Vacanze in camper a Londra (e dintorni) in tempi di Brexit e Covid (dal 3 al 20 ottobre 2021)

Eccoci nel nostro ultimo viaggio invernale a Londra (2019) in era precovid.

Nel corso del mese di settembre dobbiamo affrontare alcuni problemi di fondo : psicologici e pratici, nell’avvicinarci al tanto desiderato e sognato viaggio nel Regno Unito.

Negli ultimi anni abbiamo usato molto poco il nostro camper Biagio 2.0 S-lego e abbiamo un po’ perso la incosciente spensieratezza dei viaggi degli anni ruggenti. Quindi tendiamo ad amplificare la dimensione del controllo e della pianificazione, che nella nostra filosofia del viaggiare in camper dovrebbero invece essere ridotte all’osso.   Le necessità organizzative sono anche favorite dalla finalità di questo viaggio : andare FINALMENTE  ad abbracciare nostra figlia Jessica : dopo 14 mesi di lontananza e provvidenziali chiamate Skype, siamo carichi di doni, desiderata, beni materiali, oltre che di pensieri ed emozioni.   

Quindi i preparativi diventano una macchina da guerra, il mood di fondo militare.

Primo capitolo del libro dei problemi : riparazioni del camper . Nonostante le ripetute e cadenzate sollecitazioni di Gabriele, le riparazioni del nostro camper non procedono, prima per la mancanza delle componenti danneggiate, che – come quasi tutto oramai – dovrebbero arrivare dalla Cina e in era COVID sono decisamente carenti.   Ma sembra essere anche carente l’energia dei riparatori, che tergiversano, rinviano, rattoppano in modo maldestro e svogliato con rapida riproposizione del medesimo problema …  Il risultato è che due giorni prima della partenza mancano ancora le luci di posizione : le strisce con i dieci led non arrivano da un anno e quando arrivano sono troppo complicate da montare in un tempo tanto esiguo … e alla fine si sostituisce solo una piccola lampadina di rappresentanza. Il tergicristallo viene riparato all’ultimo momento : in modo tanto solido che funziona solo una volta : quando Gabriele va a ritirare il camper – solo due giorni prima della partenza – si rende subito conto che non funziona ancora … E andare nella piovosa Inghilterra senza tergicristalli risulta impossibile : è una di quelle stupide cose in grado di bloccarti e farti saltare tutto il viaggio , legato alle agognate, preziose (e non modificabili) ferie di Jessica.  Nel corso della revisione finale il nostro meccanico di fiducia riuscirà a risolvere il problema nel giro di due ore . Gabriele è molto molto agitato e non subirà passivamente il torto : pensiamo a proteste e rappresaglie…

Secondo capitolo del libro dei problemi : la Brexit e l’uscita del Regno Unito dall’Europa potrebbero determinare alcuni problemi : controlli alla frontiera – non solo sulla importazione di clandestini come in passato – ma anche di beni . Leggiamo i fiumi di documenti del governo britannico disponibili on line , che oscillano tra chiarezza e totale prolissa incomprensibilità : partono con dichiarazioni rassicuranti , ma si complicano velocemente.  Alla frontiera inglese del dopo Brexit non sembrano esserci limiti per l’importazione di  beni per uso personale (non commerciale)  o da regalare a famigliari ed amici (perfetto!), purchè  (mannaggia) non superino i 2 kg per tipo (speriamo a persona, visti i quantitativi da noi trasportati : ma lo stracchino in quanto formaggio sarà considerato nella stessa categoria del parmigiano?), e il valore complessivo di 390 sterline (speriamo a persona).   Peccato non portare le ostriche (per i molluschi il limite sale incomprensibilmente a 20 kg. , che però da sole supererebbero il limite di 390 sterline).   In caso di controlli, in frontiera accetteranno il trasporto di quantitativi consistenti di prodotti bizzarri quali : mele essiccate,  polvere di zucca castagna piemontese essiccata  ottima per la preparazione di risotti , sale dolce di Cervia aromatizzato al rosmarino.salvia.pepe.aglio.scorza di limone biologico ?          E capiranno la radicale differenza di uso culinario tra pesto di basilico e pesto di prezzemolo e aglio, e la impossibilità di considerarli grossolanamente nella stessa categoria, in quanto triti verdi  …   

