Viaggio a Londra in camper in era Brexit/Covid capitolo 2

Mercoledì 6 ottobre

Giornata campale che inizia molto presto per noi  : ci dirigiamo verso lo studio dentistico dove la Jessica deve togliere 2 denti e posizionare i due provvisori .   Anche i dentisti a Londra vanno di corsa : a noi sembra un po’ troppo, e non solo perché oramai la velocità è sparita dalla nostra vita per lasciare finalmente spazio al gustare le esperienze anche banali della vita  .   Arriviamo con largo anticipo e facciamo colazione in un bel bar gestito da due fratelli albanesi, minimal ma molto accoglienti : tempo la colazione abbiamo già socializzato e ci siamo comunicati i fondamentali di questo momento della nostra esistenza, favoriti anche dal fatto che uno dei due parla italiano per un periodo trascorso a Prato in Toscana  .     Anche dopo la colazione manteniamo il nostro anticipo : cerchiamo una panchina al sole , per scaldarci un po’ dal vento gelido che soffia lungo la via, guardando i cagnolini nobili passeggiare con i proprietari ricchi della zona : in questo quartiere abbondano i volpini – di tutti i colori – che si incontrano al parchetto nella passeggiata del mattino. L’estate sta finendo  … pensiamo bene imbacuccati con felpa, cappuccio e giacca a vento … e anche i guanti non guasterebbero proprio.  Arriva la Jessica elegantissima nel suo completino nero, che ha già indossato pensando alla sera in teatro , subito dopo il lavoro.   Dopo breve attesa la Jessica entra e stoicamente affronta due estrazioni da sola ( io non riesco ad entrare perché è inutile complicare la situazione con uno svenimento ) ; dopo un’ora e mezza denti tolti e rimpiazzati e dobbiamo correre al lavoro . Conosciamo le colleghe (Giorgia la responsabile dello store, palermitana non pentita del trasferimento a Londra , e Letizia, ancora con la maglia rossa degli apprendisti) e Jessi inizia il suo turno alla velocità della luce . Noi propendiamo per un pranzetto acquistato da Waitrose (insalatina pronta, sushi, sandwich, cocco, ananas, minibanana ) , proprio all’altro lato della strada che consumiamo al Caffe’ Nero (siamo raccomandati) e dividiamo con Jessica ed anche con le colleghe.   Poi io e Gabriele andiamo a fare due passi a piedi, per riprendere confidenza con il mood londinese; verso le 17 torniamo al Caffè Nero di Jessi che sta continuando a lavorare ora solo con Letizia.  Aspettiamo la chiusura e ci incamminiamo – oramai zoppicando – verso il campeggio per tranquilla cena serale ; Jessica sfreccia in metropolitana diretta verso il teatro per vedere un balletto.

A noi sembra tutto un film accellerato : tutto di corsa e senza respiro. Ma noi abbiamo 60 anni, non 25 …    Siamo contenti della piccola vacanza che Jessica è riuscita faticosamente a ritagliarsi tra lavoro, riposi e ferie dedicati alle prove ed alle rappresentazioni :   i giorni che ci aspettano e che potremo trascorrere insieme  ci appaiono come un regalo enorme :  avremo il tempo per coccolare un po’ la nostra Jessichina che potrà godere di una piccola pausa di recupero e di riposo,  e un momento di vicinanza e respiro, lontano da questa frenesia.    Cerco di ripensare ai tempi dei miei 25 anni ed effettivamente ricordo bene  il desiderio di fare tante esperienze, la fame ingorda di vita,  l’impulso che ti fa pensare che c’è tempo per tutto ; in una dimensione in cui il riposo era l’ultimo dei miei pensieri, in cui mi appoggiavo ad un letto e dormivo il sonno giovane e profondo che oramai ho dimenticato ….    Noi dalla prospettiva dei nostri 60 anni – che ci ha oramai e fin troppo bene insegnato i limiti, la necessità della scelta – ed anche da quella della distanza fisica che ci ha diviso per tanti (forse troppi) mesi, abbiamo il desiderio di trovare uno spazio in cui sia possibile parlare, capire come vanno i percorsi di studio e di vita, i rapporti, come si evolvono aspettative,  desideri, delusioni, aggiustamenti di rotta .  E forse le nostre due prospettive di vita , proiettata in avanti ed in espansione di Jessica, riflessiva e prudente da parte mia e di Gabriele, condizionata dal desiderio di evitare eccessivo investimento e delusioni , rischiano di entrare in collisione  … La prospettiva della Jessica ci dice : si può “vivere”  senza correre il rischio di rimanere  delusi ?

