ENNIO , di Giuseppe Tornatore , 2021

Abbiamo visto questo film documentario, spinti da critiche entusiastiche e dalla conoscenza/amore per il lavoro di Ennio Morricone e di Giuseppe Tornatore.   Nessun abitante del pianeta terra può ignorare Ennio Morricone, che è entrato nella vita di ognuno di noi : e lo svolgersi della sua storia raccontata dal film ci ricorda (o ci informa) di come abbia scritto, arrangiato, inventato, creato la colonna sonora degli ultimi 6 decenni : canzoni, film, opere…  dall’esordio con Sergio Leone al Premio Oscar per The Hateful Eight di Quentin Tarantino .

Il racconto di Ennio uomo e compositore che sono una sola entità (titolo azzeccatissimo) si sviluppa attraverso l’impressionante susseguirsi delle sue musiche, che hanno riempito di emozioni anche lo svolgersi della nostra vita, e in questo racconto sgorgano libere da argini, ingrossandosi come un fiume in piena : insieme alla  intervista ad Ennio, alla testimonianza di amici, colleghi, professori, a filmati d’epoca, alle immagini più famose di tanti film …

dalla storia degli affetti famigliari, alla formazione in bilico tra casualità (il padre individua per lui il suo stesso mestiere, quello di trombettista) e fortissime aspirazioni ;

agli anni di studio e lavoro insieme al padre, in orchestre che suonavano nei locali anche senza paga, alla ricerca del pasto ;

alla frustrazione dei primi anni di lavoro, nel corso dei quali nonostante salvi la RCA con una sola canzone , come in uno strano gioco del destino, nonostante arrangi  tutte le più belle canzoni cantautorali , vive una condizione di profonda umiliazione personale nel giudizio inflessibile e crudele del proprio professore, che lo esclude dall’empireo della musica (colta)  ;

alle (apparentemente) semplicissime intuizioni sonore che rendono una melodia riconoscibile dopo le prime tre battute, strabiliano e condizionano e ammutoliscono registi già famosissimi (Sergio Leone arriverà a scrivere le sceneggiature dei suoi film solo ascoltando la colonna sonora che l’amico Ennio compone prima, la imporrà agli attori anche durante le riprese, ed impedirà all’amico di scrivere per Kubrick la colonna sonora di Arancia Meccanica) ;

al mondo dei suoni, in cui tutto – oggetti, rumori, versi, animali , acqua, aria – tutto diventa musica  ;

alla capacità di intuire la Musica e la Voce – prima ancora dei registi e con una minima traccia di trama, o degli autori di un brano da arrangiare o da comporre ;

alla sempre presente aspirazione alla creazione di musica che vuole sempre perfetta, e raramente riesce a soddisfare la propria necessità creativa,  condannandolo ad una perenne insoddisfazione ;

alla musica come linguaggio, che – come le parole escono dai pensieri e dalla bocca – appare e si manifesta spontaneamente e prepotentemente, incontenibile, come un vero e proprio linguaggio delle emozioni – spesso confuse e sovrapposte , in tracce multiple ed anarchiche – ma che deve poi essere plasmata e domata da una volontà mai soddisfatta ;

al carattere di Ennio che si delinea attraverso le esperienze raccontate, mite, pudico, tenerissimo e allo stesso tempo tenace, testardo, metodico fino all’ossessione, capace di radicali dissensi, di orgoglio invincibile , di profondissima comprensione umana;

allo sconfinato amore per/della la moglie, che lo salva prima di tutto dalla crudeltà del proprio giudizio  su se stesso, e che arriverà ad essere deputata ad esprimere il primo e definitivo giudizio sulle sue creazioni, quasi come una protesi psicologica;

al faticoso riconoscimento del valore della sua opera, del quale ha sempre dolorosamente dubitato, e che arriva solo nel 2007 con il primo Oscar , alla carriera,  e con le scuse dei colleghi della musica colta, rendendo finalmente possibile il felice periodo creativo degli ultimi 10 anni di vita durante i quali ha si è liberato dal vissuto profondo di umiliazione che lo ha sempre accompagnato, ma che continua a commuoverlo fino alle lacrime.

Ed alla fine del film mi sembra proprio di conoscerlo Ennio… come un vero amico, e mi sembra addirittura che lui mi abbia conosciuto, tanta è la verità e la profondità  delle emozioni che la sua musica è capace di raccontare, tanto la sua musica è capace di raccontare anche la mia storia .   Si piange di gioia, senza un perché, si sorride, si ride,  continuamente sorpresi e meravigliati da tanta potente bellezza.  

E mi torna anche in mente la semplicità, la delicatezza e la potenza della lettera con la quale Ennio Morricone ci ha salutati : in cui troviamo ancora una volta il suo genio che continua a farci compagnia.

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