Inoltre i telegiornali danno inquietanti notizie sulla mancanza di beni di prima necessità e di  carburante, determinata dal fatto che mancano trasportatori disponibili a compilare i fiumi di documenti richiesti per il passaggio in Regno Unito (ma pensa) ; con conseguente assalto ai distributori,  file chilometriche ed esaurimento delle già esigue riserve.   Iniziano a comparire scaffali vuoti nei supermercati e si teme un Natale dietetico per la mancanza di beni di prima necessità.          I lungimiranti governanti però stanno già prendendo in considerazione brillanti soluzioni logistiche: metteranno in campo l’esercito (URCA) , che finalmente abbandonerà i cannoni e correrà per tutta Europa  a cercare carburante o inizierà a produrre salsicce, coltiverà orti, sfornerà torte….                   Non fate la guerra fate da mangiare !

Abbiamo quindi le materie prime italiane per la preparazione dei piatti principali richiesti dalla Jessica (non sia mai che ci troviamo sprovvisti ed impreparati)  : pizza, vitello tonnato, crespelle ai funghi, lasagnette e polpette di melanzane, pasta al pesto, tagliatelle al ragù, affettati e formaggi misti, torte e fluffy pancake , risotti ai funghi o alla zucca castagna e fiori di zucca , aglio/olio/peperoncino, polpette ….

Tutto ciò aggiunto al pacco – o meglio ai pacchi – alimentare/i per le scorte di Jessica : pacco pasta/riso, pacco biscotti, pacco marmellate, pacco  barattoli (passata di pomodoro, sottoli, olio, aceto balsamico), pacco affettati e freezer… valigia regali e richieste ….. regali per amici Jessica (sale profumato a profusione: verremo probabilmente arrestati come spacciatori di sale aromatizzato, nascosto nella stiva sotto il pavimento ; altra ipotesi più probabile : verremo multati, con sequestro dei suddetti beni e prelibatezze, che andranno a colorire le tavole natalizie dei perfidi ed affamati doganieri inglesi ).

Questa situazione determina una ferrea organizzazione militare – completa di disegnini e schemi scritti – dei piccoli spazi in freezer-frigorifero-dispensa-stiva . Il freezer è il grande problema : è troppo piccolo e arriviamo a pensare di comperarne uno aggiuntivo, ma la mancanza di spazio dove posizionarlo oltre che di alimentazione elettrica continua ci fa desistere ;  ripieghiamo invece sull’acquisto di un fornetto (che si rivelerà azzeccatissimo) che possiamo tenere in stiva e “sfoderare alla bisogna”.

Terzo capitolo del libro dei problemi : difficoltà nel capire le procedure di viaggio in epoca COVID (attraversiamo tre paesi differenti) e nel preparare tutti i documenti necessari , con indicazioni che possono variare anche molto velocemente in relazione all’andamento dell’epidemia e che  quindi è inutile guardare con troppo anticipo .  In sintesi : dovremo capire tutto e molto velocemente, poco prima che ci serva.      Così semplice per due sveltoni come noi,  come imparare a nuotare quando ti tuffi in acqua : io infatti – per dare l’idea – ho imparato a trent’anni.   Tutti – senza alcuna nozione di certezza – sembrano intuire che “non ci sono problemi : basta seguire le indicazioni” . Grazie.

In realtà, semplificando al massimo  : ogni paese ha classificato gli altri in tre liste (verde – arancione o ambra – rossa) in base alla stima del rischio legato alla epidemia , e richiede prassi specifiche per l’ingresso .    Quindi risulta necessario leggere le indicazioni – sempre prolisse – di ciascuno dei tre paesi per i passaggi di frontiera ( Italia-Svizzera ; Svizzera-Francia ; Francia-Regno Unito ) , e viceversa per il ritorno : un passatempo del tipo “trova le differenze”.  Il viaggio è favorito dal nostro Green Pass , che semplifica ogni passaggio all’interno dell’area europea .   Quella più complicata è la procedura  richiesta dai nostri simpatici amici inglesi post-brexit, che si vogliono distinguere da noi continental-disorganizzati europei .  Quindi – in sintesi – dovremo :

