHI DI RAGAZZA : nella mitologia greca Parthenos – insieme a Ligea e Leucosia – sono le tre ancelle di Persefone , figlia di Demetra (divinità legata alle stagioni) .   Quando Ade (dio delle ombre e dei morti) rapisce Persefone, portandola nel mondo degli inferi, Demetra si arrabbia con le tre ancelle che non hanno ben custodito e protetto la figlia, e per punirle le trasforma in tre sirene (uccelli con la testa di donne) scagliandole a Vibo Valentia  .    Le sirene (SVAR e SYAR, etimologia incerta) rappresentano origine del canto celeste e luminoso, ammaliante.
  • Mi trovo anche a riflettere sulle analogie tra il senso del film (si impara a vedere quando manca tutto il resto) e la vita di Vivian Maier, la fotografa che ha trascorso la propria vita facendo la tata.  Tutta la sua monumentale opera fotografica – venduta all’asta per insolvenza nei pagamenti dei locali in cui aveva depositato i propri scatoloni – è stata scoperta casualmente e fortunatamente raccolta solo dopo la sua morte.    Questa vicinanza mi è stata suggerita dal fatto che uno dei caratteri distintivi delle sue fotografie, è la capacità di rappresentare l’umanità delle persone, di cogliere gli affetti nascosti dentro piccoli gesti, di cogliere la personalità e gli stati d’animo delle persone ritratte.  Tanto che sembrano guardarci dritto negli occhi e non possiamo non ricambiare questo sguardo ed interrogarci su quanto ci muove dentro. E Vivian Maier era una persona che – per le tragiche vicissitudini della propria una storia – si è sempre difesa da emozioni e relazioni, terreni vissuti come pericolosi .   E la fotografia ha rappresentato l’unico mezzo per mettersi in relazione con gli altri e per esprimere liberamente la propria esistenza.

Per chi volesse approfondire consiglio la mostra in corso a Villa Reale a Monza e la lettura del libro di Ann Marks “Vita di Vivian Maier. La storia sconosciuta di una donna libera”.

VILLA CARLOTTA : LA MERAVIGLIA E LA POESIA

Dopo molti anni – circa 30 – abbiamo nuovamente visitato Villa Carlotta, rimanendo incantati dal suo splendore, riportato alla luce dagli importanti lavori di valorizzazione e recupero effettuati e tuttora in corso, che hanno annientato il nostro vecchissimo ricordo di stanze grigie e quasi vuote, circondate da cascate di fiori.       Tremezzo come al solito ci accoglie con la straordinaria bellezza del suo paesaggio : le antiche eleganti dimore di villeggiatura , lo sguardo che si allunga sino ad accarezzare le dolci curve di Bellagio. 

Il 28 settembre -in una spettacolare  giornata di sole , una di quelle occasioni che un fato generoso ti regala-  abbiamo partecipato ad una  bellissima visita guidata dal conservatore della Villa, Alberto Corvi, che ci ha incantato, emozionato ed anche commosso con il suo coinvolgente racconto e la sua premurosa attenzione.  Abbiamo qui conosciuto le vicende di Giovanni Battista Sommariva, il politico e mecenate che ha dato vita ad una monumentale raccolta di beni artistici che oggi purtroppo rimane solo in parte.  E dopo una veloce sosta presso il bel ristoro, abbiamo anche partecipato alla visita dei giardini, guidati da Gianluca Selva, capogiardiniere e soprattutto cintura nera di giardinaggio in arrampicata. Ci sono stati svelati alcuni segreti delle piante secolari , esotiche , curiose , delle enormi serre (dove vendono riparate in inverno gran parte delle piante, che incredibilmente sono in vaso), del recupero dell’uliveto secolare, della pesciera … 

Abbiamo anche visitato la bella mostra di Luisa Albertini, vivace artista comasca che ci ha divertito con le sue opere colorate e popolate dalle figure meravigliate che abitavano le sue stanze e lei chiamava per nome.

E così, una visita sola non è stata sufficiente : oggi abbiamo voluto portare – e porteremo ancora nelle prossime settimane – i nostri amici ad ammirare tanta bellezza. I baci appassionati, gli abbracci dolcissimi, gli sguardi languidi, orgogliosi o frementi che affollano le stanze antiche ; le lacrime del rimpianto scolpite nel marmo ; una statua che sembra animarsi e travolge il suo creatore, l’attonito Canova che non riuscirà più a separarsene ; l’azione scolpita e fermata per l’eternità  in semplici e sapienti gesti pieni di tenerezza ; le forme perfette degli Dei dell’Olimpo che scendono nelle nostre vite e ci circondano  …  E le antiche stanze improvvisamente si animano di  presenze eterne, che sembrano parlarci : ci dicono  che le più profonde esperienze umane attraversano immutate il  tempo ed i territori, come frecce  capaci di colpirci al cuore.