Giovedì 7 ottobre

Jessica alla fine deve lavorare fino alle 12 , perché il servizio è scoperto : ci mettiamo d’accordo che porterà il borsone per la vacanza al lavoro e prenderà un UBER per venire al campeggio (noi non possiamo andarla a prendere perché Victoria è al confine della zona ULEZ (Ultra Low Emission Zone) (costo di accesso 100 sterline al giorno  oppure 160 sterline di multa, non virtuale ma garantita dalle telecamere) . Noi facciamo tutte le operazioni di carico e scarico in modo da viaggiare  pronti ed agili; dopo aver registrato i nostri test nel sito del laboratorio, facciamo gli agognati tamponi del giorno due – che avremmo potuto somministrare al cane senza alcun problema – e ci rechiamo alla più vicina cassetta della priority mail per imbucare – perplessi –  i nostri due pacchetti, perfettamente confezionati, con fiumi di codici a barre registrati ed etichette per il materiale biologico potenzialmente pericoloso. Quindi a questo punto ogni formalità è risolta e siamo liberi .

A mezzogiorno siamo appena fuori dal camping impazienti, ad aspettare la nostra Jessi con pranzo veloce pronto in tavola … ma ci scrive che arriverà in treno alla stazione di  Penge West : “mi venite a prendere ?” …   Certo : speriamo con tutte le nostre forze che ci sia un parcheggio  agibile per il nostro voluminoso Biagio 2.0, mettiamo in sicurezza il pranzo e sfrecciamo verso la stazione munita di un discreto parcheggio non panoramico ma agibile, dove riorganizziamo il pranzo-spuntino. 

Con le mele essicate (morbide) – subito prima del caffè – salta uno dei denti provvisori … Jessica chiama il dentista, gli lascia un messaggio e decidiamo di partire : al rientro prenderà appuntamento (nel corso del pomeriggio avremo anche la benedizione via messaggio del dentista) . Mentre ci trasferiamo alla nostra prima tappa Jessica si mette a letto e dorme, incurante degli scossoni e delle curve .   Abbiamo deciso di andare sul mare a sud di Londra e magari di fare un giro alla mitica Isola di Wight .    Gabriele ha trovato un campeggio in riva al mare a Pevensey Bay , tra Eastbourne ed Hastings per la prima tappa dove speriamo di trovare un buon ristorante di pesce : Norman Bay. 

Il primo trasferimento è molto turbolento : poca autostrada,  strade molto strette e tortuose ci portano fino al mare .  Il campeggio è quasi vuoto… ma un campeggiatore socievole (che in tempi remoti è stato nell’ostello di Villa Olmo)  ci assegna “l’ultima piazzola disponibile”.  Quando chiediamo di un ristorante di pesce ci guarda basito, come se lo avessimo interrogato sulle funzioni algebriche di quarto grado  : i due termini sono sconosciuti … Forse ad Eastbourne – a tre quattro km.  –  dove c’è il porto (!!!!) , anche se mangiare il pesce al mare sembra la cosa più strana. Decidiamo di fare l’unica cosa possibile : una passeggiata sulla duna sassosa che si affaccia sul canale della Manica che ha un bel color  marroncino.  Anche il cielo alterna qualche sprazzo azzurro a più larghi nuvoloni scuri .   Sulla duna sono allineate in lunga fila casette accarezzate dalla brezza marina : da veri e propri ruderi a casette con ampie vetrate affacciate sul largo orizzonte del mare che va dalle albe  ai tramonti .   I giardini affacciati sul mare sono curati nei modi più disparati : troviamo anche una tavola protetta da una bolla di plastica trasparente dove si può cenare protetti dalla tormenta e dalla pioggia…  Un paese per pensionati e famiglie con figli al mare : tranquillità totale e zero vita sociale.  Qualche signora ci saluta sorridente.  In spiaggia è consentita la raccolta di fossili,  solo  per uso personale e non commerciale : viene anche consigliato di recarsi presso i musei locali per la completa  identificazione dei reperti.  La passeggiata sui sassi è comunque faticosa e la baia sembra non finire mai…  

Decidiamo di tornare in camper e di inaugurare il nostro fornetto : spaghetti aglio-olio-peperoncino , seguite da gelatino acquistato nell’unico negozietto gestito da un gentilissimo  indio-siciliano, che si è trasferito qui da 20 anni, dopo un primo trasferimento dall’India a Palermo.   La Jessica ci parla di alcuni progetti . Risveglio notturno per il dolore ai denti, nonostante le tre dosi giornaliere di brufen.

Venerdì 8 ottobre

Attraversiamo Eastburne che vanta uno dei più bei Pier del sud-est , che Jessica ha già visitato con la sua amica Ida ; non ci fermiamo (l’aspetto generale, gradevole, appare sempre un po’ per “pensionati”) e – desiderosi di spazi liberi – ci dirigiamo a Beachy Head : vertiginosa scogliera bianca in caduta libera da 150 m. di altezza. Sin dal parcheggio vediamo ripetutamente il recapito telefonico dei Samaritans,  un numero amico con sostegno attivo 24 ore su 24 : Beachy Head è uno dei punti preferiti dai suicidi d’Inghilterra ….  Il luogo è evocativo :  compare nel film Quadrohenia  di Franc Roddam (1979) e nel video musicale “Close to me” del gruppo The Cure (i componenti della band sono chiusi in un armadio-guardaroba che precipita dall’alto della scogliera giù verso il mare e si riempie progressivamente d’acqua : finito sul fondo ed aperta la porta la band si trova in un ambiente sottomarino con polipi giganti , pesci finti e stelle marine ; io e Gabriele ce lo ricordiamo ….).   Oltre ad essere un luogo incantevole : la passeggiata lungo il promontorio calcareo  che si spinge un po’ nel mare ti regala l’impressione di volare sul largo orizzonte del mare che sembra seguire la curva terrestre.  Il panorama è stupendo : dall’altro lato si stendono colline dolcemente declinanti, con coltivazioni e greggi libere . L’inclinazione degli alberi suggerisce la presenza di venti forti che soffiano dal mare, anche se oggi siamo accarezzati solo da una dolce brezza .  Avvistiamo ai piedi della scogliera il faro di Beachy Head e in lontananza quello di Belle Tout ora fuori servizio.  