  • Compilare il Passenger Locator Form del sito UK Visas and Immigration , nelle 48 ore precedenti l’ingresso in Regno Unito : viene richiesto oltre al passaporto valido ( dal 1 ottobre non è  più accettata la carta d identità ), anche il numero di prenotazione del test antigenico o molecolare da effettuare entro il giorno 2 della permanenza sul suolo inglese, presso un centro autorizzato dal governo (elenco disponibile on line)  . 
  • Prenotare ed eseguire il “ Day2 test “ : noi abbiamo scelto il laboratorio CT24 Solution Ltd .  Ciò che ci risulta difficile capire è la modalità di esecuzione del test, che può essere assistita ma anche autonoma (a differenza dell’Italia) : prenoti il test ; ti viene inviato un kit completo al domicilio (ovviamente se possiedi un domicilio da indicare ; nel nostro caso abbiamo utilizzato quello della Jessica).   Effettui il test (tampone faringeo+nasale) in autonomia e lo spedisci al laboratorio con la posta prioritaria ( per la quale hai già a disposizione tutto l’occorrente nel kit ) ; in Inghilterra è rappresentata da semplici cassette della posta disponibili in ogni dove, che vengono regolarmente svuotate due volte al giorno (elenco e dislocazione disponibili on line) ; imbuchi nella anonima cassettina rossa il tuo pacchetto contenente il tamponcino, perfettamente confezionato , etichettato , con codici a barre indicanti ogni passaggio, con indirizzo e preaffrancato etc.etc. ; entro due giorni ricevi il risultato sulla tua mail. Fine. Attenzione unicamente alla fase di prenotazione online in quanto – dopo la registrazione – ogni passaggio che fai non è modificabile (per il laboratorio comunque – a pagamento avvenuto – è possibile un solo tentativo, in quanto associa la tua mail al tuo nome e non è possibile riutilizzarla in caso di errore).   Ovviamente il test è a pagamento e per noi stranieri, in relazione ai tempi richiesti per l’esecuzione, costa 68 sterline cadauno.   A me – sospettosa diffidente –  rimane l’annosa domanda: ma se io non mi sono vaccinato (ad esempio sono un no-vax convinto desideroso di fregare tutti, o più probabilmente portatore del virus in quanto non vaccinato , quindi maggiormente in grado di infettare un po’ in giro) e faccio fare il tampone a qualcuno di vaccinato e sano e lo spedisco, chi se ne accorge?  Ma in questa perfetta e tracciata procedura questo sembra essere un dettaglio del tutto  trascurabile : anche se io – sospettosa diffidente – penso che il popolo no-vax sia costituito da soggetti che hanno perso il bene della ragione e sono in preda ad istinti primordiali, egoistici ed anche un po’ antisociali dettati fondamentalmente dalla paura .  E ciò non depone a favore della veridicità del test autogestito.  Mi sembra una vistosa e pericolosa falla in una procedura peraltro molto  comoda e organizzatissima.
  • Dotarci di una assicurazione sanitaria : nel nostro caso  Europ Assistance, che copre anche i ricoveri per COVID e il prolungamento della permanenza per eventuale quarantena  (al costo di 112 euro cadauno) . In fase di firma online del contratto (sul quale era correttamente riportato il nome di Gabriele Mattarelli), sul modulo informatico compariva invece una misteriosa Elisabetta Mattarelli. E guarda caso l’unica clausola citata per esteso nel contratto cartaceo era quella relativa alla sostituzione di identità che faceva decadere la polizza ; per cui abbiamo perso due orette in contatto con il call center , dal tono di voce perplesso, che non aveva risposte : alla fine abbiamo firmato e rinviato il contratto cartaceo con i dati corretti.  Abbiamo però anche mandato una mail alla assicurazione segnalando il problema .
  • Entro 24 ore prima dell’imbarco sul traghetto DFDS, abbiamo effettuato il check-in online , come ricordato dai fiumi di mail di tale Laura di Direct Ferries (che si sommano ai fiumi di lettere del Gov-UK e di My clinic Europe Assistance) , facendo attenzione ad indicare esattamente il numero di passaporto e il numero di registrazione del Passenger Locator Form .
  • Quindi il semplice percorso complessivo da seguire sarebbe: prima prenotare il day2 test annotando il numero di prenotazione , che serve per compilare il Passenger Locator Form annotando il numero di registrazione , che serve per effettuare il check- in del traghetto (che al mercato mio padre comprò ).    