E gli stessi sentimenti – orgoglio, dolcezza, caparbietà, amore, saggezza  – troviamo a risuonare nei giardini e nei fiori , nella danza delle libellule che ci volano attorno, e che non si rassegnano ancora all’arrivo del primo freddo .   

Io voglio davvero ringraziare dal profondo del cuore tutti gli operatori della Villa  che ci hanno accolto con tanta passione e che soprattutto hanno ridato vita e curano ad un tesoro tanto prezioso, facendolo nuovamente risplendere .

SPLENDIDA NANCY , maggio 2024

Da Como siamo nuovamente partiti per Londra, facendo un itinerario un po’ largo : siamo infatti passati da Bologna (per motivi di famiglia) e da Forlì, per visitare (per la seconda volta) la mostra “Preraffaeliti. Rinascimento moderno” : il Museo Civico San Domenico ha promosso questa bellissima mostra – una delle migliori che io abbia mai visitato – sia per le opere (quasi 400, provenienti dai musei inglesi, americani, irlandesi e da molte collezioni private, con opere che mai si sono viste né si vedranno in futuro) che per approfondimento e chiarezza espositiva, che mi hanno fatto comprendere chiaramente le ragioni del mio innamoramento per questo movimento artistico,  che cerco sempre in ogni nostra peregrinazione inglese.

La soddisfazione ci fa dimenticare la fatica del percorso ; come prima (e rapidissima) tappa di trasferimento approdiamo alla SPLENDIDA Nancy : ci concediamo una STUPENDA passeggiata di 5 ore. Troviamo parcheggio per il nostro camper vicino alla capitaneria di porto, sulla Meurthe : approfittiamo  di uno dei tre circuiti turistici della città ( centro storico, con i suoi monumenti principali ; delle acque, sulle rive della Meurthe ; Liberty, di cui la cittadina è una delle capitali). Oltre a questi, sono disponibili molti percorsi cicloturistici con mappe, depliant, perfette spiegazioni online scaricabili gratuitamente.

Oltre alla enorme ed organizzatissima offerta turistica (arricchita da residenze e musei di assoluto rilievo) che la rendono meravigliosa (non mi viene altro termine) , Nancy ci appare tranquilla e vivibilissima, incontaminata dal turismo di massa : la piazza accoglie alcuni locali che mantengono la loro eleganza e le vie circostanti non sono affollate (né omologate ed imbruttite dai negozi che solitamente soffocano i bellissimi centri storici delle nostre città) . I ritrovi serali dei ragazzi sembrano raccolti in alcuni locali che circondano la cattedrale ed illuminano in modo romantico i vicoli del quartiere medioevale.  Scopriamo anche che a Nancy comprare casa costa meno che nel piccolo comune comasco in cui viviamo.   

Nancy è una cittadina di poco più di 100.000 abitanti , capoluogo del dipartimento della Meurthe e Mosella nella regione Grande Est francese.   La sua storia è relativamente giovane : sembra partire all’epoca merovingia nel X secolo ; diventa poi capitale del ducato di Lorena e dal 1400 inizia un notevole ampliamento e sviluppa una vita culturale senza precedenti.   Nel 1737 Stanislao Leszczynski , re di Polonia e suocero di Luigi XV, riceve in dono il ducato di Lorena, che governa sino alla sua morte  , portandolo al suo massimo sviluppo in pieno illuminismo.  Crea la piazza a lui intitolata, oggi Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO, insieme alle altre due contigue : Place de la Carriere e Place de l’Alliance.

Quando Stanislas arriva a Nancy, trova una città divisa nettamente in due settori : una medioevale ed una rinascimentale, entrambe fortificate. Era impossibile spostarsi dall’una all’altra senza attraversare cancelli e fossati.  Oltre alla costruzione della sua piazza si propone un’enorme progetto di modernizzazione e riqualificazione urbanistica dell’intera città, che è disposto a finanziare in gran parte in prima persona, unendo le forze di famosi architetti ed abili artigiani. Il progetto ha dato inoltre avvio a molti progetti collaterali che hanno coinvolto l’intera città.