Durante la nostra passeggiata alcuni deltaplani ci volteggiano sulla testa , facendo ampi giri nel cielo verso Eastbourne, per poi planare nuovamente con dolcezza sulla scogliera.   La Nina apprezza le ampie e soffici colline accarezzate dal vento e segue tracce invisibili …   

Il gesso bianchissimo della scogliera si è formato tra i 95 e i 65 milioni di anni fa, quando era bagnato da un caldo mare subtropicale ; il deposito delle conchiglie di migliaia di molluschi marini hanno formato gli strati di roccia dura bianca ; a causa del movimento delle placche terrestri , le rocce si sono sollevate e attraverso i fenomeni di erosione hanno raggiunto l’aspetto odierno, che non è stabile : la roccia infatti è soggetta a cedimenti, fratture e crolli , per cui non ci si può avvicinare al margine . Molti i naufragi fino a metà ottocento quando venne costruito il primo faro di legno poi di granito nella zona di Belle Tout , che all’inizio del 900 fu sostituito dal nuovo faro di Beachy Head , una torre di granito a righe bianche e rosse eretto nel mare a 165 metri dalla falesia : con l’alta marea viene completamente circondato dal mare (per la sua costruzione venne costruita una piccola diga ed una funivia che scendeva dalla scogliera) .

Le vicende del vecchio faro di Belle Tout, ancora visibile in fondo al promontorio , sono anche complicate : acquistato da privati, è stato anche utilizzato per vicende belliche ; ceduto alla municipalità, poi alla BBC per la realizzazione di vari film (tra i quali : Agente 007 : zona pericolo) , poi ancora da privati ; ha poi rischiato di cadere in mare per il franare della roccia ; pesante 850 tonnellate, è stato spostato attraverso un largo canale, su binari, e messo infine in sicurezza . Oggi è gestito da una organizzazione culturale.

A tardo pomeriggio ci trasferiamo a Brighton : impossibile trovare parcheggio a Rottingdean , pittoresco villaggio sulla costa , incastonato tra le falesie – qui non molto alte – e le colline, declamato dalla guida  (“edifici in sasso siliceo, oltre ad un notevole complesso di case Tudor a graticcio con elementi scolpiti in aggetto … Casa museo di Kipling che qui visse per qualche anno, di fronte ai Kipling Gardens protetti da muri di selce, dove potrete scorgere giocatori di cricket al termine di una partita ; a fine pomeriggio incantevole tramonto del sole sul mulino tra le rose “) . Noi rimaniamo ingabbiati nel traffico del centro storico, schiacciato tra dilaganti quartieri residenziali nuovi, che si portano con sé fiumi di traffico.   Non riusciamo quindi a gustare “ i migliori scones del paese nella sala da the con giardino fiorito”  e non riusciamo a trovare nessuna possibilità di sosta neppure per una foto . Vediamo – passando – i muri delle case : tutti pazientemente costruiti con piccoli e rotondi sassi di selce, oramai anneriti per l’inquinamento.A Brighton – dopo ripetuti giri in tondo sul lungomare –  parcheggiamo in strada tra il traffico e prenotiamo il ristorante per la cena : dopo qualche incertezza decidiamo di tornare all’ottimo vegetariano che avevamo già visitato qualche anno fa e ci riposiamo con una tazza di thè, biscotti e una merenda salata. La cena da Terre à Terre è memorabile : non riusciamo a capire cosa stiamo mangiando (se non leggendo il menù) ma sappiamo che è tutto delizioso . Un godimento per gli occhi e per il palato.  E questa sera siamo finalmente e solo felici : senza pensieri pesanti , senza ma e senza se , senza ieri e senza domani , senza riflessioni  e senza consigli .   Parliamo tanto e senza filtri e ci godiamo il momento finalmente liberi da ogni preoccupazione .  E continuiamo a parlare anche nella passeggiata che ci riporta al camper e che ci conduce in campeggio (Brighton Caravan and Motorhome Campsite) , dove – assistiti da due turisti che ci spostano i limitatori – ci parcheggiamo nell’area tranquilla dei late arrivals.

Mai buonanotte più dolce …

Brighton al tramonto
Il gran piatto dei dolci del vegetariano Terre a Terre

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