In tutto ciò non abbiamo prenotato il campeggio a Londra : ma – abbiamo pensato – chi vuoi che ci sia in campeggio a Londra in ottobre, in tempi di Brexit e di COVID ? … solo noi, accolti con fanfara, fuochi d’artificio  e tappeto rosso !!!    La risposta invece è molto  semplice e lineare : in campeggio a Londra in tempo di Brexit e di COVID ci sono i londinesi, che apprezzano il clima autunnale e piovigginoso  proprio per godere appieno dell’aria aperta ….. Poche cose al mondo sono più romantiche del five afternoon tea, fumante e circondato da fragranti biscotti e tramezzini, consumato al freddo e nella bruma umida  sotto una veranda di plastica.

Bene : queste le premesse.   Domenica 3 ottobre 2021  alle ore 12 partiamo. Pranziamo in camper con Mc Donald di Mendrisio e riprendiamo a macinare i chilometri, che all’andata sembrano molto più lunghi … Al San Gottardo facciamo due ore di fila per imboccare la galleria che attraversiamo in fila diligente . Attraversiamo la Svizzera (Lucerna, Basilea) : i profili dei palazzi che circondano l’autostrada cominciano ad essere famigliari.

Oramai a sera approdiamo al Camping de l’Ill a Colmar, molto accogliente : verdeggiante e allungato lungo il fiume , a tre km dal centro …. Colmar è una cittadina medioevale con case a graticcio veramente incantevole : nei nostri viaggi a Londra è sempre la prima tappa di trasferimento .

In questo viaggio non ci può interessare , perche’  dedichiamo tutta la sera alla prenotazione dei tamponi/compilazione del PLF/checkin del traghetto … E nel check-in però c’è stato il vero colpo di scena della giornata, che ci ha ammutoliti : nella procedura online è improvvisamente e incredibilmente ricomparsa la nostra fantomatica amica Elisabetta Mattarelli, che abbiamo prontamente eliminato, con una certa crudele insensibilità.

Tutte le procedure online indicate sono state eseguite in terra straniera e fin qui nulla di male ; con connessioni internet labili, ripetutamente saltate nonostante la disponibilità del computer e la permanenza in campeggi con rete Wifi attiva, ripetizione ansiosa di documenti ripetitivi …

Sarà stata la remota vendetta di Elisabetta Mattarelli dal cyberspazio ? 

Alla fine riusciamo a salvare tutti i documenti sul telefono . Forse … speriamo… comunque ce ne andiamo a letto all’una di notte sfiniti.  Per fortuna : perché il 4 ottobre la linea non la troveremo proprio per nulla ; si verifica il più lungo blackout della storia di facebook e whatsapp (dalle 17.40 del 4 ottobre completo per 7 ore e poi gradualmente risolto nel corso del mattino del giorno dopo) : giornata nera per Mark Zuckemberg , che sembra essergli costata 6 miliardi di dollari per il crollo delle azioni (-5%). 

Colmar (dal nostro viaggio del 2014)
Colmar è la patria di Frèderic Auguste Bartholdi, scultore e patriota , che nel 1886 – insieme a Gustave Eiffel – progettò e costruì la Statua della Libertà donata dalla Francia agli Stati Uniti ; realizzò anche il moonumentale Leone di Belfort e molte altre opere in Francia e negli Stati Uniti .

Nella assenza di linee internet che non ci tocca minimamente, pranziamo in camper in un autogrill in mezzo alla Francia : dopo il manto di nuvole che ci ha accompagnato sin dalla partenza, iniziano a farsi vedere sprazzi di sole, accompagnati da un magnifico arcobaleno che si staglia di fronte a noi, rappresentando benissimo nei suoi colori brillanti il nostro stato d’animo . Cominciamo ad entrare in risonanza con la musica del viaggio, che non sentivamo da tanto tanto tempo …  

I parchi eolici dell’alta Francia e qualche amico camperista d’oltremanica ci annunciano che siamo oramai vicini a Calais.

Approdiamo a Calais alla sera e decidiamo di pernottare tranquillamente al Camping du Fort Lapin : in una fantastica piazzola adiacente alla Grande Duna che ci separa dalla immensa Spiaggia affacciata sul Canale della Manica …. Bellissima passeggiata in spiaggia con la Nina che corre felice e si gode la brezza del mare e i favolosi riflessi del tramonto nei solchi ricamati dalle onde della marea sulla sabbia.  Visitiamo Fort Lapin , imponente costruzione in cemento annerita dalla pioggia e risalente alla seconda guerra mondiale , che il vento non riesce a distruggere, ma sposta verso il mare facendola scivolare lentamente nella sabbia.   Cena in camper con l’animo riscaldato dal falò acceso dai nostri vicini e dall’imminente abbraccio a Jessica. 