Place Stanislas : costruita per arricchire la città con una Place Royale con edifici sontuosi e monumentali rivolti alla statua del re al centro, non delude le aspettative.  Progettata da Emmanuel Herè come un enorme quadrato delimitato dai palazzi di governo, in stile classico-barocco armoniosamente affiancati ,  uniti da sette enormi cancellate dorate ai quattro angoli ed a metà di tre lati ; si propone come naturale continuazione della Place de la Carriere, dalla quale la separa l’Arc de Triomphe.  Dall’alto dei palazzi un tripudio di angeli offerenti meraviglie osservano i visitatori da ogni lato.  Balconate, fontane, statue a profusione, con un’impressione generale di gioia e festa. Gli edifici della piazza oggi accolgono, oltre a numerosi ed eleganti bar e ristoranti, la sede centrale del municipio (Hotel de Ville), oltre ad alcuni privati ; gli appartamenti di Stanisalas (Pavillon Alliot) sono diventati il Grand Hotel de la Reine ; il Pavillon de Fermes (in origine l’ufficio delle tasse), dopo aver ospitato il vescovado , dopo la separazione tra stato e chiesa, accoglie la Lorraine National Opera House ; la vecchia università di medicina è oggi il Museum of Fine Arts ; il Pavillon Jaquet è da sempre sede di negozi ed abitazioni private.

Place de la Carriere : costruita nel XVI secolo e completamente rinnovata da Herè, è una lunga piazza che presenta l’Hotel de Craon,  la Corte di Appello, palazzi residenziali per governatori, mercanti, militati ed ambasciatori,  ed è chiusa in testa dal Musee de Lorrain .  E’ così chiamata per i giochi a cavallo che vi si tenevano prima del 1800.

Place d’Alliance : il suo aspetto intimo, severo e lineare si discosta dallo sfarzo delle due precedenti ; circondata da palazzi residenziali, dove Stanislas si circondò di famiglie e persone a lui gradite.

Saltiamo poi immediatamente all’ ottocento, quando Nancy conosce un nuovo periodo di prosperità culturale ed economica, divenendo la città di residenza dei francesi di Strasburgo e Metz che rifiutano l’annessione delle due città alla Prussia, tra i quali molti intellettuali ed industriali.  Da qui parte il movimento dell’Art Nouveau con la celebre Scuola di Nancy, oggi splendida sede di museo : agli artisti capofila (Emile Gallè, Antonin Daum, Louis Majorelle, Victor Prouvè, Eugene Vallin …) si uniscono schiere di architetti, maestri artigiani (ebanisti, vetrai, fabbri, carpentieri…) che abbelliscono l’intera città.     A Nancy molte case mostrano la firma dell’architetto che le ha progettate, come i quadri e molte opere d’arte : arte che qui diventa bellezza diffusa che ti avvolge e si respira ancora oggi in tutta la città. Nel quartiere attiguo al Parc de Saurupt – quasi ad ogni passo – vorresti suonare il campanello di ogni abitazione, per ammirare la luce colorata delle splendide vetrate, la bellezza di interni che puoi solo immaginare o intravedere dalle finestre.

La scuola di Nancy ha lasciato molti splendidi edifici pubblici ( Camera di Commercio, BNP Paribas, vetrata del Crèdit Lyonnais, Rue des Domenicains, Brasserie l’Excelsior… ) e privati (Casa Majorelle, atelier di Emile Gallè, atelier di Eugene Vallin, Immeuble France –Lanord, Maison Bergeret ….), intere vie e  quartieri.

In sintesi : la splendida Nancy merita una bella vacanza di almeno una settimana.

Noi abbiamo scelto l’itinerario liberty e  proponiamo alcune suggestioni.

Da non dimenticare : passeggiata notturna nelle tre piazze, illuminate dalla magie dei lampioni. 

 

 

E viste le belle suggestioni, recuperiamo il diario e le fotografie della nostra precedente visita a Nancy, nell’aprile 2022, per completare lo sguardo su questo splendore.

Lo spirito del viaggio ci protegge : per interrompere il percorso Gabriele propone di sostare a Nancy (di cui non sapevamo proprio nulla) e dopo rapida consultazione del meraviglioso mondo www, scopriamo che la città è una capitale del liberty francese ed offre numerose attrattive.  Quindi non trovando sosta nell’area camper situata strategicamente in pieno centro, ci dirigiamo al campeggio più vicino, Le brebois , dove arriviamo con la reception oramai chiusa.  L’arrivo di un’altra roulotte e la ricerca di un addetto ci aprono le porte del paradiso : l’area del camping è situata in un bellissimo bosco, con piazzole erbose giganti . L’addetto, gentilissimo, continua a dire che non c’è problema : possiamo metterci dove vogliamo, fare cio’ che vogliamo … e a tutto  penseremo domani.

Dopo una notte riposatissima, risveglio tranquillo, doccia e colazione e partenza motivatissimi per la visita di Nancy : il camping è comodissimo per raggiungere il centro . All’uscita la fermata del bus : i biglietti, molto semplicemente , si acquistano dall’autista che sorride e saluta cordialmente e fa anche due chiacchiere con i turisti.