Eccoci qui …. Carla e Gabriele ….
Nina felice

Martedì 5 ottobre è il Giorno X, in cui si concentrano tutte le nostre ansie su documenti, merci…

Iniziamo la giornata dirigendoci e perdendoci nel porto di Calais. E’ sempre impressionante la doppia ed alta rete sormontata da rotoli di filo spinato che impediscono l’accesso alle aree di imbarco : dopo lo sgombero della enorme baraccopoli di migranti sorta sulla duna ad est di Calais, si sono moltiplicati i sistemi di controllo dei passaggi illegali . Seguiamo le indicazioni di un sorvegliante burlone e non riusciamo più ad uscire dagli enormi slarghi e dai corridoi per i camion, completamente deserti : un frontaliere con cane ispettore ci caccia malamente .   Dopo vari giri inconcludenti riusciamo arrivare alla nostra dogana (un solo corridoio attivo, sui 10-12 presenti, tutti completamente vuoti e chiusi ). Breve coda di 4 autovetture e iniziamo a snocciolare tutti i nostri documenti che vengono analizzati con estrema cura da doganiere sorridente che ci chiede informazioni generiche sul nostro viaggio e soprattutto sulla data prevista per il ritorno ; controllo dei nostri passaporti e del microchip della Nina , che ottiene anche un biscottino per cani. Nessun controllo invece sull’interno del camper . Siamo in regola e ci fanno passare, con imbarco immediato. Il traghetto è semivuoto e fa un po’ impressione ascoltare le istruzioni di salvataggio in caso di pericolo/affondamento : avremo scialuppe molto spaziose e comode .    Il mare forza 45-50 si farà sentire : onde bianche increspano la superficie e di infrangono fragorosamente sulla poppa della nave , con rumori e schianti metallici poco rassicuranti.

The White Cliffs , Dover.

Sin dalla partenza – nonostante il clima piovigginoso –  vediamo delinearsi all’orizzonte la striscia bianca delle scogliere di Dover .   Le scogliere bianche – che oramai sono un luogo dell’anima , che ci accoglie o ci saluta nei momenti in cui la nostra anima è piena di emozioni – precipitano in mare lungo tutta la costa sud est dell’isola britannica : da Botany bay a Ramsgate, a Dover, alle Seven sisters di Hastings-Eastbourne. Approdiamo scaldati da un bel sole e dal cielo azzurro e iniziamo a correre verso Londra , dove ci assegnano “l’ultimo posto disponibile in campeggio “, che Reef tenta di prenotare telefonicamente, ricevendo un rifiuto congiuntamente alla garanzia che ci troveranno comunque un posto all’arrivo (???)  : questo “ultimo posto” ci accompagnerà in tutti i campeggi britannici, alcuni effettivamente popolati, altri semideserti …  Accoglienza english style : formale,  gentilissima e distaccata, con sorrisetto interrogativo , non richieste repliche, qualsiasi sia il contenuto comunicato.  Facciamo una nuova tessera del Caravan and Motorhome Club .    Ci riprendiamo , velocemente, e appena Jessica ci dice che ha finito il lavoro, imbarchiamo su un UBER X tutti i doni alimentari e non (1 valigia + 3 scatoloni) oltre che il necessario per la preparazione della cena, e finalmente bruciamo i 16 km che ci separano ancora da Rosebery Avenue ….  

Jessica ci saluta dalla finestra e ci corre incontro : baci e un abbraccio che vorremmo non finisse mai ….  

Prepariamo la cena per la famiglia : tagliatelle al ragù, affettati e formaggi italiani .  Facciamo programmi per i giorni prossimi : domani giornata piena e poi vacanze con la nostra Jessichina per 7 interi giorni . Il tesoro tanto desiderato adesso sta per disvelarsi …. Alla fine siamo tutti pieni e sfiniti : c’è chi si addormenta sulla seggiola, chi sul divano  . Riprendiamo un UBER per rientrare in campeggio e iniziamo ad entrare nel mood londinese del “tutto di corsa”.

Dormiamo felici : incantati ed emozionati alla soglia della felicità , che ci ha già fatto dimenticare tutti i crucci e ripensamenti …. 

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