Ci dirigiamo immediatamente al Musée de l’Ecole de Nancy , aperto nel 1964 ospitato in una bellissima dimora borghese costruita alla fine del 1800 appartenuta a Eugene Corbin, uomo d’affari e grande collezionista .  I pezzi esposti sono giunti da raccolte pubbliche e da donazioni private. 
Le collezioni (quadri, sculture, vetreria, oggettistica, arredi , pavimenti, carte da parati, lampade e lampadari,  di illustri esponenti del movimento artistico liberty : Emile Gallé, Victor Prouvé, Eugene Vallin, Henri Berger, Louis Majorelle, Manifacture Daum …)  sono esposte  a comporre le
sale di  una dimora , che risulta quindi essere stupefacente ed incantevole  .  Ovunque dirigi lo sguardo vedi dettagli poetici : ogni oggetto richiama elementi naturali, fiori, piante acquatiche, alberi, uccelli , le stelle ; le figure rappresentate hanno l’incanto del sole e il movimento del vento ; tutto è morbido, fluido, rotondo… Per un’appassionata di art nouveau come me siamo praticamente in paradiso. Ovviamente nel magnifico giardino troviamo le piante ed i fiori rappresentati all’interno .Un padiglione circolare ospita un acquario affacciato ad un piccolo laghetto con ninfee, lillà, peonie, iris  , anemon
i.

Nel giardino troviamo anche il movimento funerario alla memoria della giovane moglie dello scrittore Jules Rais , quasi un vortice di fumo che si disperde nel cielo. Proseguiamo la nostra passeggiata dirigendoci verso il centro, passeggiando spesso su un tappeto di petali rosa per strade che scorrono su dolci discese e salite, sulle quali  si appoggiano le facciate delle case color miele, in cui ritroviamo frammenti e citazioni liberty che confermano una
delle due anime della città.L’altra anima, quella medioevale, rinascimentale e  settecentesca e testimone senza dubbio alcuno de la grandeur francese , la troviamo nelle tre piazze patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO (la maestosa Place Stanislas  terza più bella piazza di Francia secondo i francesi , enorme piazza quadrata con quattro cancelli di accesso sui lati e quattro fontane negli angoli ed angeli e sguardi fermi che la osservano dall’alto ; la Place de la Carriere, la place de l’Alliance),  nella via Haute Borgeois dove si affacciano le residenze della nobiltà , nelle porte di accesso al centro (Porte Notre Dame e Porte de la Craffe)  e nei vicoli del centro storico.Pranziamo con un impressionante hamburger gourmet da Voyou vicino alla piazza : grondante letteralmente di prodotti del territorio e del locale (pane-carne-formaggio-verdure-salse), consigliato come pasto unico della giornata. Terminiamo il pomeriggio con la visita alla seconda casa museo
liberty : Villa Majorelle.   La famiglia Majorelle gestiva una azienda artigianale artistica  che divenne nota in tutta la Francia nella Exposition Universelle de Paris del 1900 : ebanisteria, vetreria, ceramiche, ferro battuto, decorazione artistica. Louis Majorelle partecipò alla fondazione de l’Ecolé de Nancy rendendo la città una delle capitali dello stile Art Nouveau. La bellissima villa è fresca di completo restauro, che dalla rovina l’ha riportata allo splendore originario.Rientro in camper, tisana, mela e buonanotte.Seguaci della filosofia del “cogliere l’attimo”, sempre più intimamente contagiati dalla frenesia liberty e ispirati dalla seconda giornata di cielo azzurrissimo e sole magnifico , decidiamo di non lasciare Nancy senza vedere alcune altre tappe fondamentali. Cerchiamo la sede centrale del Credit Lyonnaise, dove si può entrare liberamente per ammirare il magnifico salone sormontato da una stupefacente vetrata Art Nouveau (250 metri quadrati, composta da 523 pannelli)
di Jacques Gruber : gli impiegati lavorano immersi in una luce colorata che forse potrebbe distrarli un po’. Completiamo la nostra visita con il Musée des Beaux-Arts, che comprende opere in progressione cronologica dal 1400 ai giorni nostri , con un’ampia bellissima sezione dedicata all’arte di fine ottocento-novecento. 

Una annotazione su Infinity mirror room (Yaoi Kusama) : all’interno della piccola camera è tutto molto buio , e non si vede la stretta pedana su cui stiamo camminando, circondata da acqua che amplifica all’infinito i riflessi degli specchi alle pareti . Ci sembra di galleggiare nell’universo, nello spazio infinito e stellato : un bagno nell’universo . Peccato che stavo davvero per caderci dentro...

E per finire , la infinita collezione Daum : centinaia (forse migliaia) di vasi in vetro art nouveau.

E’ giunta l’ora di tornare a casa : facciamo tappa serale in Svizzera affacciati alle placide acque del Sursee (parcheggio a Sempach) dove arriviamo giusto in tempo per ammirare il tramonto, che è la degna conclusione di questa stupefacente tappa di viaggio, che come molte soste impreviste, ci ha regalato emozioni profonde.